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«Baristi, liberatevi delle “macchinette mangiasoldi”»

28/05/2016  «Fermare l’azzardo si può. Non abbiano paura i bar di dismettere le slot machine»: la Fondazione Antiusura e il cartello “Mettiamoci in gioco” lanciano l’appello

Le penali previste dai contratti delle licenze che li legano ai concessionari delle slot-machine sono destinate a essere dichiarate nulle per contrarietà a disposizioni imperative e norme di ordine pubblico tutte finalizzate, invece, alla tutela dei minori e dei soggetti maggiormente vulnerabili, nonché alla prevenzione e repressione del gioco d’azzardo patologico.

È l’appello della Fondazione Antiusura San Nicola e S.S. Medici di Bari e del Cartello “Mettiamoci in Gioco”, che tre anni fa ha lanciato la campagna “No Slot-Sì Cafè”. Ai commercianti che aderiscono alla iniziativa, cioè che rinunciano al business dell’azzardo, legato a doppio filo all’usura e alla criminalità organizzata, è consegnato un bollino da esibire all’interno dei locali, che riporta appunto la dizione  “No Slot-Sì Cafè”.

La Campagna ha raccolto una cinquantina di adesioni nel territorio di Bari  e provincia, di cui una ventina sono concentrati nel territorio di Bisceglie. L’adesione però incontra la resistenza dei cavillosi contratti che legano i baristi con i concessionari delle macchinette infernali, le pesanti penali a cui andrebbero incontro li farebbero desistere dai buoni propositi di contrastare l’azzardo nelle sue forme più aggressive, fenomeno che porta alla rovina economica di famiglie, giovani e anziani sino ad annientarne la dignità personale.

«Abbiamo incontrato tanta sensibilità da parte dei baristi», dicono don Franco Lorusso e Antonio dell’Olio, coordinatori del Laboratorio pastorale che ha visto coinvolte le parrocchie di Bisceglie. «Speriamo che gli sgravi fiscali deliberati dal consiglio comunale facciano salire il numero delle adesioni all’iniziativa».

«L’articolo 32 della Costituzione Italiana, il quale sancisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività», fa presente l’avv. Attilio Simeone, coordinatore del Cartello “Mettiamoci in Gioco”, «ma anche l’articolo 41, secondo il quale l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana; e, ancora, le disposizioni per il contrasto del gioco d’azzardo patologico con particolare attenzione per la tutela dei minori e dei soggetti deboli, sono solo alcune delle norme che andrebbero in soccorso degli esercenti commerciali, che decidono di risolvere i contratti con i concessionari delle macchinette d’azzardo senza pagamento di penali allorquando l’esercizio dell’attività di impresa diventa funzionale alla patologia».

Monsignor Alberto D'Urso, presidente della Fondazione Antiusura.
Monsignor Alberto D'Urso, presidente della Fondazione Antiusura.

«Si tratta di decidere da che parte stare», sottolinea mons. Alberto D’Urso, Presidente della Fondazione Antiusura di Bari. «Sono sotto gli occhi di tutti le  proteste delle famiglie che si sono rovinate con il gioco d’azzardo e l’indignazione di Papa Francesco contro chi si arricchisce sul dolore e la povertà della gente. Nei giorni scorsi si è levata una protesta nazionale che ha visto 60 città italiane coinvolte, che auspico trovi ascolto non solo presso i baristi che decideranno di aderire alla campagna “No Slot-Sì Cafè”, ma soprattutto nelle istituzioni affinché adottino misure concrete per arginare il fenomeno dell’azzardo e delle derive sociali ed economiche che ne derivano, come l’usura, le dipendenze dalle droghe e dall’alcol, le connivenze con la criminalità organizzata».

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