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Calabria, l'Anno Santo nella terra della 'ndrangheta

16/12/2015  Aprendo le Porte della misericordia i vescovi calabresi hanno concordemente chiesto con forza la conversione delle menti e dei cuori, per rompere con le situazioni di peccato che insanguinano la regione, inquinandone la vita spirituale, morale, sociale, economica e politica.

Costruire culture di riconciliazione e di perdono. Di questo bisogno la Calabria oggi. I pastori delle diocesi calabresi  lo hanno ben evidenziato dando avvio all’Anno Santo della Misericordia voluto da papa Francesco. Da tutti è arrivato l’invito alla conversione. Forte l’appello dell’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini a coloro che si sono macchiati di gravi fatti di sangue o che con le loro attività «tengono sotto scacco la nostra regione e la nostra città».

«Dio», ha detto rivolgendosi ai mafiosi , «vi offre l’occasione di mollare la presa che avete sulla nostra vita sociale, economica e politica. Sappiatene approfittare: ecco ora il momento favorevole. Ve lo chiedo, con forza, in nome di Dio e di tutte le sofferenze che avete arrecato alla nostra città  con il traffico della droga, con i taglieggiamenti, con le minacce, le bombe, gli incendi, ritardando o impedendo il suo sviluppo. Dovete convertirvi per ridarci speranza!  Desistete da queste azioni criminali e lasciatevi perdonare dal Signore! Io spero e prego che in questo anno la nostra Chiesa diocesana possa raccogliere il pentimento di tanti di voi: siate coraggiosi, siate uomini veri, veri uomini di fede e di onore. Ritornate a Dio e alla legalità, chiedendo perdono a coloro a cui avete fatto del male e riparando a questo male, per quanto è possibile. Dio ha fatto il primo passo e vi aspetta a braccia aperte».
Monsignor Morosini ha precisato che la Chiesa propone la misericordia senza però  «intromettersi nel corso della giustizia terrena» ribadendo che una «cultura di odio e di contrapposizione politica fine a se stessa non giova a nessuno. Ne pagherebbe le conseguenze il nostro sviluppo economico e sociale».

Il vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, ha ricordato i problemi della Locride a pochi giorni dal Natale - e i «tanti a dire: un altro Natale come gli altri, i soliti problemi, la crisi che non finisce più!» -, augurandosi un Natale «che non porti con sè per nessun padre di famiglia lo spettro del licenziamento, perché un’altra attività ha chiuso. Anche se rimane sempre la paura che le porte del lavoro continuano ad essere troppo spesso chiuse, si aprano le porte della speranza anche per la nostra terra!». Ricordando la figura del Battista, monsingor Oliva ha detto che il precursore invita a superare «la tentazione della corruzione attraverso il recupero della legalità, della giustizia e dell’onestà personale. A coloro che pretendono il di più per arricchire se stessi, chiede non di cambiare lavoro, ma di non sfruttare il prossimo, limitandosi ad esigere il giusto». A tutti chiede un impegno preciso ad abbandonare la corruzione, perché essa è una «piaga putrefatta», che «mina fin dalle fondamenta la vita personale e sociale».

Aprire la Porta Santa, ha detto l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza Episcopale Calabra, monsignor Vincenzo Bertolone, significa «sperare», ma significa anche «prendere decisioni importanti per le quali dobbiamo essere pronti». Tra queste «l’aprire gli occhi sui poveri, memore che tutti quello che avete fatto ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli lo avete fatto, il beato Cusumano considerava il povero l’ottavo sacramento».

Di «esperienza di misericordia, di pratica e di gioia del perdono», ha detto il vescovo di Oppido-Palmi, monsignor  Francesco Milito, ha «estremo bisogno» la Piana di Gioia Tauro «per tutti i conti in sospeso estinguibili solo in spirito evangelico» e l’augurio: «quanto vorremmo che ciò avvenisse in modo radicale e definitivo!». «Luce» ha chiesto il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Luigi Cantafora: «la corruzione, il clientelismo con i potenti, le compromissioni con la mafia, la zona grigia con il malaffare, lo sfruttamento dei lavoratori: è questo un campo in cui speriamo di raccogliere frutti di conversione, nel corso dell’Anno Giubilare».«Accoglienza» e «inclusione» sono le parole con cui possiamo declinare la Misericordia, ha spiegato il vescovo di Cassano allo Ionio, monsignor  Francesco Savino invitando a attivare «prassi di accoglienza e di inclusione» nei 22 comuni della diocesi calabrese. Misericordia e perdono non sono «gesti per l’altro», ha osservato infine  il cardinale  Fernando Filoni celebrando a Rossano Calabro – su invito dell’arcivescovo Giuseppe Satriano:  misericordia e perdono fanno bene «anzitutto a noi stessi».

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L'anno della Misericordia, Papa Francesco apre la Porta Santa
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