11/01/2011
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Finalmente, qualcuno li ha incontrati. Disponibile
ad ascoltarli e a coglierne le ragioni.
Cosa sempre più rara di questi
tempi. Sì, perché ormai tutto è deciso dall’alto.
Nessuna consultazione con chi ha esperienza
e competenza. Per soluzioni condivise e
praticabili. O con chi, semplicemente, è parte
in causa. Perché è in gioco la propria vita. Oggi
conta di più affermare i princìpi, magari
con la forza, piuttosto che trovare vere soluzioni
ai problemi. Qualunque sia il tema. È
la politica degli annunci e dei rimandi.
E c’è di peggio. Importanti provvedimenti,
come testamento biologico e fine vita, si
fanno solo per scompaginare le file avverse.
Per mettere in difficoltà, evidenziare contraddizioni
e divisioni. Stesso discorso per il
“quoziente familiare”. O meglio, il “Fattore
famiglia”. Non più necessità vitale e inderogabile
per le famiglie, soprattutto con figli.
Ma merce di scambio per riagganciare forze
politiche. Per qualche voto in più. Per galleggiare,
comunque.
C’è voluto un anziano e saggio presidente,
come Napolitano, per far capire che i giovani
sono il nostro futuro, il futuro del Paese. Su
cui investire. Con fiducia e nel dialogo. Non
isolando e blindando il Palazzo, ma lasciandoli
“esprimere”. Pacificamente, come essi
stessi vogliono. Difendono un loro diritto.
Una speranza per l’avvenire. Quella che gli
abbiamo “rubato”, rendendoli precari a vita.
Nel Paese la disoccupazione è all’8,7 per cento.
Ma per i giovani cresce in modo esponenziale.
Nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni il
29,2 per cento è disoccupato: quasi uno su
tre. Peggio al Sud. I migliori, poi, fuggono all’estero.
E ora si spera di farli tornare con facilitazioni
di piccolo cabotaggio. “Lacrime di
coccodrillo”, dopo averli “massacrati”.
L’Italia non è Paese per giovani. Non li
ama. Non valorizza freschezza, vitalità ed entusiasmo.
Da noi, invecchiano prima del tempo.
Di delusione e amarezza, dopo anni di
studi e sacrifici. Per la prima volta, i figli
non miglioreranno le proprie condizioni di
vita rispetto ai genitori. Come è stato per tutti
noi. I giovani sono alla perenne ricerca del
posto. Facile solo per chi appartiene alla “famiglia”,
con assunzioni in blocco e chiamata
diretta. Pur in assenza di qualità. Vedi Roma
e Venezia, in perfetto stile bipartisan.
Se il Palazzo è lontano dai cittadini, lo è
ancor di più dai giovani. In modo allarmante.
Cresce un malessere diffuso. E nessuno
che se ne preoccupi. Anzi, li si illude con facili
scorciatoie. O con ottimismo a basso costo,
per nascondere dure realtà. Come la disoccupazione.
È giusto pensare in positivo, purché
ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Nella solidarietà tra le generazioni. Tra padri
e figli. «Se non apriamo a questi ragazzi nuove
possibilità di occupazione e di vita dignitosa
», ha ammonito Napolitano, «la partita del
futuro è persa non solo per loro, ma per tutti
». La stessa democrazia è in scacco.