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giovedì 25 aprile 2019
 
Nocera Superiore
 
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Caramarì: quella contadinella che ritrovò miracolosamente la Madonna Bruna

23/08/2018  Nocera Superiore, XI secolo. La Madre Celeste apparve a un'ingenua contadina, la quale fu sul momento derisa dai compaesani (oggi lo diremmo un atto di bullismo!). Ma il ritrovamento di un'icona fece loro cambiare idea. Storia, folklore e devozione attorno a un'icona molto amata

Caramarì, brava, brava... Sì sì, tu hai visto la Madonna!». Lo stato di veggente non è quasi mai facile da sopportare. Certo, ricevere una manifestazione del Divino è una grazia grande, non fosse altro perché vale la conferma che c’è il Paradiso e che davvero esiste, già adesso, un mondo reale soprannaturale, che supera la portata percettiva dei nostri sensi. Al tempo stesso, tuttavia, per le persone che sono strumenti delle manifestazioni celesti, la vita si complica. In primo luogo perché un veggente è immediatamente visto come un diverso e, a seconda che sia considerato un privilegiato oppure un tipo strano, può accadere che la gente ti creda troppo e ti assedi a ogni ora del giorno, o che non ti creda proprio e ti releghi in disparte, segnandoti a dito e dileggiandoti. È stato, questo secondo, il caso occorso a una contadina campana, che vide la Madonna nel 1041 nel territorio di Nocera Superiore.

Di lei si è perso il nome vero, perché, a causa dell’iniziale incredulità dei suoi compaesani è passata ai secoli come «Caramarì», o «Caramari», un nomignolo figlio della burla, che tradotto dal dialetto significa «Cara a Maria». Se ne stava a riposare tranquilla sotto una quercia – ricompare quest’albero potente e accogliente insieme, che ricorda la paternità e la fedeltà durevole di Dio – quando fu svegliata da una voce soave. Con sua sorpresa si trovò davanti la Madonna, la quale le chiese di scavare in un punto preciso, fra le radici della grande pianta, assicurando che avrebbe trovato una sua preziosa immagine. Ma la donna, che era povera e priva di istruzione, e che neppure si distingueva fra le più avvenenti del villaggio, vinta dalla sua indole timida e insicura, decise di non raccontare a nessuno l’accaduto.

Passò qualche tempo e la veggente ebbe in sogno questa visione: tre lingue di fuoco divoravano la quercia dell’apparizione mentre un enorme serpente, di quelli che mai aveva incontrato nei boschi, terrorizzava la gente che era accorsa per spegnere l’incendio. Finalmente un soldato invocò a voce alta la Santa Vergine e in suo nome sfidò l’orribile bestia, decapitandola con un micidiale fendente. A questo punto la contadina comprese di doversi affidare a sua volta alla Madre di Gesù. Così facendo, trovò il coraggio di affrontare l’opinione pubblica, capendo anche che il suo silenzio favoriva l’antico serpente che sempre striscia intorno ai cuori degli uomini ostacolando il bene che è nel piano di Dio. Diversi uomini del paese, incalzati da un drappello di improvvisate devote e ragazzini curiosi, seguirono allora la donna nel bosco portando con sé vanghe, picconi e tutto l’occorrente. Ma sotto la grande quercia furono trovati solamente i resti di un’antica cisterna.

Fu allora che, per stemperare la delusione cocente, tutto il paese prese a schernire la misera contadina. «Caramarì» di qui, «Caramarì» di là... La donna sopportò tutto con pazienza e per amore della Madre di Dio, la quale alcuni anni dopo si presentò a lei di nuovo per premiarne la fedeltà. «Devi fidarti di me», la rincuorò Maria, ancora una volta presso la quercia. «I tuoi compaesani non hanno svolto bene il loro lavoro: che riprendano a scavare e a cercare laddove hanno lasciato! ». Così dicendo la Vergine sfilò una gemma dall’anello che portava al dito e la lasciò cadere nella cisterna come prova tangibile della sua venuta. Non appena disparve, la contadina si ritrovò cieca. La popolazione del villaggio, al vederla così malridotta, provò compassione e, dopo aver ascoltato la sua storia, decise di verificarne l’attendibilità. Gli operai trovarono dapprima la pietra preziosa e, continuando a cercare, scovarono al riparo di due lastre marmoree una splendida raffigurazione della Madonna col Bambino. Così, da quel giorno, la veggente contadina, che riottenne la vista, fu da tutti considerata «veramente» cara a Maria.

Alcune immagini dall'anuale festa della Madonna di Materdomini a Nocera Superiore - fonte: RTALIVE, Youtube

L'icona miracolosa

  

La Madonna Bruna di Nocera Superiore (qui a sinistra) è un’icona bizantina databile fra il IV e il VI secolo che fu probabilmente nascosta nell’VIII secolo per evitarne la distruzione durante la lotta iconoclasta che decretava la distruzione delle immagini sacre per non incorrere nel rischio dell’idolatria. Per custodire la sacra immagine ritrovata, venne costruita una prima chiesa consacrata nel 1061 da papa Niccolò II. Contestualmente le fu dato il nome di Mater Domini. Dal 1641 l’icona è conservata in un tempietto di marmi policromi e porfido, all’interno di un capiente santuario, custodito dai Frati Minori Francescani ed elevato da papa Pio XI (nel tondo), nel 1923, a dignità di Basilica Minore.

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