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martedì 21 novembre 2017
 
Inaugurata dal vescovo Zuppi
 

Bologna, la culla termica che lascia l'anonimato alle madri

14/05/2017  E' la 56a nata dalla collaborazione con il Movimento per la vita. Tecnologica e sicura. Fondamentale la disponibilità delle Suore Minime dell’Addolorata, presenti 24 ore su 24. Il vescovo Zuppi: «Ci auguriamo che nessuna donna arrivi mai a essere così disperata da rinunciare a una parte di sé, ma questa culla rimane un segno di speranza»

(nella foto: il vescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi)

 

 

“E’ una cosa bellissima e preziosa, anche dovesse servire a salvare una sola vita. Anzi, tutti noi ci auguriamo che nessuna donna arrivi mai ad essere così disperata da rinunciare a una parte di sé stessa, ma questa culla rimane comunque un segno di speranza, a disposizione di tutti”. Con queste parole il vescovo di Bologna Matteo Zuppi ha inaugurato la culla per la vita di cui si è dotata anche la sua città. Una culla termica che, nonostante la sofisticata tecnologia di cui è dotata, ci riporta all’antica ruota per i neonati abbandonati. Un ricordo che suona un po’ anacronistico eppure proprio nella civilissima Bologna, a pochi metri in linea d’aria da qui, in un freddo gennaio del 2013, qualcuno gettò una neonata in un cassonetto delle immondizie.

 

Una condanna a morte praticamente certa, scongiurata solo dall’intervento di un barista che, sentendo un flebile lamento, pensò alla solita crudeltà di chi abbandona i cuccioli di cane o i gattini e invece si trovò tra le braccia una borsa di iuta contenente stracci insanguinati e una bimba appena partorita col cordone ombelicale strappato e non annodato, in comprensibile stato di ipotermia. “Un atto di grande crudeltà”, lo definì la procura. Quella bambina ce l’ha fatta. Trasportata al Policlinico Sant’Orsola ha ricevuto tutte le cure del caso, ma con ogni probabilità la sua sorte si giocò in una manciata di minuti e la città ne rimase scioccata.

 

Da allora sono passati quattro anni abbondanti, ma la “gestazione” della nuova culla viene ancora da più lontano, esattamente dal 2007. “Ci sono stati problemi diversi, soprattutto organizzativi, ma finalmente ce l’abbiamo fatta”, spiega Stefano Coccolini, presidente dell’ Associazione Medici Cattolici Italiani sezione di Bologna, committente dell’iniziativa. Fondamentale è stata la disponibilità delle Suore Minime dell’Addolorata, l’Ordine fondato da Clelia Barbieri nel 1868. La culla per la vita è stata ricavata in un tratto del muro di cinta della Casa Generalizia, a ridosso del centro storico. Le suore sono presenti 24 su 24 e la culla è collegata al convento con una apposita centralina in grado di mantenere però un perfetto anonimato.

 

Si tratta della cinquantaseiesima culla italiana nata dalla collaborazione con il Movimento per la vita. Certamente quel drammatico fatto di cronaca di quattro anni fa ha portato all’accelerazione dell’iniziativa. “Molto spesso noi sprechiamo i fatti di cronaca, che invece sono i segni dei tempi e richiedono il nostro ascolto e anche il nostro impegno per cambiare la realtà”, ha concluso il vescovo Zuppi, “non a caso il Vangelo è pieno di fatti di cronaca, in questo caso proprio un fatto di cronaca ha portato a questa cosa preziosa: perché la vita non ha prezzo, l’unico prezzo della vita è l’amore e questa culla è indubbiamente un gesto d’amore”.

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