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martedì 02 settembre 2014
 
 

Latte materno, crociata a New York

03/08/2012  Il sindaco della Grande Mela promuove l'allattamento al seno: una scelta contro i produttori di latte in polvere. I benefici per la salute nei Paesi che scelgono l'allattamento naturale

Il sindaco di New York vuole che le donne allattino i figli e per raggiungere lo scopo ha lanciato una delle sue controverse campagne, questa volta  contro il latte in polvere. La crociata di Micheal Bloomberg contro i biberon, esattamente come quella contro il fumo in pubblico e le razioni da un litro di bibite gassate servite nei ristoranti, è per favorire uno stile di vita più sano nella Grande Mela.   

Dal prossimo 3 settembre nei reparti di maternità di 27 dei 40 ospedali di New York, anziche offrire alle neo mammine un biberon «perché sarà molto più facile che rimanere in casa ad allattare» e tanti buoni sconto delle case produttrici di latte in polvere, verrà loro chiesto di valutare i reali vantaggi dell’allattamento al seno. Per fare sì che ciò avvenga verranno monitorizzate le bottiglie di latte artificiale utilizzate, e le eventuali razioni date ai neonati andranno motivate  con un parere medico. Il pediatra in pratica dovrà firmare la richiesta come accade per i farmaci con ricetta.   

«Non si tratta di un bando – ha spiegato ai media Allison Walsh del Beth Israel Medical center – ma di un controllo più attento e più specificatamente di un  tentativo di istruire le mamme sull'opzione migliore».  Alle donne che non ne vogliono sapere di un sindaco che si intromette nelle faccende private, Melissa Bartick dell’ U.S. Breastfeeding Committee spiega «Nei reparti di maternità non si può nemmeno toccare un battutolo di cotone imbevuto d’alcool se non si ha il diploma d’infermiera. Gli ospedali tengono tutto sotto chiave e alla domanda perché lasciano il latte in polvere a disposizione di tutti c’è una sola risposta: perché le case produttrici lo forniscono gratuitamente per acquistare nuovi clienti».   

«Buona parte dei medici – ha spiegato Bloomberg alle donne in rivolta – è d’accordo con me e considera la mia iniziativa una grande idea. I bambini allattati al seno crescono più sani perchè il sistema immunitario della mamma passa direttamente al figlio. L'allattamento al seno nelle prime settimane di vita aiuta il bambino a sviluppare il sistema digestivo  ed inoltre aiuta la donna a riprendersi dal parto».   

Spiegando che l’obiettivo dell’iniziativa non è di colpevolizzare le donne che non possono allattare, ma far capire alla grande maggioranza delle mamme che allattare un bimbo anche solo per un paio di settimane è sommamente importante, Bloomberg ha poi aggiunto: «Il latte artificiale è una soluzione accettabile quando le neo-mamme hanno difficoltà ad allattare, per motivi di salute o per problemi organizzativi. Se una donna non può allattatare, non può allattare, non ci sono problemi. Il problema sorge perché tante donne potrebbero allattare, ma non lo fanno perché le infermiere della maternità le convincono che è più facile preparare un biberon».   

L’ American Academy of Pediatrics concorda pienamente col sindaco di New York e ha ricordato ancora una volta alle donne che sarebbe opportuno allattare esclusivamente al seno i figli per i primi sei mesi, poi, se proprio si vuole smettere, cominciare per gradi  ad adottare il biberon.



                                                                                                     Mariuccia Chiantaretto

Se l'allattamento al seno nella società occidentale è sicuramente una scelta consapevole della singola donna, consigliata da molti pediatri, e comunque non è motivo di pericolo per la vita dei neonati, diversa è la situazione nei Paesi del Terzo mondo e nei Paesi in via di sviluppo.

Per questo in occasione del ventesimo anniversario della Settimana Mondiale dell'Allattamento al Seno (1 - 7 Agosto) l'Unicef ha affermato che forti politiche nazionali di sostegno all'allattamento al seno potrebbero prevenire ogni anno la morte di circa 1 milione di bambini sotto i cinque anni nei Paesi in via di sviluppo. In questi Paesi, nonostante siano evidenti le prove secondo cui un esclusivo allattamento al seno previene malattie come diarrea e polmonite che uccidono milioni di bambini ogni anno, il tasso globale di allattamento al seno è relativamente stagnante: si è passati dal 32%  del 1995 al 39% nel 2010.

Tra gli ostacoli per la crescita del tasso dell'allattamento al seno c'è la commercializzazione non etica di sostituti del latte materno, le politiche nazionali povere che non supportano il congedo di maternità e più in generale, una mancanza di comprensione dei rischi legati al non allattare i bambini al seno. 

«Se l'allattamento al seno fosse stato promosso in modo più efficace e le donne fossero state protette dal marketing aggressivo dei sostituti al latte materno, oggi molti più bambini sarebbero  sopravvissuti e cresciuti, ci sarebbe stata una minore incidenza di malattie e tassi più bassi di malnutrizione e arresto della crescita», ha dichiarato il Direttore Generale dell'Unicef Anthony Lake.

                                                                                                                 Orsola Vetri

Allattamento al seno e fino a quando? Questo tema coinvolge molto le neo mamme che si trovano spesso tirate da una parte e dall'altra da diversi estremismi che impediscono di prendere una decisione equilibrata e consapevole. Un esempio è quello di Tiziana che ha scritto alla rubrica Essere Genitori di Famiglia Cristiana per chiedere consiglio riguardo alla sua scelta di allattare al seno suo figlio di 20 mesi. Scelta che crea  tensione col marito. Lei ancora attacca il bambino soprattutto per farlo smettere di piangere e per farlo addormentare. Il marito crede che sia il caso di smettere.

La risposta di Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e padre di quattro figli, è molto chiara: «So già che la mia risposta provocherà molte reazioni contrarie. C’è chi pensa che allattare un bambino fino al secondo anno sia più che giusto e naturale. Però l’Organizzazione mondiale della sanità afferma che l’allattamento al seno dovrebbe completarsi entro il primo anno di vita. Inoltre, la natura a partire dal sesto mese dà in dotazione ai bambini la dentizione, segnale che preannuncia la loro capacità di nutrirsi con cibi solidi e di poter abbandonare progressivamente la nutrizione esclusivamente lattea che fornisce loro la mamma».

Pellai ricorda a Tiziana che quello che succede a lei e al bambino è il risultato di un “apprendimento” che è diventato schema e abitudine, al quale il piccolo ora non è più in grado di sottrarsi né di rinunciare. «Sei tu che puoi fare la differenza, “sentendo” che il tuo bambino ha la capacità di addormentarsi anche se non si attacca al tuo seno. Per molte mamme questo passaggio è assai faticoso. Rinunciare a questi gesti di dipendenza, significa imparare a pensare il proprio bambino come “separato da sé” e quindi capace di farcela da solo. E per molte mamme, che quel bambino hanno cresciuto dentro il proprio corpo e poi nutrito con il proprio latte e coccolato, questa sensazione di “onnipotenza” legata a un amore infinito è difficile da abbandonare».

 Alberto Pellai ricorda a questa mamma in crisi che ha un alleato: il suo compagno che potrà aiutarla a dare una svolta: «Da stasera digli che tu farai un passo indietro perché ci penserà lui con il suo abbraccio e la sua dedizione paterna a portare il bambino nelle braccia di Morfeo. Da stasera, l’addormentamento a casa vostra sarà una questione tutta maschile. Per il papà non si tratterà di un compito facile, se non ha mai contribuito attivamente a questo rito, ma per tutti voi sarà l’inizio di una nuova stagione: quella dell’autonomia che il vostro bambino, grazie ai suoi genitori, comincerà a conquistarsi».

                                                                                                      Orsola Vetri

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