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martedì 15 ottobre 2019
 
Angelus
 

Il Papa: "Gesù accoglie i peccatori e mangia con loro"

15/09/2019  "Dio ci aspetta, non si stanca, non si perde d’animo. Perché siamo noi, ciascuno di noi, quel figlio riabbracciato, quella moneta ritrovata, quella pecora accarezzata e rimessa in spalla", spiega il Pontefice. Ciascuno di noi è peccatore anche quando si crede giusto e condanna gli altri.

Fuggire la tentazione di sentirsi giusti. Papa Francesco spiega il Vangelo di questa domenica invitando tutti coloro che lo ascoltano a prendere in mano le pagine di Luca, capitolo 15 e meditarle: «Vi farà bene, sarà salute per voi». Affacciandosi dalla finestra del palazzo apostolico per l’Angelus, Bergoglio ricorda che, nelle tre parabole raccontate dall’evangelista, è protagonista la misericordia di Dio. «Il Vangelo di oggi», dice, «inizia con alcuni che criticano Gesù, vedendolo in compagnia di pubblicani e peccatori, e dicono con sdegno: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”. Questa frase si rivela in realtà come un annuncio meraviglioso. Gesù accoglie i peccatori e mangia con loro. È quello che accade a noi, in ogni Messa, in ogni chiesa: Gesù è contento di accoglierci alla sua mensa, dove offre sé stesso per noi. È la frase che potremmo scrivere sulle porte delle nostre chiese: “Qui Gesù accoglie i peccatori e li invita alla sua mensa”». Rispondendo alle critiche Gesù racconta «tre parabole stupende, che mostrano la sua predilezione per coloro che si sentono lontani da Lui».

La prima dice: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta?» . «Chi di voi?», ripete il Papa: «Una persona di buon senso no: fa due calcoli e ne sacrifica una per mantenere le novantanove. Dio invece non si rassegna, a Lui stai a cuore proprio tu che ancora non conosci la bellezza del suo amore, tu che non hai ancora accolto Gesù al centro della tua vita, tu che non riesci a superare il tuo peccato. Tu forse che le cose brutte che sono accadute nella tua vita non credi nell’amore».

Nella seconda parabola, continua Francesco, «tu sei quella piccola moneta che il Signore non si rassegna a perdere e cerca senza sosta: vuole dirti che sei prezioso ai suoi occhi, che sei unico. Nessuno ti può sostituire nel cuore di Dio».

Infine la parabola del figliol prodigo «Dio ci aspetta, non si stanca, non si perde d’animo. Perché siamo noi, ciascuno di noi, quel figlio riabbracciato, quella moneta ritrovata, quella pecora accarezzata e rimessa in spalla. Egli attende ogni giorno che ci accorgiamo del suo amore. E tu dici: “Ma io ne ho combinate tante, ne ho combinate troppe!”. Non avere paura: Dio ti ama, ti ama come sei e sa che solo il suo amore può cambiare la tua vita». Ma c’è l’altro fratello, che rifiuta «questo amore infinito di Dio per noi peccatori, che è il cuore del Vangelo». Egli, continua Bergoglio, «non capisce l’amore in quel momento e ha in mente più un padrone che un padre. È un rischio anche per noi: credere in un dio più rigoroso che misericordioso, un dio che sconfigge il male con la potenza piuttosto che col perdono. Non è così: Dio salva con l’amore, non con la forza; proponendosi, non imponendosi. Ma il figlio maggiore, che non accetta la misericordia del padre, si chiude, compie uno sbaglio peggiore: si presume giusto, si presume tradito e giudica tutto in base al suo pensiero di giustizia. Così si arrabbia col fratello e rimprovera il padre: “Hai ammazzato il vitello grasso ora che è tornato questo tuo figlio”». Il Papa sottolinea le parole del fratello maggiore: «”Questo tuo figlio”: non lo chiama mio fratello, ma tuo figlio. Si sente figlio unico Anche noi sbagliamo quando ci crediamo giusti, quando pensiamo che i cattivi siano gli altri. Non crediamoci buoni, perché da soli, senza l’aiuto di Dio che è buono, non sappiamo vincere il male».

Ma il male si sconfigge «accogliendo il perdono di Dio. Succede ogni volta che andiamo a confessarci: lì riceviamo l’amore del Padre che vince il nostro peccato: non c’è più, Dio lo dimentica. Dio, quando perdona perde la memoria, dimentica i nostri peccati, dimentica, è tanto buono Dio con noi. Non come noi, che dopo aver detto “non fa nulla”, alla prima occasione ci ricordiamo con gli interessi dei torti subiti. No, Dio cancella il male, ci fa nuovi dentro e così fa rinascere in noi la gioia, non a tristezza, non la oscurità nel cuore, non il sospetto, la gioia. Fratelli e sorelle coraggio, con Dio nessun peccato ha l’ultima parola. La Madonna, che scioglie i nodi della vita, ci liberi dalla pretesa di crederci giusti e ci faccia sentire il bisogno di andare dal Signore, che ci aspetta sempre per abbracciarci, che ci aspetta per perdonarci».

Infine, dopo la recita dell’Angelus, il Papa saluta i fedeli e ricorda che «la settimana scorsa è stato realizzato il lungamente atteso scambio di prigionieri tra la Federazione Russa e l’Ucraina. Mi rallegro per le persone liberate, le quali hanno potuto riabbracciare i propri cari, e continuo a pregare per una rapida fine del conflitto e per la pace duratura in Ucraina orientale».

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