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giovedì 21 marzo 2019
 
la polemica
 

Achille Lauro: «È da stupidi collegare il mio brano alla droga»

07/02/2019  Il cantante in gara al Festival è accusato di aver scritto una canzone che è un inno all’ecstasy: «Mi riferisco alla macchina», replica, «credo di essere un buon esempio per chi mi ascolta perché non sono finito qui a Sanremo per caso, ma dopo aver fatto tanti sacrifici e studiato tanto»

Achille Lauro, 28 anni, sul palco dell'Ariston di Sanremo (Ansa)
Achille Lauro, 28 anni, sul palco dell'Ariston di Sanremo (Ansa)

«Bisogna proprio essere stupidi per collegare il mio brano all’ecstasy. Rolls Royce è la macchina, è lo status. Il pezzo parla di tutte icone mondiali: dal mondo di Hollywood alla musica, allo stile». Così all’inviato di Famiglia Cristiana a Sanremo, che lo ha intervistato nel numero in edicola, nell’ambito di un’inchiesta sulla musica rap e trap, il cantante Achille Lauro smentisce ogni riferimento alla droga nel suo brano in gara al festival.

Sul caso del rapper romano stanno montando le polemiche. La sua canzone, Rolls Royce, è stata prima accusata di un presunto plagio ai danni degli Smashing Pumpkins, poi di essere, in realtà, un inno alla droga. Secondo Striscia la Notizia, che ha sollevato la polemica, con Rolls Royce il trapper romano non si riferirebbe alla celebre automobile ma ad una tipologia di pasticche di ecstasy molto in voga tra i giovanissimi sui cui c’è scritto RR. L’artista, cresciuto ai margini della criminalità nella periferia romana, ha smentito questa interpretazione.

Achille Lauro, al secolo Lauro De Marinis, romano di 28 anni, è cresciuto con il pop punk, viveva in una comune hippy, si è fatto conoscere con la trap, musica molto amata dai teenager. Si è esibito durante le prime due serate del Festival e la sua canzone è stata apprezzata dalla giuria tecnica della sala stampa che l’ha collocata nella zona alta della classifica.

Nell’intervista al nostro settimanale, il rapper racconta la sua infanzia nelle periferie romane, come è riuscito ad emergere e imporsi fino ad arrivare sul palco dell’Ariston: «Credo di essere un buon esempio per chi mi ascolta perché non sono finito qui a Sanremo per caso, ma dopo aver fatto tanti sacrifici. Se avessi studiato quanto mi sono impegnato nella musica, avrei costruito una base spaziale».

Achille Lauro spiega anche il motivo per cui il suo primo album è intitolato Dio c’è: «Mia madre ci leggeva il Vangelo ogni mattina», ha raccontato, «la mia educazione è stata questa, poi crescendo si cambia, ma le radici sono sempre dentro di me».

Il rapper è intervenuto anche sulla questione dei giovani che fanno uso di sostanze stupefacenti: «Per i ragazzi come me la cosa peggiore non è la droga, quella è solo una conseguenza del non saper che cosa fare della propria vita», ha spiegato, «una situazione comune a tanti che nelle periferie crescono da soli, perché i genitori lavorano o fanno orari per cui alla fine non li vedono quasi mai. Io ho trovato la mia strada nella musica, altri miei amici no e sono finiti male».

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