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mercoledì 13 dicembre 2017
 
Stop all'obesità
 

Basta bibite zuccherate per i giovani

07/09/2017  L'associazione europea che rappresenta i più noti produttori di bevande analcoliche ha annunciato che entro il 2018 non saranno più vendute all'interno delle scuole dell'Ue bibite ad alto contenuto di zucchero. Un'iniziativa che cerca di ostacolare l'obesità giovanile

L'industria europea dei soft drinks non venderà più bevande zuccherate nelle scuole secondarie dell'Ue, distributori automatici inclusi. Lo ha annunciato l'Unesda, l'associazione europea di categoria che rappresenta i più noti produttori di bevande analcoliche. L'iniziativa, su base volontaria, sarà applicata gradualmente con l'obiettivo di raggiungere entro la fine del 2018 tutti i paesi Ue, coinvolgendo oltre 50mila scuole secondarie e più di 40 milioni di studenti. Dal 2019, le aziende aderenti a Unesda venderanno negli istituti scolastici solo bibite a ridotto contenuto calorico o senza calorie, oltre alle bottigliette di acqua. Obiettivo relativamente facile da raggiungere per le multinazionali che aderiscono all'associazione, meno per gli associati che fanno riferimento solo ai mercati nazionali. L'iniziativa è «l'ultima tappa importante intrapresa dall'industria dei soft drink nello sforzo di contribuire a ridurre l'obesità», si legge in una nota Unesda. Dal 2006, gli aderenti a Unesda hanno introdotto specifiche limitazioni alle forme di promozione e pubblicità nei canali diretti a bambini sotto i 12 anni e sulla vendita di bibite nella scuola primaria. «Una buona notizia per l'inizio delle scuole in un Paese come l'Italia, dove il 20% dei genitori dichiara che i figli non consumano quotidianamente frutta e verdura, mentre il 36% consuma ogni giorno bevande zuccherate» afferma la Coldiretti, che parla di «svolta necessaria» che «va sostenuta ed estesa a livello nazionale dove più di un bambino su cinque (21,3%) è in eccesso di peso e quasi uno su dieci (9,3%) che è addirittura obeso». Il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina definisce l'iniziativa una «scelta giusta, che tutela i nostri ragazzi», e ricorda il «milione di studenti raggiunti dalle iniziative del programma frutta e latte nelle scuole e alle mense biologiche certificate». Pur parlando in una nota di «notizia incoraggiante», le associazioni dei consumatori europei (Beuc), sottolineano come l'industria delle bevande analcoliche possa «certamente andare oltre facendo sforzi seri e efficaci di riformulazione». Tali sforzi «dovrebbero andare oltre la semplice riduzione delle porzioni e il lancio di nuove bevande con tenore di zucchero inferiore». 

«Un passo nella giusta direzione», ma è importante porsi «obiettivi più ambiziosi». Così il Commissario Ue alla salute Vytenis Andriukaitis commenta l'impegno dell'industria delle bevande analcoliche a non vendere più bibite zuccherate nelle scuole superiori europee. Andriukaitis non nasconde di attendersi qualcosa di più dall'industria alimentare in generale. «Continuerò a incoraggiare Stati membri, industria e gli altri soggetti interessati a perseguire obiettivi più ambiziosi», prosegue il commissario, come ad esempio «iniziative per fornire alimenti sani nelle scuole, sostituendo i distributori automatici che vendono dolci o bevande zuccherate con alternative sane, facendo del cibo con pochi sali, zuccheri e grassi qualcosa di accessibile a tutti anche nei prezzi». Dissente sull’iniziativa Unesda  Piero Lazzari, Presidente di CONFIDA, associazione italiana che rappresenta l’intera filiera della distribuzione automatica in Italia. «La decisione di Unesda», dichiara, «assunta in piena autonomia, di astenersi dalla vendita delle bevande zuccherate unicamente all’interno delle scuole senza un intervento di educazione alimentare sulle famiglie che hanno un ruolo determinante nell’orientare i gusti e le inclinazioni alimentari dei ragazzi e soprattutto lasciando inalterata la disponibilità delle bevande zuccherate in tutti gli altri canali distributivi (supermercati, bar, ristoranti ecc), sarebbe un’iniziativa che rischia di essere priva di reali benefici sotto il profilo salutistico ma capace di creare un grave pregiudizio ad un settore dinamico e di servizio alle collettività, quale quello  della distribuzione automatica, a vantaggio degli altri canali di vendita per i quali le industrie delle bevande non hanno assunto gli stessi impegni».

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