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lunedì 23 ottobre 2017
 
 

Alcol, allarme per gli adolescenti

16/02/2011  Nel mondo ogni anno 320 mila giovani tra i 15 e i 29 anni muoiono a causa dell'alcol. A rischio i teenager, in particolare le ragazze.

I ragazzi italiani cominciano a bere alcol tra i 14 e 15 anni. L'allarme viene confermato dalla sesta indagine Gli italiani e l'alcol realizzata dalla Doxa per L'Osservatorio permanente sui giovani e l'alcol. Gli intervistati hanno indicato come erà media per la prima birra o il primo bicchiere di vino tra i 14 e i 15 anni, mentre altre bevende, come gli aperitivi, gli amari e i digestivi, sarebbero provati verso i 16 anni.

Un ragazzo su 10 tra i 13 e i 15 anni beve non di rado,  e 3 su 10 in maniera occasionale (mentre gli altri 6 non beveno). Ma già nella fascia successiva, tra i 16 e i 19 anni il dato dei consumatori regolari sale a circa 5 su 10 e quello degli occasionali a 2 su 10. Dopo i 20 anni, inoltre, il 66,9 % è bevitore regolare e solo il 15% non consuma alcolici.  

Cresce anche il numero dei ragazzi che raccontano di essersi ubriacati: erano 4 su 100 nella rilevazione del 1993, sono diventati 6 su 100, mentre quelli che confessano che gli sia capitato di "bere un po' troppo" sono 15 su 100. Inoltre è preoccupante l'aumento del cosidetto binge drinking, cioé il consumo di almeno cinque bicchieri in due ore, fuori dai pasti, un eccesso che ha coinvolto negli ultimi 3 mesi il 3%dei ragazzi fra i 13 e i 15 anni  e il 13% di quelli tra i 16 e i 19 anni.

Le morti per alcol: il rapporto dell'OMS

A livello globale, 320 mila giovani di età compresa tra 15-29 anni muoiono ogni anno per causealcol-correlate, il 9% di tutti i decessi in questa fascia d'età. È quanto evidenzia un nuovo rapporto lanciato oggi dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) seguita  alla fine di una riunione di 4 giorni dei funzionari provenienti da oltre 100 paesi che lavorano con l'Oms per avviare l'iter di attuazione della strategia globale per ridurre l'uso nocivo di alcol. Secondo l'Oms, il consumo nocivo di alcol provoca la morte di 2,5 milioni di persone ogni anno, nonchè la malattia eil ferimento di molti altri, e colpisce sempre più le giovani generazioni. 

 Secondo il Rapporto, il consumo nocivo di alcol ha molte implicazioni sulla salute pubblica. Tra queste: quasi il 4% di tutti i decessi sono legati all'alcol. La maggior parte dei decessi alcol-correlati sono riguardano ferite, cancro, malattie cardiovascolari e cirrosi epatica; a livello globale, il 6,2% di tutte le morti maschili sono legati all'alcol, contro l’1% dei decessi femminili. 

Una maggiore implementazione di politiche mirate è necessaria per salvare vite umane e ridurre l'impatto sulla salute del consumo di alcool. Secondo il rapporto, troppo pochi Paesi utilizzano efficaci politiche per prevenire la commercializzazione di alcol e non ci sono tendenze chiare sulla maggior parte delle misure di prevenzione come l’aumento dei limiti di età per chi acquista e l'utilizzo di efficaci misure su alcol e guida.

Un tempo si diceva, con sollievo, che i ragazzi italiani, se confrontati con i coetanei stranieri, erano meno toccati dal vizio dell’alcol. Non è stato così negli ultimi 10 anni. Cresce il consumo anche tra i ragazzi più giovani e c’è una forte crescita di consumo di alcolici fuori pasto tra gli adolescenti. Dal Nord Europa è arrivata anche una moda pericolosa, il binge drinking: si beve in una sola serata o in una festa una quantità smodata di alcol col puro fine di ubriacarsi.

Secondo una mappatura proposta dall’Istat, i comportamenti rischiosi riguardano due fasce d’età distanti: anziani dopo i 65 anni e ragazzi tra gli 11 e i 17 anni. «Ma gli adolescenti sono particolarmente vulnerabili», mette in guardia Antonello Vanni in Adolescenti tra dipendenze e libertà (San Paolo), «perché quanto prima un individuo inizia a bere, tanto più rischia di sviluppare problemi connessi all’alcol negli anni successivi. Secondo alcune indagini i giovani che iniziano a bere prima dei 15 anni corrono il rischio quattro volte maggiore di diventare alcolizzati rispetto a quelli che iniziano a 21 anni».
Inoltre occorre considerare il fatto che acuisce i rischi: nel corpo degli adolescenti non sono ancora presenti gli enzimi utili a “digerire” l’alcol, condizione peggiorata nelle ragazze dal fatto che la dotazione enzimatica nel loro caso è la metà di quella a disposizione dei coetanei maschi e che la loro minore massa corporea e di liquidi rende più difficile diluire l’alcol.

Francesca Longo, due figlie di 22 e 25 anni, tanta voglia di scrivere e raccontare anche prendendo spunto da quello che vede e sente. Come è capitato per Mojito (Edizioni EL), il romanzo per ragazzi dedicato a un tema forte: l’abuso di alcol. I protagonisti sono un ragazzo e una ragazza, che si fanno chiamare Mojito e Margarita, e arrivano a buttare via l’estate dei loro 16 anni in bevute smodate e ripetute.

– Come ha deciso di scrivere questa storia?
Una sera in un locale ero seduta vicino a un gruppo di sedicenni e mi è capitato di ascoltare la loro conversazione. Parlavano della sera prima, un sabato, e di quanto si erano divertiti a bere come pazzi, a vomitare e rantolare. E' stato sconvolgente: sono dovuta uscire. Ho deciso che avrei scritto qualcosa su questo tema?

– Si parla più dei pericoli della droga che di quelli dell’alcol. Come mai?
E' una profonda ipocrisia. La droga è illegale ed è facile da stigmatizzare. Vengo dal Friuli e so che c’è quasi l’orgoglio dell’iniziare il proprio figlio al vino, dimenticando però di trasmettergli anche la cultura del “fare le cose per bene” che significa imparare a gustare e godere un buon vino, un buon cibo, un bel tessuto sulla pelle, un bel tramonto. Con l’abuso di alcol prevale la cultura del nulla e del disfarsi. Un tempo, poi, si beveva nelle osterie e c’era l’oste che, soprattutto con i ragazzi, controllava che non eccedessero. Oggi gli stessi ragazzi si comprano una cassetta di birra al supermercato e la bevono in piazza dove nessuno interviene?

– Nel suo libro emerge la figura dei nonni che riescono ad aiutare i due ragazzi
I  genitori con la scusa del lavoro fanno fatica a seguire i figli. I nonni hanno più voglia di comunicare e come succede nel libro sono in grado di mostrare ai nipoti che si può bere e stare bene e che per ogni cosa ci vuole il momento e la testa giusta. Comunque, come per tutte le sostanze che danno dipendenza, io, da fumatrice, mi sento di dire che la cosa migliore è non cominciare mai!

Orsola Vetri

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