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venerdì 26 aprile 2019
 
 

«Basta pubblicità al gioco d’azzardo»

24/12/2015  In Italia ci sono 360 mila apparecchi mangiasoldi, più dei posti letto nella sanità pubblica. Le associazioni e un gruppo di parlamentari chiedono si vieti la promozione del gioco d’azzardo. Basta approvare un disegno di legge già presentato in Parlamento

Oltre 360.000 apparecchi da gioco sono attualmente attivi in Italia distribuiti in tutte le regioni. La Sardegna è la regione che risulta in testa a questa speciale classifica: nella provincia di Olbia si registra la presenza di una macchinetta ogni 95 abitanti.

Comitati, associazioni no-slot e Libera, sostengono un disegno di legge per l’abolizione, totale e senza eccezioni (come sponsor o versamenti alle fondazioni), della pubblicità del gioco d’azzardo.

Avviso Pubblico, utilizzando i dati forniti dal Ministero dell’Economia nella seduta della Commissione Finanze della Camera del 3 dicembre 2015, ha realizzato una mappa (http://bit.ly/1Nn7Dc2) della distribuzione degli oltre 360 mila apparecchi da gioco ‒ sia Vlt, cioè videolottery, sia Awp, cioè le slot machine (dette anche Amusement with prices) ‒ attualmente in funzione in Italia, che mette in risalto la diffusione dell’offerta di gioco lecito nelle diverse regioni del nostro Paese.

Le tre regioni con il maggior numero di apparecchi – evidenzia lo studio ‒ risultano essere: la Lombardia con quasi 50 mila apparecchi, uno ogni 200 abitanti e, a seguire, la Campania e il Lazio con quasi 40 mila apparecchi. 


Avviso Pubblico ha messo in relazione questi dati con il numero degli abitanti. Dal raffronto è emerso come sia la Sardegna la regione che risulta in testa a questa speciale classifica: nella provincia di Olbia si registra la presenza di una macchinetta ogni 95 abitanti. Percentuali analoghe si registrano ad Oristano, Sassari e Nuoro.

Tra le altre province italiane, anche l’Aquila registra un numero molto elevato di apparecchi, così come Cosenza, Catanzaro e Isernia; a seguire alcune province campane, tra cui Avellino, Salerno e Benevento. I dati che emergono da tutte le province italiane (http://bit.ly/1m3Q7As) mettono in luce come il fenomeno sia esteso in maniera capillare e diffusa.

«In Italia, nonostante le misure restrittive adottate da diverse Regioni e Comuni, spuntano come funghi sale gioco, sale bingo, corner nei bar e altri esercizi pubblici. La mappa – che peraltro non riporta i dati sui “totem”, cioè i computer dai quali ci si può collegare a decine di piattaforme di gioco online, che si vanno sempre più diffondendo benché siano illegali – mette in evidenza le dimensioni del fenomeno», spiega Filippo Torrigiani, coordinatore del gruppo di lavoro Avviso Pubblico sul gioco d’azzardo.

«È paradossale che in Italia ci siano più apparecchi mangiasoldi che posti letto nella sanità pubblica. Infatti, a fronte di 308.230 Slot e di 51.939 Vlt, l'offerta di posti letto oscilla tra 231 mila e 251 mila. È urgente che Parlamento e Governo approvino un provvedimento di riordino del settore che non sia improntato alla logica dell’aumento delle entrate fiscali, ma che ponga al centro la tutela dal gioco d’azzardo patologico dei soggetti più deboli. La lotta alla ludopatia non può ricadere solo sulle spalle dei Comuni».

Parallelamente alla presentazione dei dati e accogliendo la richiesta che arriva a gran voce e da tempo da comitati, associazioni no-slot (NoSlot, SlotMob, SenzaSlot) e Libera, un gruppo di parlamentari di diversa estrazione politica hanno elaborato un disegno di legge per l’abolizione, totale e senza eccezioni (come sponsor o versamenti alle fondazioni), della pubblicità del gioco d’azzardo (ddl 2024, Introduzione del divieto di pubblicità per i giochi con vincite in denaro, http://bit.ly/1YiFvKd).

Il testo è molto breve, con un unico articolo diviso in tre commi, ma basta e avanza per mettere in chiaro la politica di contrasto incondizionato del marketing dell’azzardo: “È vietata qualsiasi forma, diretta o indiretta, di propaganda pubblicitaria, di ogni comunicazione commerciale, di sponsorizzazione o di promozione di marchi o prodotti di giochi con vincite in denaro, offerti in reti di raccolta, sia fisiche sia on line”.

Il testo legislativo prevede poi una sanzione amministrativa per qualsivoglia violazione, da 50.000 a 500.000 euro, e che i proventi derivanti dall’applicazione delle sanzioni saranno destinati “alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione delle patologie connesse alla dipendenza da gioco d’azzardo”. La proposta di legge ha trovato sostegno anche tra gli aderenti alla campagna “Mettiamoci in gioco”.

«Il disegno di legge rappresenta in questo momento la nostra priorità», dice don Armando Zappolini, portavoce della campagna “Mettiamoci in gioco”. «È evidente che non ci fermiamo a questo e che il nostro obiettivo più ampio rimane quello di una legge quadro che regolamenti tutto il settore».


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