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mercoledì 15 agosto 2018
 
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Bruni e il jackpot ai terremotati: «Ne ha ucciso più l'azzardo che il sisma»

26/08/2016  L'economista replica ai commenti alla sua intervista contro la proposta di Giorgia Meloni di destinare la vincita del Superenalotto agli aiuti e alla ricostruzione.

L'economista Luigino Bruni, docente alla Bicocca e alla Lumsa, consulente della Cei, esperto del Terzo Settore e tra i più impegnati sul fronte dell'etica e dell'economia
L'economista Luigino Bruni, docente alla Bicocca e alla Lumsa, consulente della Cei, esperto del Terzo Settore e tra i più impegnati sul fronte dell'etica e dell'economia

“Associare l'azzardo a qualsiasi causa umanitaria è una enorme e gravissima mistificazione del fenomeno”, ribadisce il professor Luigino Bruni, uno degli economisti italiani più impegnati sul fronte della lotta all’azzardo e alla ludopatia. Risponde alle domande mentre è in viaggio per il funerale di una delle vittime del terremoto, una ragazza sua amica, poiché la sua terra di origine, dove si trovava nelle ore del terremoto con i suoi genitori, è a pochi chilometri dall’epicentro del sisma.

 La sua intervista a Famiglia Cristiana, molto critica nei confronti della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che propone di assegnare il jackpot di 128 milioni di euro del Superenalotto ai terremotati di Amatrice, ha suscitato molti commenti contrari. Provo a sintetizzarglieli.

“Prego, però a onor del vero vorrei premettere che la proposta non è dell’onorevole Meloni che l’ha semplicemente ripresa e rilanciata con un tweet. Pare che sia maturata addirittura in ambito cattolico, da Paola Binetti, che però dice a sua volta di averla recepita da un gruppo di alcuni senatori.

 

Una delle prime obiezioni è che il jackpot non è gestito dallo Stato ma da una società  privata con sede in Lussemburgo

Non sono soldi del tutto pubblici, anche se ne rimane una buona parte allo Stato. Il proprietario formale è la Sisal, una società fiduciaria di cui nessuna sa chi sono proprietari, perché è formata da una serie di scatole cinesi. Lo Stato, che una volta aveva il monopolio dei vari giochi d’azzardo, l’ha data in concessione a questa multinazionale for profit. Ma tutto questo semmai rafforza il mio ragionamento”.

Ma l’obiezione maggiore alla sua condanna della proposta è più concreta: i soldi ormai sono stati raccolti, sono lì pronti. Perché dunque non destinarli a opere sociali, come si fa con i beni sequestrati alla mafia?
“Per diverse ragioni.  I beni e le attività sequestrati alla mafia – fattorie, poderi, terreni e via dicendo – non sono in sé  eticamente sbagliate, sono solo usate male dai proprietari mafiosi che li hanno acquistati con soldi sporchi e macchiati di sangue e li gestivano con fini perversi.  Il terreno non è viziato, ne è viziata la gestione. Con il gioco d’azzardo è diverso”.

E perché?

“Perché è la natura stessa del gioco d’azzardo che è sbagliata. Lo Stato deve usare i soldi della fiscalità ordinaria per far fronte alle tragedie che vive. Perché in caso di catastrofi o si rafforza il patto sociale o questo ne viene meno. Sono dei messaggi culturali collettivi quelli che deve dare uno Stato. Il messaggio deve essere: “diamo un contributo straordinario tutti insieme” e non “limitiamoci a utilizzare quella cifra che mi torna utile, anche se sono soldi sporchi”. Se prendiamo i soldi sbagliati dell’azzardo (che ha ucciso più del terremoto se andiamo a vedere il numero dei suicidi che ha provocato), e li riutilizziamo diamo un messaggio distorto”.

E quale sarebbe questo messaggio?

 “Il messaggio distorto è che giocare è qualcosa di altruista. Le leggi sono messaggi etici. Già il fatto che il l’azzardo esista è in sé uno scandalo”.

Ma se li abbiamo già raccolti e sono lì – ammesso che siano pubblici  e si possano per assurdo utilizzare – non potendo restituirli agli scommettitori, che ne facciamo, li buttiamo via? Sarebbe una follia…

 “I soldi sono già stati raccolti? Bene, lo Stato li usi nel calderone indistinto del suo bilancio, magari per fare fogne e strade, ma non per i terremotati come se fosse la raccolta Telethon. Eppoi non è vero che dovremmo cogliere l’occasione al volo. Se lo Stato vuole usare i soldi dell’azzardo ce li ha già, ne prende otto miliardi all’anno dalle macchinette, dalle lotterie, dai gratta e vinci e quant’altro. Non dobbiamo dare nessuna concessione a chi vuo dare una veste etica all’azzardo. Perché non farebbe altro che incentivare l’azzardo. Non è vero che pecunia non olet. Il denaro puzza eccome a volte. I soldi non sono tutti uguali. Andare nei musei e giocare al superenalotto per aiutare i disoccupati non sono la stessa cosa. Non dobbiamo dimenticarci che il gratta e vinci ha avuto un’impennata proprio quando abbiamo detto che avremmo aiutato con i ricavi i terremotati dell’Aquila. Non si cura una ferita con un’altra ferita, come promuovere la lotta al tabagismo con la vendita delle sigarette”.

E allora dove potremmo prendere le risorse per finanziare gli aiuti e la ricostruzione, azzardo a parte?

Seconda ragione: non è vero che i soldi sono là. Se lo Stato vuole usare i soldi dell’azzardo li ha già, prende 8 miliardi l’anno e già li prende. Non dobbiamo dare idea nessun apppoggio a chi vuole dare una veste etica all’azzardo. Sono già lì un sacco di altri soldi. Non è una buona ragione per usarli così. Per esempio i due cacciabombardieri. I soldi non sono affatto neutrali non sono tutti uguali. Come dire domenica: andate nei musei o giocate al superenalotto. Noi così ci stiamo giocando il Paese. Non dimentichiamoci mai che il gratta e vinci ha avuto un’impennata per il terremoto dell’Aquila. Vuole qualche idea per finanziare la ricostruzione? Compriamo due F-35 in meno così otteniamo una cifra pari a due jackpot. Oppure, se vogliamo coinvolgere gli scommettitori inviatiamoli a smettere o a  non giocare più per un certo periodo, devolvendo a favore dei terremotati i soldi risparmiati”.

 

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