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giovedì 18 ottobre 2018
 
PAKISTAN
 

Condannata a morte, continua il calvario di Asia Bibi

09/06/2016  La contadina cristiana accusata di blasfemia è in prigione da sette anni. Solo la Corte suprema può evitarle l’esecuzione.

Lei è in cella di isolamento, la sua famiglia vive stipata in un’unica stanza. Si complica sempre più la vita per Asia Bibi, la cinquantenne contadina cristiana condannata a morte per blasfemia, e per i suoi congiunti. Il marito Ashiq Masih, due figlie, un figlio sposato con moglie e bebè sono tutti in un’aula dell’edicio scolastico della Renaissance education foundation (Ref), a Lahore. La Fondazione cura la tutela legale di Asia e l’assistenza materiale alla sua famiglia. La donna è stata falsamente accusata di «blasfemia» verso il profeta Maometto e condannata alla pena capitale a novembre 2010. Confermato il verdetto dalla Corte di appello nel 2014, oggi il processo è al terzo e ultimo grado di giudizio, la Corte suprema. Asia è dietro le sbarre da sette anni. E anche i suoi familiari sono in condizioni critiche.

La sua famiglia ha dovuto abbandonare la casa dove vivevano, per motivi economici e di sicurezza. Oggi si trovano nel bel mezzo di un paradosso: quello di Asia è un caso noto a livello internazionale, ma intanto la Fondazione che si occupa direttamente della donna fa fronte con estrema difficoltà a tutte le spese: quelle legali, il sostentamento economico della famiglia, la sicurezza l’istruzione dei bambini. Troppe Ong sfruttano il nome di Asia Bibi per racimolare fondi che poi non arrivano a destinazione. Joseph Nadeem, a capo della Ref, riferisce con amarezza: «Riceviamo tante espressioni di solidarietà, ma ben poche risorse concrete per tirare avanti. La famiglia di Asia rasenta l’indigenza».
La donna, per parte sua, non sa e non deve avere queste preoccupazioni. Il carcere femminile di Multan, dove è reclusa, è ancora in massima allerta. Le misure di sicurezza sono state rafforzate, e anche il personale carcerario è rigidamente selezionato. Il ministero degli Interni intende prevenire il rischio di una esecuzione extragiudiziale in prigione.

La faccenda si è maledettamente complicata dopo l’esecuzione capitale di Mumtaz Qadri, all’inizio di marzo. Qadri è il killer dell’ex governatore del Punjab, Salman Taseer, ucciso nel 2011 (insieme con il ministro cattolico Shahbaz Bhatti) proprio perché aveva visitato Asia Bibi in carcere, proclamandone l’innocenza. Con imponenti manifestazioni di protesta, seguite a quell’esecuzione, i radicali islamici hanno chiesto, per ritorsione, la testa di Asia Bibi. Tutto è più difficile ora. Anche per il processo, meglio aspettare tempi migliori, dicono gli avvocati. L’attesa, per Asia, è sempre accompagnata dalla preghiera e dalla fede, unica forza per andare avanti.

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