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giovedì 23 novembre 2017
 
 

Intercettazioni: dubbi e pregi della normativa

05/11/2017  Eugenio Albamonte, presidente dell'Associazione nazionale magistrati spiega i punti deboli e quelli di forza del decreto sulle intercettazioni che si sforza di conciliare esigenze diverse: la riservatezza delle persone, l’efficacia delle indagini, il diritto di difesa.

Il decreto sulle intercettazioni si sforza di conciliare esigenze diverse: la riservatezza delle persone, l’efficacia delle indagini, il diritto di difesa, esigenze che non è facile tenere insieme. Tenuto conto anche del fatto che le diavolerie digitali agevolano la violazione della privacy delle persone, agevolano le indagini quando sono consentite, ma agevolano pure i criminali che le usano senza regole e senza bisogno di autorizzazioni, per esempio stanando e neutralizzando le microspie usate nelle intercettazioni ambientali tradizionali e “parlandosi” in chat criptate che sfuggono alle intercettazioni telefoniche ordinarie, abbiamo chiesto a Eugenio Albamonte, presidente dell’Associazione magistrati, di aiutarci a capire se nelle nuove norme ci sono problemi pratici e quali.

Dottor Albamonte, che cosa la convince e che cosa la preoccupa?

«Direi che è un fatto positivo che si sia rinunciato al divieto annunciato di inserire nei provvedimenti giudiziari le intercettazioni per virgolettato, a vantaggio di una sequela di riassunti dei riassunti che avrebbe generato un’infinità di abusi, fraintendimenti e contestazioni. Come pure mi sembra positivo che si sia snellito il percorso dello stralcio delle intercettazioni irrilevanti: se fosse rimasto come nella prima bozza saremmo finiti a fare mesi udienze solo per quello, aggravando la lentezza di un sistema già lento».

Sappiamo che, da esperto di informatica e reati informatici, è preoccupato per l’efficacia della nuova normativa sui captatori che servono a usare un cellulare come una microspia e a catturare chat criptate. Perché?

«È un passo indietro che rischia di dare un vantaggio tecnologico a chi delinque: la legge prima diceva che per mafia e terrorismo – secondo la Cassazione anche l’associazione a delinquere semplice - i captatori potevano essere usati senza limiti di luogo e che per gli altri gravi reati (le intercettazioni tutte sono ammesse solo per reati di una certa gravità ndr.) erano vietati nei luoghi di privata dimora. Con il decreto Orlando invece, il Pm per farsi autorizzare dal giudice alla captazione, dovrebbe indicare prima i luoghi in cui intende intercettare».

Si direbbe che l’idea del legislatore sia di trattare questi strumenti come le microspie tradizionali che si mettevano in una stanza, è possibile nella pratica?

«Si potrebbe farlo soltanto profilando prima il soggetto da intercettare: lo pedino, controllo le sue abitudini, so che si alza, poi va in palestra, poi incontra gli amici al solito bar poi torna a casa. Ma la vita non funziona più così da quando abbiamo whatsapp in tasca: ora uno va al bar di piazzale Clodio deciso all’ultimo, poi si sposta a Piazza Fiume e parla con un altro, poi fa lo stesso in un terzo posto. In una mattina parla con tre complici in tre posti diversi, scelti all’ultimo momento, che non posso prevedere né intercettare. Anche quando io avessi attivato lo strumento nel luogo che ho indicato nella richiesta, ogni processo sarà una infinita contestazione sulla legittimità e sull’utilizzabilità delle conversazioni captate: mi si potrebbe contestare che la persona nel momento in cui è stata intercettata si trovava in un luogo diverso. Qualora un gps mi soccorresse nel dimostrare che stava dove dicevo io, mi si contesterà che l’ho attivato in un luogo di privata dimora, perché il Gps non distingue la casa dallo studio sullo stesso pianerottolo e così via».

Leggendo il decreto si direbbe che affidi nei fatti molta discrezionalità alla Polizia giudiziaria: come fa il Pm che per la procedura ha la responsabilità della direzione dell’indagine a controllare che non ci siano fraintendimenti o abusi nella valutazione di ciò che è rilevante? In mancanza di trascrizione deve ascoltarsi tutto?

«Ora normalmente funziona così: delego le intercettazioni alla Polizia giudiziaria dando indicazioni di massima e mi torna un piccolo verbalino che rende conto sia delle conversazioni rilevanti sia di quelle irrilevanti, quelle irrilevanti vengono riassunte in modo che io possa controllare, se, come chiede il decreto, non ho verbale o ho un verbale fatto solo di date e orari senza indicazioni di contenuto, non solo rischio di mettere la mia responsabilità in mano alla Polizia giudiziaria, ma non posso controllare ex post se ha selezionato bene o male».

Un problema simile a quello che lamentano gli avvocati difensori, che non potendo più avere copia devono ascoltarsi tutto il materiale ritenuto irrilevante ai fini dell’indagine per verificare che non ci sia dentro qualcosa di utile ai fini della difesa?

«Da due angolature diverse per certi versi sì».

Un problema di tempi anche: ci vuole molto meno tempo a scorrere un brogliaccio di quanto non ne serva ad ascoltarsi ore di conversazione per la gran parte futili e inutili…

«Esattamente, tra l’altro per la maggior parte del tempo chi delinque non parla dei crimini ma di cose quotidiane, che perderemmo giorni ad ascoltare. Visto che abbiamo già detto che i materiali irrilevanti andranno a finire in un archivio segreto, nessuno potrà averne copie, ma dovranno essere esaminati all’interno del caveau, perché impedire di fare la verbalizzazione che comunque dovrà restare chiusa lì dentro? Sarebbe un aiuto per le difese: per loro è pure più complicato. Per il Pm il problema si pone soprattutto quando abbia dubbi sul lavoro della Polizia giudiziaria, perché a quel punto deve rifarsi a ritroso tutto il lavoro, ricominciando da zero senza una traccia, per l’avvocato invece si pone sempre perché tocca a lui rilevare elementi utili al diritto di difesa che alla Pg o al Pm potrebbero essere sfuggiti. Non solo: individuare la cosiddetta rilevanza, sia per l’avvocato sia per il magistrato, non è sempre immediato: accade spesso che una prima conversazione apparentemente irrilevante si contestualizzi e acquisisca rilevanza ascoltandone una seconda, ma se la prima è finita tra le irrilevanti senza un verbale ricollegarle sarà difficilissimo».

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