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mercoledì 20 marzo 2019
 
Fiction
 

Antonella Ferrari: «Con Pupi Avati ho realizzato il mio sogno»

28/12/2013  L'attrice interpreta Anna Paola nella fiction "Un matrimonio", in onda dal 29 dicembre su Rai 1. Nel film è paraplegica, nella realtà soffre di sclerosi multipla. Ma Avati le ha detto: «Se non fossi stata brava non ti avrei scelta».

Antonella Ferrari (in basso, a sinistra) nella fiction "Un matrimonio" di Pupi Avati. In alto: un primo piano dell'attrice.
Antonella Ferrari (in basso, a sinistra) nella fiction "Un matrimonio" di Pupi Avati. In alto: un primo piano dell'attrice.

Sei anni fa Antonella Ferrari scrisse a Pupi Avati raccontandogli la sua storia e le sue ambizioni di attrice che gli chiedeva "un provino senza sconti". Dieci minuti dopo che la lettera era stata recapitata, suonò il telefono della giovane donna: "Pronto? Sono Pupi Avati". "Pensavo di svenire", ricorda  Antonella Ferrari, oggi che il suo sogno è diventato realtà, visto che domenica 29 dicembre, su Rai 1, sarà lei, nel ruolo di Anna Paola, ad aprire la fiction in sei puntate del maestro bolognese, "Un matrimonio".

"Anna Paola è la voce narrante di tutta la storia", sottolinea l'attrice lombarda, che per il suo personaggio ha accettato di buon grado di apparire più vecchia e molto più goffa che nella realtà. Se nella fiction, storia di un matrimonio lungo cinquant'anni, Antonella Ferrari impersona la figlia adottata e ormai adulta della coppia protagonista,  scelta e amata da loro fin da quando era una bambina paraplegica in orfanotrofio, nella realtà l'attrice combatte da vent'anni contro la sclerosi multipla. Non vive sulla sedia a rotelle come il suo personaggio, ma deve muoversi usando le stampelle. Però, come Anna Paola, non ha mai permesso che la malattia fosse più forte di lei.

"Anna Paola mi è piaciuta perché è tosta", osserva. "Non si lascia mettere i piedi in testa, non permette agli altri di sottolineare la sua disabilità. E' una donna indipendente che vive sola, si è fatta una vita e si è realizzata nella sua professione di psichiatra. Non si è lasciata sconfiggere dalla disabilità e ha sconfitto le proprie paura". Esattamente come Antonella Ferrari, viene da rimarcare con facilità. Costretta dalla malattia a rinunciare al lavoro di ballerina, sua grande passione, è diventata attrice e ha recitato per la tivù (cinque anni a "Centovetrine", per esempio), al cinema, in teatro. L'anno scorso ha pubblicato con Mondadori la propria autobiografia, "Più forte del destino", che ha ottenuto un buon successo di vendite. E' sposata, fa da testimonial all'Associazione italiana sclerosi multipla, per la quale la combattività e la vitalità di Antonella rappresentano un vero messaggio di speranza verso gli altri malati.

Ma il sogno professionale più grande di Antonella si è realizzato adesso, con un ruolo importante per un regista importante come Pupi Avati. Per "Un matrimonio" il maestro bolognese l'ha sottoposta davvero a quel provino senza sconti che l'attrice chiedeva e al termine le ha detto: " Oggi lei mi ha sedotto e sedurre me non è facile. Non m'importa che lei abbia un problema di salute nella vita: se non fosse stata brava non l'avrei scelta. Voglio lei per interpretare Anna Paola, nessuna mi sembra adatta come lei". E a qualcuno che sollevava obiezioni ha replicato: "Io cerco solo attrici brave, che mi sappiano emozionare, e Antonella Ferrari mi emoziona quando recita".

"In "Un matrimonio" il modo in cui viene tratta la disabilità è molto vero, senza retorica. Pupi Avati ha dimostrato grande poesia e grande attenzione, ma anche grande verità", sottolinea l'attrice, che considera l'esperienza con Avati "un punto d'arrivo. Oltre a essere un maestro, è attento a tutto e a tutti, ti fa entrare completamente nel personaggio e nella storia. Io la sera non riuscivo a staccarmi dal prsonaggio di Anna Paola. Lui ha saputo tirare fuori il meglio di me. Ed è una persona splendida, come la sua famiglia del resto, di cui mi sono sentita veramente parte".

Anche nella vita Antonella Ferrari ha sperimentato una famiglia splendida: "Proprio nel periodo in cui ho conosciuto Pupi Avati, i miei genitori festeggiavano cinquant'anni di nozze. Con loro ho vissuto la storia di una famiglia per bene, dove i problemi non sono mancati, ma sono sempre stati affrontati attraverso l'amore, il rispetto e la preghiera. Grazie ai miei genitori, ho capito che l'amore eterno esiste davvero".

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