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venerdì 18 ottobre 2019
 
 

AAA, nuova Cooperazione cercasi

01/10/2012  Gianfranco Cattai, presidente dell'Associazione delle Ong italiane e della Focsiv, spiega le ragioni delle grandi attese. Cronaca ragionata della prima giornata dei lavori.

«Ci aspettiamo sia soprattutto il lancio di una battaglia culturale. Di fronte a un’Italia sempre più introversa e piegata su se stessa, mettere al centro il dibattito sulla cooperazione internazionale allo sviluppo è un aprirsi al mondo».

     Le parole sono di Gianfranco Cattai, presidente dell’Associazione delle Ong Italiane (Aoi) e della Focsiv, la Federazione degli organismi umanitari di matrice cristiana. Cattai non nasconde di avere grandi attese dalla due-giorni di Milano, che si è aperta questa mattina. Non tanto e non solo per i risultati immediati che il Forum potrà portare nell’immediato, quanto per la prima tappa che lo stesso evento sembra rappresentare, in vista di un cambio di rotta che rimetta al centro il tema dell’aiuto pubblico allo sviluppo, tanto a lungo negletto e dimenticato dai governi che si sono succeduti nel nostro Paese, almeno negli ultimi 20 anni.

– Cattai, è pensabile che la Cooperazione Italiana, dopo il quasi azzeramento delle risorse, torni a sostenere in modo adeguato le Ong e il mondo del volontariato internazionale?

     «La questione non è tanto sui fondi, che comunque in tempo di cupa crisi sarebbero esigui, ma di una riflessione complessiva sulle scelte del nostro Paese, sulla capacità di coerenza complessiva del “Sistema Italia”. Specie per quanto riguarda il lato Nord e Sud del Mediterraneo. Si fa buona cooperazione prima con le idee, poi anche con le risorse. In prospettiva speriamo che anche i soldi arrivino, e che siano abbondanti, ma per ora è prioritario ripensare tutto il sistema, da troppi anni inceppato.

Gianfranco Cattai.
Gianfranco Cattai.

– E quali sono i punti chiave di un nuovo sistema di cooperazione, secondo l’Associazione delle Ong e Focsiv?

    
«Sono diversi, ovviamente. Partiamo dalla collaborazione fra profit e non profit. Il mondo delle imprese e delle società non è la panacea dei mali. Ma occorre avviare finalmente sinergie sane e positive. Questo è fondamentale».

– Il varo della nuova legge tanto attesa è fra queste priorità?

    
«Ovviamente sì, la legge attuale è di 25 anni fa, nel frattempo è cambiato il mondo. Tuttavia, è difficile esprimere una valutazione sul testo che andranno a discutere al Senato, perché ancora non lo si conosce. È stata annunciata una sintesi tra le diverse proposte presentate, ma questa sintesi terrà conto anche di quanto emergerà dal Forum. In ogni caso, non vogliamo una qualsiasi legge purché nuova, vogliamo una legge migliorativa».

– Si parla di Fondo Unico e di Agenzia di gestione. Qual è la vostra posizione?


     «Siamo tutti d’accordo su queste cose. Il Fondo Unico è fondamentale per avere interventi coerenti e coordinati. Oggi diversi ministeri dedicano fondi alla cooperazione, ma uno non sa cosa fa l’altro. Il Fondo Unico permetterebbe innanzitutto di sapere, e poi di armonizzare e coordinare. Tutti i finanziamenti governativi – comprese le missioni di pace internazionali – dovrebbero entrare in quello stesso contenitore. Riguardo all’afflusso delle risorse private in quello stesso fondo, ci sono posizioni diverse anche tra le Ong. Quanto alla creazione di un’Agenzia di gestione, chiediamo che sia un organismo tecnico, di supporto e non di ostacolo al ministero degli Esteri e alle Ambasciate, ma che sia in grado di snellire e rendere efficaci e trasparenti le procedure di gestione».

Luciano Scalettari

Questa mattina al Piccolo teatro di Milano ha aperto i battenti l’attesissimo Forum della cooperazione internazionale fortemente voluto dal ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi. Gli autorevolissimi interventi succedutisi nella sessione di apertura hanno fornito nuova linfa alle aspettative e alle speranze degli oltre 1.600 partecipanti all’evento. La convergenza tra gli intenti del ministro Riccardi e le richieste da troppo tempo reiterate da tutti gli operatori impegnati a vario titolo e con distinti ruoli nella gestione dell’aiuto pubblico allo sviluppo ha avuto conferma già dalle prime ore di lavoro: la cooperazione internazionale italiana deve essere rinnovata, per qualcuno rifondata.

E il grande merito del Forum, oltre quello già commentato ieri su questo sito di aver riportato al centro del dibattito nazionale i temi e i molti problemi della cooperazione, è stato quello di costituire una rara quanto necessaria occasione di confronto tra le tante idee e proposte, spesso divergenti e a tratti contrapposte, avanzate in materia. Posizioni, interessi, prospettive e finalità che negli oltre 15 anni nel corso dei quali si è tentato di riformare la legge 49/87, quella cioè in vigore per la cooperazione allo sviluppo, hanno impedito di trovare un accordo definitivo e foriero di quel necessario cambiamento di una politica legiferata 25 anni orsono, quando gli assetti internazionali, le relazioni con i cosiddetti Paesi in Via di Sviluppo e il loro posizionamento sullo scacchiere globale erano quelli di un’altra epoca. Se la due giorni milanese riuscirà a sperare questo scoglio e porre una pietra angolare per un nuovo assetto politico-istituzionale degli Aiuti italiani lo si giudicherà a partire da mercoledì, dopo la chiusura dei lavori.

Il premier Mario Monti e il ministro Andrea Riccardi al Forum della Cooperazione. Foto Ansa.
Il premier Mario Monti e il ministro Andrea Riccardi al Forum della Cooperazione. Foto Ansa.

Di certo, aver messo allo stesso tavolo i vari attori e aver fornito un’occasione di ascolto delle istanze di chi la cooperazione la vive ogni giorno in prima persona è un indubbio risultato conseguito dal Forum. Penso che sia stato al quanto utile al Primo ministro Monti ascoltare per una intera mattinata interventi come quelli di Rossella Urru, la cooperante italiana per nove mesi nelle mani di sequestratori in Africa, che ha declinato, con lucidità e non poca emozione, le motivazioni profonde di “una scelta di vita” condivisa dalle migliaia di volontari e cooperanti italiani che operano al fianco delle popolazioni dei Sud del mondo; penso che sia stato importante per i rappresentanti di società e imprese italiane presenti al Forum sentire la voce vibrante di Marguerite Barankitse, la “mamma di 10.00 figli” che in Burundi ha sottratto a morte certa quei bambini innocenti che hanno visto massacrare i loro genitori dalla furia dell’esercito burundese o delle milizie ribelli della fratricida guerra civile degli anni ’90; e penso che sia stato necessario ai molti operatori i solidarietà avere conferma degli interessi e degli intenti di chi ancora interpreta la cooperazione internazionale come un grimaldello per internazionalizzare le imprese nazionali e per garantire la crescita economica al nostro paese come sottolineato dal A.D. di Enel Scaroni e, per certi versi, ripreso anche dal capo del nostro Governo.

Le sessioni tematiche pomeridiane sono chiamate a dare elementi di sintesi al ministro Riccardi per la formulazione di quel “documento politico” che presenterà domani a chiusura del Forum per tracciare prospettive e orientamenti futuri. Un compito non invidiabile, ma che ci attendiamo svolto all’altezza del ruolo e della statura di un personaggio con il quale abbiamo negli anni condiviso battaglie e percorsi per la difesa dei diritti e il soddisfacimento dei bisogni dei troppi poveri che ancora scandalosamente abitano il nostro pianeta. Noi lo ascolteremo con grande trepidazione. La speranza è che lo faccia anche chi può e dovrà decidere del futuro della cooperazione internazionale dell’Italia per tradurle in scelte concrete e azioni efficaci per dare dignità alla vita di ogni persona.

Sergio Marelli, presidente
  Comitato  italiano sovranità alimentare

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