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sabato 22 luglio 2017
 
Il poeta
 

Giorgio Caproni: chi è la sorpresa del tema di italiano alla Maturità

21/06/2017  Un ruolo rilevante, nella poetica di Caproni, spetta al paesaggio naturale. E a questo tema sono da ricondurre i “Versicoli quasi ecologici” proposti nella traccia di questa mattina agli studenti, per la prima prova della loro Maturità. In tempi di cambiamenti climatici e di scontri sulle politiche ambientali, questi versi rivelano la loro straordinaria attualità

Giorgio Caproni, poeta. Chi era costui? Molti studenti se lo saranno domandato, stamane, trovandosi davanti agli occhi la lirica “Versicoli quasi ecologici”, tra le tracce ministeriali proposte per il tema di maturità. E in effetti quella di Caproni è una voce tanto preziosa quanto ancora poco nota. Nei programmi scolastici, che spesso, per ragioni di tempo, si fermano a Saba e Montale, questo autore viene di solito ignorato o a malapena menzionato. Ma il suo contributo alla poesia italiana del Novecento è stato di primo piano.

Nato a Livorno nel 1912, all'età di 10 anni Caproni si trasferisce a Genova, città destinata a segnare in maniera indelebile la sua esperienza letteraria. «Là sono uscito dall'infanzia, là ho studiato, son cresciuto, ho sofferto, ho amato. Ogni pietra di Genova è legata alla mia storia di uomo. Questo e soltanto questo, forse, è il motivo del mio amore per Genova, assolutamente indipendente dai pregi in sé della città. Ed è per questo che da Genova, preferibilmente, i miei versi traggono i loro laterizi». Negli anni dell'adolescenza Caproni immagina un futuro da musicista (altra circostanza cruciale per il suo avvenire). Studia violino e composizione. Egli stesso racconta di aver scritto le prime liriche proprio come complemento ai suoi brani musicali. «Poi il musicista è caduto ed è rimasto il paroliere». In seguito, l'incontro con i versi di Ungaretti e Montale gli dischiude un nuovo mondo. Negli anni '30 arrivano le raccolte poetiche “Come un'allegoria” e “Ballo a Fontanagiorda”, primi passi di un'intensa esperienza letteraria che lo vedrà impegnato anche come critico e come traduttore. Tra le raccolte successive spiccano “Il seme del piangere” (1959) e “Il muro della terra” (1975).

Caproni muore a Roma nel 1990. Nella sua poetica troviamo alcuni temi ricorrenti: l'amore per Genova, il sentimento per la madre, il viaggio. Benché capaci di esplorare alcuni abissi dell'essere umano, i versi nascono quasi sempre da un confronto con il quotidiano, non hanno paura di prendere colori e sapori della strada. Dominano gli oggetti semplici, le atmosfere nebbiose dei bar. Lo stile che ne deriva è insieme ricercato e dimesso. Talvolta riesce a esprimersi con sintesi folgoranti, pur nella loro crudezza: «Un'idea mi frulla, | scema come una rosa. | Dopo di noi non c'è nulla. | Nemmeno il nulla, | che già sarebbe qualcosa». La solitudine dell'essere umano di fronte ai drammi della storia, la riflessione su un Dio, spesso negato («Dio onnipotente, cerca – sfórzati - a furia di insistere – almeno di esistere»), e la compresenza, solo apparentemente assurda, di pessimismo e vitalità sono alcuni tratti ricorrenti.

Un ruolo rilevante, nella poetica di Caproni, spetta al paesaggio naturale. E infatti a questo tema sono da ricondurre i “Versicoli quasi ecologici” proposti nella traccia di maturità. In tempi di cambianti climatici e scontri sulle politiche a lungo termine, questi versi rivelano la loro straordinaria attualità.

«Non uccidete il mare,

la libellula, il vento.

Non soffocate il lamento (il canto!) del lamantino.

Il galagone, il pino:

anche di questo è fatto l’uomo.

E chi per profitto vile

fulmina un pesce, un fiume,

non fatelo cavaliere del lavoro.

L’amore finisce

dove finisce l’erba e l’acqua muore.

Dove sparendo la foresta e l’aria verde,

chi resta sospira

nel sempre più vasto paese guasto:

Come potrebbe tornare a essere bella,

scomparso l’uomo, la terra».

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