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giovedì 21 marzo 2019
 
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Il Papa: "Quanto è difficile riconciliarsi"

09/12/2018  Attesa, preghiera e riconciliazione, Il cammino di Avvento, spiega il Papa affacciandosi su piazza San Pietro, chiede ai cristiani di impegnarsi per dare più attenzione ai fratelli, per seminare speranza in un mondo nel quale, nonostante tutto, il Regno di Dio comntinua a costruirsi ogni giorno.

Vigilare e pregare. Ma anche convertirsi. Una conversione che non è facile perché si apsetta che sia sempre l’altro a fare il primo passo. Papa Francesco spiega il Vangelo della seconda domenica di avvento ricordando che bisogna «dare sostanza a tale attesa: intraprendendo un cammino di conversione». La figura di riferimento è Giovanni Battista il quale «percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati». Bergoglio ricorda che, «per descrivere la missione del Battista, l’evangelista Luca raccoglie l’antica profezia di Isaia che dice così: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato”». Cioè, spiega il Papa, «siamo chiamati a bonificare gli avvallamenti prodotti dalla freddezza e dall’indifferenza, aprendoci agli altri con gli stessi sentimenti di Gesù, cioè con quella cordialità e attenzione fraterna che si fa carico delle necessità del prossimo. Cioè bonificare gli avvallamenti prodotti dalla freddezza, non si può avere un rapporto di amore, di carità, di fraternità con il prossimo se ci sono dei buchi, come non si può andare su una strada con tanti buchi questo cambiare atteggiamento e tutto ciò farlo anche con una premura speciale per i più bisognosi. Poi occorre abbassare tante asprezze causate dall’orgoglio e dalla superbia». E anche se  «c’è tanta gente che senza accorgersene è superba, aspra, non ha quel rapporto di cordialità» bisogna fare di tutto per «superare queste asprezze, compiendo gesti concreti di riconciliazione con i nostri fratelli, di richiesta di perdono delle nostre colpe. Non è facile riconciliarsi, sempre si pensa a chi deve fare il primo passo. Ma il Signore ci aiuta. La conversione, infatti, è completa se conduce a riconoscere umilmente i nostri sbagli, le nostre infedeltà e inadempienze. Il credente è colui che, attraverso il suo farsi vicino al fratello, come Giovanni il Battista apre strade nel deserto, cioè indica prospettive di speranza anche in quei contesti esistenziali impervi, segnati dal fallimento e dalla sconfitta».

Non bisogna  arrendersi «di fronte alle situazioni negative di chiusura e di rifiuto; non dobbiamo lasciarci assoggettare dalla mentalità del mondo, perché il centro della nostra vita è Gesù e la sua parola di luce, di amore, di consolazione. È lui. Il Battista invitava alla conversione la gente del suo tempo con forza, con vigore e con severità. Tuttavia sapeva ascoltare, sapeva compiere gesti di tenerezza, gesti di perdono verso la moltitudine di uomini e donne che si recavano da lui per confessare i propri peccati e farsi battezzare con il battesimo di penitenza». Questa testimonianza ci insegna a essere, anche oggi, umili ma coraggiosi per «riaccendere la speranza, per far comprendere che, nonostante tutto, il regno di Dio continua a costruirsi giorno per giorno con la potenza dello Spirito Santo».

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