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martedì 21 novembre 2017
 
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Caos e prezzi insostenibili, Barcellona dice basta al turismo di massa

04/08/2017  La capitale della Catalogna assorbe ogni anno 30 milioni di visitatori. Un incubo per gli abitanti, che devono abbandonare certi quartieri storici, diventati un lusso inaccessibile. La città chiede di accogliere meno vacanzieri e più rifugiati.

(Foto Reuters: sopra, striscioni sui balconi nel quartiere della Barceloneta contro gli appartamenti turistici. In copertina, turisti con il panorama della città catalana sullo sfondo). 

 

Lungo la passeggiata che costeggia la spiaggia della Barceloneta, tra pub e chiringuitos affollati da turisti da ogni parte del mondo, un pannello recita in più lingue: "Non è solo un numero". Segue un testo, che racconta la tragedia dei morti nel Mediterraneo, la fuga dei migranti dai loro Paesi disastrati.  In piazza Sant Jaume, sede del Municipio barcellonese e del Governo catalano, campeggia uno striscione: "Refugees welcome", rifugiati benvenuti. E' la frase che Barcellona grida alla Spagna, all'Europa e al mondo come slogan e valore che guida la politica cittadina. Da settembre del 2015 la capitale della Catalogna ha lanciato il programma "Barcellona, città rifugio", che una serie di obiettivi: l'accoglienza, il sostegno ai rifugiati che già vivono nella città, la sensibilizzazione e il coinvolgimento della cittadinanza, l'azione coordinata con altre città del Paese e del mondo.

 

"Meno turisti, più rifugiati" è la frase-slogan che si sente ripetere nella città. Il fatto è che la forte attenzione al tema dell'accoglienza e dell'integrazione dei rifugiati va di pari passo con la sempre crescente avversione per il turismo di massa che, ormai da tanti anni, invade Barcellona per tutto il corso dell'anno, raggiungendo picchi di insostenibilità sociale durante il periodo estivo. Il turismo, va sottolineato, rappresenta una fonte di ricchezza e di occupazione irrinunciabile per la Spagna (circa l'11% del Pil nazionale). Nel 2016 il Paese ha ricevuto più di 75 milioni di visitatori, 10% in più rispetto all'anno precedente (in conseguenza anche del "dirottamento" da altre mete turistiche tradizionali, come Turchia, Egitto e Tunisia, a causa dell'instabilità politica e della paura del terrorismo).

 

La Catalogna è stata la prima destinazione della Spagna, con 17 milioni di visitatori, seguita dalla isole Baleari e dalle Canarie. Barcellona è la prima città della Spagna per ricezione turistica: ogni anno la città della Sagrada familia e delle Ramblas  - circa 1,6 milioni di abitanti - assorbe 30 milioni di visitatori. Una benedizione per albergatori, ristoratori e commercianti, ma un incubo e una persecuzione per gli abitanti, esausti di subìre il caos praticamente perenne causato dalle orde dei vacanzieri, i problemi con i trasporti pubblici, la maleducazione di un certo tipo di turisti - in genere giovani - attratti dalla movida notturna sfrenata, praticamente ineausaribile e mediamente low cost offerta dalla città. C'è poi il problema economico: gli abitanti non riescono più ad affrontare i prezzi elevati dei servizi offerti dalla città, dai negozi ai ristoranti. Per i cittadini vivere in alcuni quartieri del centro, nel Barrio Gotico o nel Born, è diventanto un lusso inaccessibile. Tutta la città è diventata carissima per le tasche del barcellonese medio.

 

Le statistiche locali indicano che il turismo è una delle prime cause di preoccupazione e malessere tra i cittadini, davanti al traffico, l'economia, i trasporti e l'inquinamento. A mobilitare la protesta anti-turisti è la Asamblea de barrios por un turismo sostenible (Abts) che ha organizzato manifestazioni per le strade per chiedere al Municipio guidato dalla sindachessa Ada Colau di promuovere un nuovo modello di turismo meno selvaggio e più regolamentato. Fra i più esasperati, gli abitanti della Barceloneta, il quartiere marittimo, un tempo abitato dai pescatori, che chiedono l'abolizione degli appartamenti turistici, legali e illegali, in continuo aumento, mentre gli abitanti storici man mano abbandonano il barrio.      

 

Così, Barcellona invoca una limitazione alle orde dei turisti e maggiore apertura ai rifugiati: lo scorso febbraio più di 150mila persone hanno manifestato per le strade del centro per chiedere al Governo di Madrid di rispondere alle richieste dell'Unione europea, aprendo le porte a migliaia di rifugiati (16mila il numero fissato per la Spagna dal piano di distribuzione dell'Ue). La manifestazione è terminata sulla spiaggia, davanti al Mediterraneo, tomba di migliaia di uomini, donne e bambini in cerca di un futuro. "Barcellona", si legge nel pannello lungo il paseo della Barceloneta, "non si stancherà di pretendere un percorso legale e sicuro per arrivare in Europa e un cambiamento di direzione delle politiche di asilo". 

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