logo san paolo
venerdì 24 novembre 2017
 
dossier
 

Il parroco don Lorenzo e quelle parole assurde su una ragazza che ha denunciato uno stupro

10/11/2017  «Tesoro mi dispiace ma se ti ubriachi, frequenti una piazza malfamata e ti allontani con un magrebino…». Interviene il vescovo Zuppi: «Parole ingiustificabili. Non riflettono in alcun modo il pensiero e la valutazione della Chiesa». Il sacerdote chiede scusa ma si difende: «Volevo denunciare la cultura dello sballo»

Una ragazza di 17 anni, a Bologna, denuncia di essere stata violentata da un giovane magrebino, in un vagone della stazione. Racconta di essersi svegliata dolorante e seminuda, derubata anche della borsa dopo una serata in cui aveva bevuto fino a perdere lucidità, in Piazza Verdi, una piazza della zona universitaria tristemente famosa per i festini a base di bonghi, alcool e spesso anche di droga, frequentata da balordi e da spacciatori.

Un parroco di Bologna, don Lorenzo Guidotti, pubblica in un post su Facebook il suo commento. Talmente choccante che il clamore suscitato rischia di mettere in ombra la drammatica attualità della violenza subita dalla giovane minorenne.

l sacerdote, parroco di San Domenico Savio, nel quartiere San Donato, prossimo alla stazione, non si limita nel suo post ad invitare le giovani donne alla prudenza, ma va oltre in un crescendo di esaltazione e volgarità. “Tesoro mi dispiace ma se ti ubriachi, frequenti una piazza malfamata e ti allontani con un magrebino…” non puoi poi pretendere pietà, è questa la impietosa conclusione.

“Parole ingiustificabili”, ha commentato a caldo l’ arcivescovo Matteo Zuppi, raggiunto al telefono da Avvenire. In una nota, apparsa in serata, la Curia di Bologna si dissocia ufficialmente dalla posizione del sacerdote. “Quanto si legge nelle pagine Facebook del sacerdote diocesano don Lorenzo Guidotti a proposito della violenza subita da una ragazza nei giorni scorsi nella nostra città e riferita dalla stampa quotidiana, corrisponde ad opinioni sue personali, che non riflettono in alcun modo il pensiero e la valutazione della Chiesa, che condanna ogni tipo di violenza”, si legge nel comunicato.

E prosegue riportando le parole di di rettifica dello stesso don Guidotti. Che si scusa per lo sfogo con la ragazza e con la sua famiglia ma ribadisce il suo “basta” alla cultura dello sballo. “Certo che provo pietà per questa ragazza come per tutte le altre vittime di violenza a cui assistiamo ogni giorno sfogliando i giornali”, scrive don Guidotti. “Non posso che dolermi con me stesso per i termini usati nel commentare e per le affermazioni che riesco a capire possano essere intese come un atto di accusa alla vittima. Io stesso leggendo oggi quel post ravviso questo. Ovviamente non era questo l’obiettivo del mio attacco, il mio obiettivo non era accusare la ragazza ma la cultura dello sballo. Che vi siano in particolare zone in cui tutto pare permesso. Ci sono riuscito? No! Certo che provo pietà per questa ragazza. Già all’origine ho più volte corretto il lungo post perché non volevo sembrasse quello che invece appare. Nel farlo pensavo: “questa ragazzina potrebbe essere una delle mie ragazze della Parrocchia, non sai chi sia”. Pensavo al suo dramma e a quello della sua famiglia! Io col mio intervento ho sbagliato, i termini, i modi, le correzioni. Non posso perciò che chiedere scusa a lei e ai suoi genitori se le mie parole imprudenti possono aver aggiunto dolore, come invece accadrà leggendole. Chiedo però a tutti, capaci magari di miglior linguaggio e possibilità (autorità,giornalisti, insegnanti, genitori) di aiutare a smantellare questa cultura dello sballo in cui i nostri ragazzi vivono. Altrimenti domani dovremo provare pietà per un’altra vittima e poi un’altra. Fino a quando? Fino a quando saremo in grado di dire “Basta!” E’ necessario fornire un’alternativa”.

I vostri commenti
107
scrivi

Stai visualizzando  dei 107 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo