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domenica 22 settembre 2019
 
Charlie Hebdo
 

Alfano: anche quattro italiani tra i "foreign fighters"

09/01/2015  Dei 53 foreign fighters censiti e passati per l'Italia, i combattenti stranieri che si addestrano in Siria e poi rientrano nei loro rispettivi Paesi, ce ne sono quattro italiani. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, nella sua informativa alla Camera sull'attentato di Parigi.

«Dei 53 foreign fighters censiti passati per l'Italia ce ne sono quattro italiani, due dei quali sono Giuliano Delnevo, morto lo scorso anno in Siria e un giovane che si trova attualmente in un altro Paese». Lo ha detto Angelino Alfano, nella sua informativa alla Camera sull'attentato di Parigi. Il nostro ministro degli Interni ha anche precisato che uno dei killer di Parigi era noto alle forze di polizia italiane come appartenente alle filiere islamiche dirette in Iraq, ma non era mai stato sul territorio nazionale: e l'uomo citato da Alfano è precisamente Cherif Kouachi, che insieme al fratello Said ha fatto l'irruzione nella sede del giornale Charlie Hebdo, uccidendo 12 persone. Dopo l'attentato di Parigi è stato disposto «l'immeditato rafforzamento dei dispositivi di vigilanza ed il monitoraggio obiettivo sensibili proseguirà con grandissimo impegno. Attenzione è posta non solo a siti istituzionali e luoghi culto, ma anche sedi di giornali e tv e personalità pubbliche che, in ragione della loro attività politica, potrebbero essere oggetto di attenzioni terroristiche.

Ritiro passaporto, black list siti web, stretta su combattenti: sono nuove misure contro «la nuova minaccia rappresentata dal terrorismo molecolare, il terrorista "home made" che si radicalizza, si addestra, magari da solo sul web, senza appartenenza a reti strutturate». Anche di questo ha parlato Angelino Alfano  nella sua informativa alla Camera, in un'Aula che non era piena: solo gruppo presente in forze quello della Lega, presenti più o meno un quarto dei deputati del Pd, mentre gli altri gruppi fanno registrare molte assenze. Tra le nuove norme, ha spiegato in dettaglio il ministro, il ritiro del passaporto, pene contro chi organizza gli spostamenti dei foreign fighters, stop alla vendita di precursori di esplosivi, black list dei siti a rischio. «Confido - ha aggiunto - che il Parlamento possa esprimere la sua opinione sul provvedimento e contribuire a migliorarne i contenuti, recuperando lo spirito di coesione che ultimamente è mancato».

Inanto, la cronaca di queste ultime ore segnala che è finita in una piccola tipografia di Damamrtin-en-Goele, a nord-est di Parigi, la lunga fuga dei due terroristi che hanno compiuto la strage a Charlie Hebdo. Ma il dramma continua: i due sospetti, i fratelli Kouachi - cittadini francesi di origini algerine - sono ora barricati nell'azienda con almeno un ostaggio e le autorità hanno avviato una trattativa con loro per evitare un ulteriore spargimento di sangue. In precedenza era stata riportata una sparatoria nella zona e la stampa aveva parlato di due morti e almeno 20 feriti, ma successivamente il governo ha smentito che ci siano state vittime. Il presidente francese Francois Hollande, intanto, si è recato a piedi dall'Eliseo al vicino ministero dell'Interno per seguire da vicino le trattative, ma anche per dimostrare al Paese che lo Stato non ha paura in queste ore drammatiche. 

Per Parigi è una lotta contro il tempo: si sta facendo tutto il possibile per prendere vivi i due terroristi ed evitare che muoiano da martiri. La Francia ha mobilitato oltre 88.000 uomini per rispondere all'emergenza e durante la notte per le ricerche sono stati mobilitati tra l'altro cinque elicotteri. Le unità di èlite della polizia e della gendarmeria (Raid e GIGN) hanno passato al setaccio la Piccardia, dove - come a Parigi - è stato decretato il massimo livello di allerta antiterrorismo. Armati, con casco e uniforme nera, gli uomini hanno pattugliato strade, controllando veicoli, perlustrando giardini, case, condomini, villaggi, fino ad arrivare alla stamperia. A Washington intanto, responsabili Usa hanno rilevato che i due presunti killer di 32 e 34 anni - Chèrif e Said Kouachi - erano iscritti da anni nella 'lista nerà americana del terrorismo. Il più grande avrebbe anche effettuato un viaggio in Yemen per addestrarsi all'uso delle armi.

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