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domenica 24 giugno 2018
 
8 marzo
 

Ancora troppi stereotipi sulle donne al lavoro

08/03/2017  Una ricerca di Unilever dimostra come ancora le donne siano discriminate, che abbiano meno accesso a ruoli dirigenziali, che si pensi che assumere donne è più rischioso perché mettono al primo posto la famiglia e i figli. Cinque consigli pratici per affrontare comportamenti inadeguati

Secondo il recente Global Gender Gap Report del World Economic Forum, 170 sono gli anni che servirebbero per colmare il divario economico tra uomini e donne sul lavoro, ovvero il cosiddetto gender gap.  Per approfondire il tema in tutti gli aspetti, Unilever ha commissionato a TFQ (The Female Quotient) e TILLR una ricerca, basata su un campione internazionale di 9.000 intervistati. Ne emerge che il 60% delle donne e il 49% degli uomini pensa che siamo tutti vittime di stereotipi sia a casa, sia sul posto di lavoro. Il  77% di uomini e il 55% di donne intervistate credono che quando al lavoro il gioco si fa duro, a occuparsene debbano (ancora) essere gli uomini. Perché le donne non hanno sufficiente tempo (il 61% del panel pensa che le colleghe siano spesso distratte da figli e problemi domestici) – pesa ancora molto la disuguaglianza nella distribuzione dei carichi di lavoro in famiglia (cura dei figli e casa) -, perché gli uomini sono più bravi, e via di seguito. Il 67% delle donne pensa che occorra “andare oltre” i comportamenti inadeguati (ma non è affatto facile), il 59% delle donne e il 51% degli uomini ritiene che un atteggiamento da “boy’s club” sia nocivo per la crescita delle donne sul lavoro. Il 59% degli uomini e il 75% delle donne, inoltre, pensano che la maggior parte degli uomini non vuole donne nella stanza dei bottoni.
«Siamo vittime di un circolo vizioso» ammette Gianfranco Chimirri, Direttore Risorse Umane Unilever «Sia che ne siamo consapevoli o meno, tutti noi continuiamo a essere soggetti ai pregiudizi nei nostri schemi mentali: dobbiamo interrompere questo cortocircuito per avviare un vero cambiamento». 
Un esempio immediato e tangibile è quello per cui gli uomini sentono di dover cambiare atteggiamento quando una donna entra in una stanza: la percentuale della percezione di questo cambiamento si attesta sopra il 60%. Per il 62% delle donne questo comportamento contribuisce a rafforzare la disuguaglianza al lavoro inibendo le donne a farsi avanti, e lo pensa addirittura il 65% degli uomini. In effetti, le aspettative nei confronti delle donne al vertice si moltiplicano se paragonate a quelle degli uomini: per questi ultimi è sufficiente “guidare il team” mentre le donne devono “guidare, essere simpatiche e anche carine” (secondo il 57% delle donne e il 51% degli uomini). Non solo: il 55% degli intervistati pensa che assumere donne sia rischioso, perché spesso mettono al primo posto figli e famiglia rispetto alla carriera. 
La ricerca mette in luce come anche la pubblicità abbia un ruolo fondamentale nell’arrestare il progresso culturale impattando sui più giovani: ben il 70% del campione pensa che il mondo sarebbe un posto migliore se i ragazzi di oggi non fossero esposti a stereotipi di genere nella pubblicità e nel marketing. Per contribuire in modo fattivo a un cambiamento di rotta – Unilever è tra i principali investitori in pubblicità al mondo - nel 2016 ha promosso la campagna #unstereotype per promuovere un’immagine diversa della donna in pubblicità, proponendone una più aderente alla realtà e decisamente opposta a una visione – appunto – stereotipata.

E non solo: ha messo a punto una guida per affrontare e difendersi da stereotipi e comportamenti non appropriati sul luogo di lavoro. 
1.    Di fronte a battute o commenti sgradevoli, mettere in luce che gli incarichi vengono assegnati sulla base delle capacità, non per il genere di appartenenza
2.    Mai rinunciare a un incarico perché si pensa di non essere all’altezza, di non avere tempo perché abbiamo una famiglia (o pensiamo di averla), di non poter offrire la nostra completa dedizione…. Le scuse non mancano, ma non servono. Proviamo a pensare che meritiamo un avanzamento di carriera
3.    Far presente che l’abito che si sceglie di indossare è un’estensione della propria personalità che nessuno ha il diritto di offendere o giudicare (nel rispetto dell’ambiente di lavoro)
4.    Cercare un buon compresso tra formalità e confidenza nei rapporti tra colleghi, per evitare che termini troppo confidenziali scalfiscano l’autorevolezza 
5.    Esigere di essere presentate come professioniste, con dati e fatti a supporto, prima che come colleghe o amiche 

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