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Aido, creare cultura della donazione. A partire dalle scuole

08/12/2014  L'esperienza della sezione laziale. Buona risposta degli studenti nel Sud Pontino. Ma non basta esprimere a voce il proprio assenso all’espianto di organi: occorre metterlo nero su bianco.

«Per me la donazione di organi è una manifestazione di solidarietà civile. Ho conosciuto l’Aido tramite amici comuni, fortemente coinvolti in questa realtà. E ho deciso di impegnarmi».

Maria Antonietta Di Lazzaro ha i capelli grigi ma energia da vendere, e soprattutto vent’anni di esperienza nel volontariato. Si spende, come responsabile del Lazio, nell’Associazione italiana donatori di organi, tessuti e cellule.

«A livello operativo, la struttura dell’Aido attuale prevede un coordinamento nazionale, 21 regionali, un centinaio di sezioni provinciali e i gruppi comunali o intercomunali, quindi territoriali. Facciamo attività di sensibilizzazione, interventi pubblici e nelle scuole». Le sezioni provinciali», ricorda «avevano il compito di raccogliere le dichiarazioni di consenso all’espianto degli organi e di emettere le tessere; un compito tramontato da quando esiste presso l’Aido nazionale l’archivio centralizzato sul consenso della donazione, collegato al Sit, Sistema informatico trapianti. Un archivio anche cartaceo a disposizione 365 giorni all’anno, 24 ore su 24».

Come Aido Lazio, struttura regionale che coordina quelle locali, «abbiamo un grosso problema: Roma, città molto grande e dispersiva, in cui agiamo un po’ in condominio con l’Aido nazionale», spiega Di Lazzaro. «Sulle province agiamo cercando di fare molti interventi nelle scuole medie superiori. Abbiamo anche materiale idoneo per le elementari ma questi interventi non si improvvisano, quindi è necessaria una preparazione ad hoc dei volontari».

Le buone notizie non mancano: a Pomezia, ad esempio, «non c’è alunno che sia passato nelle scuole e che non abbia sentito parlare dell’Aido. E su 150 ragazzi raggiunti, ben il 20 per cento si sono iscritti al Registro per le donazioni. Non basta, infatti, essere favorevoli a donare: bisogna metterlo per iscritto e seguire una procedura standard».

In questa cittadina in provincia di Roma la sensibilizzazione degli studenti procede a gonfie vele, «quindi possiamo parlare di un’eccellenza del Sud Pontino nella nostra regione», perché anche la provincia di Latina s’impegna molto. Buoni risultati anche nel Reatino, a Civitavecchia e Santa Marinella.

In Italia gli iscritti al Registro per le donazioni sono un milione e quattrocentomila: «Pochi», osserva Di Lazzaro. «C’è una pigrizia a manifestare l’assenso a donare, che è una cosa grave: significa demandare questa decisione ai propri parenti nel momento in cui uno muore. Per un parente di primo grado, si tratta di una scelta difficile in un momento drammatico, in cui si elabora un lutto».

È importante, invece, esprimere il proprio parere sia favorevole che contrario
alla donazione di organi: «La legge italiana vuole il consenso esplicito, cioè che il cittadino esprima la sua opinione certificata. Può farlo andando alla Asl, firmando il modulo dell’Aido e spedendolo al costo di un francobollo, oppure rinnovando la propria carta d’identità. Occorre chiarirsi le idee a riguardo e scegliere se donare o meno, mettendolo però per iscritto. Non basta dire a voce il proprio assenso».

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