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Mano nella mano per superare le contestazioni

01/10/2016  In mattinata il catholicos non aveva potuto mandare la delegazione ufficiale alla messa del papa, così come previsto dal programma per le tensioni all'interno della sua Chiesa. Ma accogliendo papa Francesco nella cattedrale patriarcale, il centro della spiritualità per gli ortodossi georgiani, Ilia II ha confermato a Francesco la volontà di camminare insieme verso l'unità

Non rinuncia all'abbraccio il patriarca Ilia II, catholicos della Georgia. Dopo che le tensioni interne alla Chiesa ortodossa georgiana gli hanno consigliato di non mandare in via ufficiale la prevista delegazione alla messa celebrata in mattinata dal Papa, il primate della Chiesa apostolica autocefala ha atteso Francesco nella cattedrale patriarcale di Mtskheta per ribadire il suo benvenuto e la sua benedizione all'amato fratello in Cristo. I due si sono abbracciati e parlati a lungo prima di entrare, mano nella mano nel luogo più sacro per gli ortodossi della Georgia, il centro spirituale della loro Chiesa. Un passo in avanti nel difficilissimo cammino verso l'unità in uno dei Paesi meno ecumenici del mondo. Un passo non scontato per chi ricorda la freddezza - se non il gelo - che aveva caratterizzato il viaggio in Georgia del 1999 di Giovanni Paolo II. E sebbene la delegazione ufficiale è stata alla fine scoraggiata dal partecipare alla messa, fedeli ortodossi erano presenti allo stadio e componevano buona parte del coro, una novità per incontri del genere. «L’unità si trova nella vera fede e soltanto la vera fede educa l’umanità», dice il patriarca ribadendo «ancora una volta la mia profondissima stima e l’amore fraterno nei suoi confronti, santità».

E Francesco, dopo che negli incontri del pomeriggio aveva sostenuto che «il grosso peccato contro l’ecumenismo è il proselitismo» e che «mai si deve fare proselitismo con gli ortodossi», ma camminare insieme sulle strade della carità e dell’accoglienza, parlando con il Patriarca, il Papa ha voluto sottolineare la «gioia di incontrarci e di scambiare il bacio santo».

È tutto un discorso sulla fraternità quello di Francesco. Che non si sofferma sulle contestazioni di questi giorni, ma sul calore dell’accoglienza ricevuta e sulla toccante testimonianza di fede dei georgiani. Prima di parlare ai fedeli il papa e il Patriarca si erano fermati, per accendere due candele votive, davanti all’edicola di Santa Sidonia. Secondo la tradizione la Santa fu sepolta con la preziosa tunica del Crocifisso. . Ed è la tunica che Francesco prende come esempio per parlare di unità. «Il mistero della tunica “senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo”», ricorda il Papa citando il Vangelo di Giovanni, «ha attirato l’attenzione dei cristiani fin dagli inizi. Un Padre antico, San Cipriano di Cartagine, ha affermato che nella tunica indivisa di Gesù appare quel “vincolo di concordia, che inseparabilmente unisce”, quell’”unità che viene dall’alto, che viene cioè dal cielo e dal Padre, che non poteva essere assolutamente lacerata”». Il Papa parla del «grande dolore per le divisioni consumatesi tra i cristiani lungo la storia» che «sono delle vere e proprie lacerazioni inferte alla carne del Signore. Al tempo stesso, però», insiste, «l’“unità che viene dall’alto”, l’amore di Cristo che ci ha radunato donandoci non solo la sua veste, ma il suo stesso corpo, ci spingono a non rassegnarci e ad offrire noi stessi sul suo esempio: ci stimolano alla carità sincera e alla comprensione reciproca, a ricomporre le lacerazioni, animati da uno spirito di limpida fraternità cristiana».

Il cammino è lungo e richiede pazienza, occorre coltivarlo «con fiducia nell’altro e umiltà, ma senza paura e senza scoraggiarsi, bensì nella gioiosa certezza che la speranza cristiana ci fa pregustare. Essa ci sprona a credere che le contrapposizioni possono essere sanate e gli ostacoli rimossi, ci invita a non rinunciare mai alle occasioni di incontro e di dialogo, e a custodire e migliorare insieme quanto già esiste. Penso, ad esempio, al dialogo in corso nella Commissione Mista Internazionale e ad altre proficue occasioni di scambio».

Francesco invita a «non mettere al primo posto le disarmonie e le divisioni tra i battezzati, perché davvero è molto più ciò che ci unisce di ciò che ci divide» e assicura «di cuore la mia preghiera perché il Signore, che fa nuove tutte le cose, per l’intercessione dei Santi Fratelli Apostoli Pietro e Andrea, dei Martiri e di tutti i Santi, accresca l’amore tra i credenti in Cristo e la luminosa ricerca di tutto quanto ci possa avvicinare, riconciliare e unire. Possano la fraternità e la collaborazione crescere ad ogni livello; possano la preghiera e l’amore farci sempre più accogliere l’accorato desiderio del Signore su tutti quelli che credono in Lui mediante la parola degli Apostoli: che siano “una sola cosa”».

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