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sabato 21 gennaio 2017
 
La fiaba che fa discutere
 

Spettacolo gender per le medie, scoppia la rivolta dei genitori

09/01/2017  Nel teatro comunale di un paese del Bolognese si vuole mandare in scena per i ragazzi delle scuole medie uno spettacolo del palermitano Giuliano Scarpinato, che racconta la storia di un bambino, Alex, che qualche giorno è maschio, e altri giorni è femmina. Perché, come recita il copione, ha un "terzo sesso". Ma arriva la vibrata protesta dei genitori, che con una lettera del Comitato "Difendiamo i nostri figli" di Bologna, indirizzata al Provveditore e al sindaco, minacciano di tenere i ragazzi a casa. «Un modo subdolo per far entrare nelle scuole l’ideologia gender attraverso le attività extracurriculari»

Continua a “girare” e a suscitare polemiche la fiaba “gender-fluid” Fa’afafine, lo spettacolo teatrale del palermitano Giuliano Scarpinato incentrato sulla storia di un bambino di nome Alex che qualche giorno indossa scarpe da calciatore perché si sente Alexander e altri invece si veste da principessa perché si sente Alexandra. Non perché confuso in quanto adolescente ma perché appartiene, come recita il copione, a un terzo sesso. La pièce due anni fa ha vinto anche un premio - Scenario infanzia - volto alla valorizzazione di “nuovi linguaggi innovativi”. Il problema però non è la qualità drammaturgica del testo ma il fatto che rappresentazioni con contenuti così delicati vengano inseriti nella programmazione rivolta alle scuole.

 

Questa volta il caso è scoppiato a Castello d’Argile, un paese di circa 6000 abitanti nella provincia di Bologna in cui è attivo un teatro comunale, “La Casa del popolo”, che ha un cartellone riservato alle scuole con particolare attenzione alle scuole del territorio. Per il 31 gennaio, appunto, la programmazione prevedeva la fiaba in questione, giudicata adatta per i ragazzi delle medie. Ed ecco scoppiare il caso con una lettera indirizzata dal Comitato "Difendiamo i nostri figli" di Bologna al Provveditore, al sindaco di Castello e a 120 dirigenti delle scuole elementari e medie della provincia, in cui si ribadisce un’idea di per sé più che condivisile. Ossia che per attività extracurricolari di questo genere, in cui si toccano temi educativi “sensibili”, sia necessario il consenso informato delle famiglie. Nonché la possibilità di prevedere alternative per chi si dissocia, visto che l’attività extracurricolare è prevista in orario scolastico.

 

La vicenda è finita anche in Consiglio regionale, con interpellanze delle opposizioni. E’ intervenuto anche Mirko de Carli, uno dei promotori dei Family day, che si è presentato alle ultime elezioni amministrative, a Bologna, con una lista che voleva richiamare proprio i valori del “popolo delle famiglie”. “Questo è un modo subdolo per far entrare nelle scuole l’ideologia gender attraverso le attività extracurriculari, visto che non può essere inserita nel piano dell’offerta formativa”, spiega, “per questo dobbiamo vigilare”.

 

In ogni caso, dopo tanto rumore, non è affatto scontato che la tormentata vicenda del piccolo Alex-Alexandra vada in scena. “Le classi delle mie scuole non parteciperanno”, spiega la dirigente delle scuole medie Gessi di Castello d’Argile e Pieve di Cento Giuseppa Rondelli che, interpellata da noi, non ha voluto entrare nel merito della questione. Una retromarcia del corpo docente? Forse. “La cosa non sarebbe comunque significativa, perché si può anche cambiare idea”. Ma chi sceglie allora la programmazione teatrale riservata alle scuole, e con quali criteri? “I docenti, naturalmente”, spiega il sindaco di Castello, Michele Giovannini, “da anni il nostro teatro collabora con le scuole del territorio, noi presentiamo un elenco di proposte e i docenti scelgono in base alle loro esigenze”.

 

Qualcuno, evidentemente, aveva ritenuto che la storia gender fluid di Alex fosse adatta anche a ragazzini appena usciti dalle scuole elementari. Non sappiamo come finirà questa vicenda, ma su un punto certamente i comitati hanno ragione. Le famiglie vanno coinvolte e anche ascoltate. Su temi come questi l’ultima parola non può spettare al corpo insegnante.

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