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venerdì 19 luglio 2019
 
durante la messa
 

Burkina Faso, un altro massacro di cristiani. Il dolore del Papa

13/05/2019  Un commando jihadista ha fatto irruzione nella chiesa del Beato Isidore Bakania a Dablo, nel nord del Paese, e ha ucciso il parroco, Abbè Simèon Yampa, incaricato del dialogo interreligioso nella sua diocesi, e cinque fedeli. Il dolore del Papa

Cristiani ancora sotto attacco in un giorno simbolico, la domenica durante la celebrazione della messa, e una scia di sangue che sembra non fermarsi mai. Nel giorno in cui nello Sri Lanka sono state riaperte le chiese dopo le stragi di Pasqua, in Burkina Faso domenica mattina un gruppo di terroristi ha massacrato un prete e cinque fedeli nel corso della Messa del mattino e poi ha dato fuoco all'edificio. Erano le 9 e la messa era appena iniziata nella parrocchia del Beato Isidore Bakania a Dablo, nel nord del Paese, quando un commando di venti jihadisti, arrivato a bordo di moto, ha circondato la chiesa.

Il portavoce ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, ha reso noto in un tweet che «Il Santo Padre ha appreso con dolore la notizia dell’attacco alla chiesa a Dablo, in Burkina Faso. Prega per le vittime, per i loro familiari e per tutta la comunità cristiana del Paese».

L'obiettivo dei jihadisti era il sacerdote burkinabè, Abbè Simèon Yampa, 34 anni, incaricato del dialogo interreligioso nella sua diocesi: quando ha cercato di scappare, i terroristi lo hanno rincorso e gli hanno sparato. Poi, rientrati in chiesa, hanno fatto sdraiare i fedeli in terra, ne hanno scelti cinque e hanno sparato anche a loro. A freddo, senza pietà. I terroristi, ha raccontato il sindaco di Dablo, Ousmane Zongo, hanno «dato fuoco alla chiesa, incendiato negozi e un bar, per poi assaltare un ambulatorio e dare alle fiamme anche questo». La città è piombata nel panico e la gente si è barricata in casa mentre le attività commerciali hanno chiuso i battenti. Dalla città di Barsalogho, a 45 chilometri, sono stati inviati militari che hanno compiuto rastrellamenti per tutta la giornata.

L'attentato arriva due giorni dopo la liberazione da parte delle forze speciali francesi, sempre nel nord del Paese, di quattro ostaggi rapiti il primo maggio in Benin. Un blitz nel corso del quale due ufficiali francesi sono rimasti uccisi.

Il 29 aprile scorso colpita una chiesa protestante

Il 29 aprile scorso il terrorismo islamico aveva colpito un'altra chiesa, sempre di domenica e alla fine della funzione, uccidendo un pastore protestante assieme a cinque fedeli a Silgadji, nella provincia di Soum. Gli assalitori erano poi fuggiti in moto verso il Mali, il cui confine dista solo un centinaio di chilometri. Dal 2014, la Francia ha schierato 4.500 militari nella zona del Sahel, nel quadro dell'operazione anti-jihadista Barkhane – in collaborazione con i paesi del G5 Sahel (Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger) – ma senza venire a capo dell'attività di organizzazioni come Ansaroul islam, lo Stato islamico del grande Sahara, o il Gruppo di sostegno all'islam e ai musulmani che dal 2015, nel solo Burkina Faso, hanno provocato almeno 350 morti.

E nello Sri Lanka, nonostante il via libera alla ripresa delle liturgie domenicali e l'annuncio da parte del presidente Maithripala Sirisena che è stato arrestato il 99 per cento dei sospetti legati agli attentati suicidi di Pasqua che hanno provocato 258 morti, l'allarme terrorismo è ancora alto. Forze militari e di polizia armate di fucili d'assalto pattugliano le strade che portano alle chiese e sono di guardia fuori dagli edifici. Chiunque entri è tenuto a mostrare documenti d'identità e viene perquisito. Il parcheggio è vietato nei pressi delle chiese e i funzionari hanno chiesto ai fedeli di portare con sé solo il bagaglio minimo. Le scuole cattoliche della capitale Colombo sono ancora chiuse e riapriranno martedì 14 maggio, mentre per il 16 è prevista una grande messa all'aperto a Negombo, teatro dell'attentato più sanguinoso: solo nella chiesa di San Sebastiano sono morte il giorno di Pasqua oltre 100 persone.

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