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mercoledì 19 giugno 2019
 
 

Acli: lo scandalo dei salari

01/09/2011  Il Rapporto al convegno di Castelgandolfo: un operaio 16 euro al giorno sotto la media, un dirigente 340 in più. La denuncia del lavoro precario e la fine della ricerca.

Il manifesto del convegno delle Acli
Il manifesto del convegno delle Acli

 Un dirigente guadagna ogni giorno 356 euro in più di un operaio. Ma è la differenza sul salario medio( in Italia calcolato in 82 euro al giorno), che scandalizza:un dirigente prende 340 euro più della media, un operaio invece sta 16 euro sotto la media. La denuncia è contenuta nella ricerca dell’Iref, l’ufficio studi delle Acli, a poche ore dall’apertura del convegno sul lavoro a Castelgandolfo in occasione dei 30 anni della pubblicazione della Laborem exercens, l’enciclica sul lavoro di Giovanni Paolo II. Il Rapporto indica con chiarezza le difficoltà del ceto medio. Un impiegato guadagna appena 6 euro oltre la media, mentre una donna, a parità di mansioni e anzianità, riceve al giorno una paga di 22 euro più bassa rispetto ad un lavoratore maschio. L’Iref scrive nella ricerca che il settore dei salari “necessita di una profonda riorganizzazione”.

Una parte consistente della ricerca è dedicato al lavoro sommerso o irregolare, che in Italia è pari al 12 per cento, ma al Sud la percentuale sale a quasi il 19 per cento. Al primo posto si trova la Calabria dove è irregolare il 27 per cento dei posti di lavoro. L’Italia sconta anche uno scarso recupero di produttività a causa dei tagli nei settori della ricerca. Gli “addetti alla conoscenza” nel privato sono poco più di 100 mila contro i quasi 700 mila del Giappone e i 341 mila della Germania. L’anno scorso nella ricerca si sono persi 178 mila posti di lavoro, tra tecnici e dirigenti ricercatori.. Un lavoratore su quattro non ha un contratto a orario pieno e a tempo indeterminato e la maggior parte si trova al Nord. C’è poi il dramma dell’ occupazione giovanile. In Italia, nella fascia tra 15 e 24 anni, il tasso di occupazione è del 24 per cento contro il 47 per cento della Germania e il 52 per cento del Regno Unito e il nostro è il peggior dato di tutta Europa, ad esclusione di Lussemburgo, Grecia e Ungheria.

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