Sui giovani solo vuote promesse

Anticipiamo il "Primopiano" del n. 3 di Famiglia Cristiana, in edicola dal 12 gennaio. Oggi è soltanto la politica degli annunci e dei rimandi. Un Palazzo lontano dai cittadini.

11/01/2011
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Finalmente, qualcuno li ha incontrati. Disponibile ad ascoltarli e a coglierne le ragioni. Cosa sempre più rara di questi tempi. Sì, perché ormai tutto è deciso dall’alto. Nessuna consultazione con chi ha esperienza e competenza. Per soluzioni condivise e praticabili. O con chi, semplicemente, è parte in causa. Perché è in gioco la propria vita. Oggi conta di più affermare i princìpi, magari con la forza, piuttosto che trovare vere soluzioni ai problemi. Qualunque sia il tema. È la politica degli annunci e dei rimandi.

E c’è di peggio. Importanti provvedimenti, come testamento biologico e fine vita, si fanno solo per scompaginare le file avverse. Per mettere in difficoltà, evidenziare contraddizioni e divisioni. Stesso discorso per il “quoziente familiare”. O meglio, il “Fattore famiglia”. Non più necessità vitale e inderogabile per le famiglie, soprattutto con figli. Ma merce di scambio per riagganciare forze politiche. Per qualche voto in più. Per galleggiare, comunque.

C’è voluto un anziano e saggio presidente, come Napolitano, per far capire che i giovani sono il nostro futuro, il futuro del Paese. Su cui investire. Con fiducia e nel dialogo. Non isolando e blindando il Palazzo, ma lasciandoli “esprimere”. Pacificamente, come essi stessi vogliono. Difendono un loro diritto. Una speranza per l’avvenire. Quella che gli abbiamo “rubato”, rendendoli precari a vita. Nel Paese la disoccupazione è all’8,7 per cento. Ma per i giovani cresce in modo esponenziale. Nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni il 29,2 per cento è disoccupato: quasi uno su tre. Peggio al Sud. I migliori, poi, fuggono all’estero. E ora si spera di farli tornare con facilitazioni di piccolo cabotaggio. “Lacrime di coccodrillo”, dopo averli “massacrati”.

L’Italia non è Paese per giovani. Non li ama. Non valorizza freschezza, vitalità ed entusiasmo. Da noi, invecchiano prima del tempo. Di delusione e amarezza, dopo anni di studi e sacrifici. Per la prima volta, i figli non miglioreranno le proprie condizioni di vita rispetto ai genitori. Come è stato per tutti noi. I giovani sono alla perenne ricerca del posto. Facile solo per chi appartiene alla “famiglia”, con assunzioni in blocco e chiamata diretta. Pur in assenza di qualità. Vedi Roma e Venezia, in perfetto stile bipartisan.

Se il Palazzo è lontano dai cittadini, lo è ancor di più dai giovani. In modo allarmante. Cresce un malessere diffuso. E nessuno che se ne preoccupi. Anzi, li si illude con facili scorciatoie. O con ottimismo a basso costo, per nascondere dure realtà. Come la disoccupazione. È giusto pensare in positivo, purché ognuno si assuma le proprie responsabilità. Nella solidarietà tra le generazioni. Tra padri e figli. «Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa », ha ammonito Napolitano, «la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti ». La stessa democrazia è in scacco.

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Postato da Antonio Salzano il 15/01/2011 18.52

Condivido in toto lo splendido articolo, mi permetto, solo, aggiungere che la Chiesa attraverso le sue massime espressioni non può e non deve assumere posizioni apparentemente neutrali ma sostanzialmente conniventi con i responsabili di questa situazione, dando segnali negativi al mondo giovanile.

Postato da Franco Salis il 12/01/2011 11.33

"Leggo...E c’è di peggio. Importanti provvedimenti, come testamento biologico e fine vita, si fanno solo per scompaginare le file avverse. Per mettere in difficoltà, evidenziare contraddizioni e divisioni. Stesso discorso per il “quoziente familiare”. O meglio, il “Fattore famiglia”. Non più necessità vitale e inderogabile per le famiglie, soprattutto con figli. Ma merce di scambio per riagganciare forze politiche. Per qualche voto in più. Per galleggiare, comunque....". Ma si rendono conto sia l'estensore che i lettori che questa frase unita alle altre pesa come un "giustissimo"macigno? Però, c'è sempre un però, io sono quasi schizofrenico, un po' sono buono e un po' sono cattivo. Ora sto per scrivere una cosa cattiva: ma siamo sicuri che alla gerarchia ecclesiastica questa situazione non faccia comodo e non si preoccupa più di tanto, può tornare indietro e serrare le fila? Il dubbio sorge quando si evidenzia con entusiasmo che 200 parlamentari hanno firmato un o.d.g. etc..., ma chi sono questi 200 parlamentari? Ciò che hanno firmato è in sintonia con tutto il resto? C'è però un aspetto positivo, Famiglia Cristiana continuando così, se continua così, costringe i parlamentari ad uscire allo scoperto: è un primo passo verso la ricostruzione dell'Italia e degli italiani. Buona giornata.

Postato da Chiara Borsato il 11/01/2011 23.49

Ai nostri figli che passano i giorni e le notti sui libri per prepararsi ,ma sopratutto per avere un bagaglio di conoscenze che li aiuteranno a capire meglio le cose che succedono nel mondo,non sappiamo più cosa dire per incoraggiarli a continuare, quando i nostri politici incoraggiano quelli che vanno per televisione a fare cretinate. Di giovani seri e bravi ce ne sono tanti, ma stanno perdendo l'entusiasmo e la voglia di futuro.Se non verranno aiutati con provvedimenti seri sarà una catastrofe. Se ne andranno dove qualcuno li apprezzerà.

Postato da adolfooserinelli il 11/01/2011 18.36

I giovani sono il nostro futuro ed oggi costituiscono la parte più esposta della società

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