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martedì 12 dicembre 2017
 
Il caso dei tre minorenni di Carpi
 

Ecco cosa accade a scambiare la vita per un videogioco

24/04/2017  Un atto vandalico: due minibus contro la scuola. Danni per mezzo milione di euro. Come adulti ci domandiamo: ma questi ragazzi che cosa hanno nel cervello? Dobbiamo tutti, padri, madri ed educatori parlarne con i nostri figli. E insegnare loro a fare dell'esistenza qualcosa di importante. Qualcosa che costruisce e non che distrugge.

A Carpi tre minorenni si sono resi protagonisti di un atto vandalico di cui stanno parlando tutti i media nazionali. Come raccontano le cronache, nella notte tra giovedì e venerdì, intorno alle 4, hanno rubato cinque minibus da un deposito cittadino, ne hanno abbandonati tre e con due invece si sono lanciati contro una scuola, provocando danni che complessivamente ammontano a circa mezzo milione di euro.

 

Come adulti ci domandiamo: ma questi ragazzi che cosa hanno nel cervello? Che cosa pensavano di fare e di ottenere, mentre distruggevano e provocavano danni che probabilmente le loro famiglie dovranno rimborsare? “E che danni!” verrebbe da dire. Loro dovranno presentarsi davanti ad un giudice e risponderanno di una serie di reati che sul piano penale potranno portare a gravi e inevitabili conseguenze.

 

Immagino che in questi colloqui, di fronte al tutore della legge, la frase più probabile che i tre minorenni utilizzeranno per giustificarsi sarà: “Ci scusi Giudice, ma noi non avevamo pensato che sarebbero derivate tutte queste conseguenze dalle nostre azioni. Noi volevano soltanto fare una goliardata, uno scherzo, un “piccolo sfregio” contro la scuola”.

 

Ecco, partiamo da qui, da questa frase: “Noi non avevamo pensato”. E’ proprio così: sempre più spesso i nostri figli crescono in un territorio che ha abolito il valore del pensiero. Non si riflette più sul significato che le proprie azioni possono avere. Sulle implicazioni e sulle conseguenze che da esse possono derivare.

 

Credo che questa accelerazione che porta ad agire senza pensare sia particolarmente presente in questa generazione di “nativi digitali” dove tutto si fa con un click, che permette di agire nel “qui ed ora”, come se nulla fosse davvero reale. Così, si può insultare un altro compagno nel web, come se nulla fosse. Si può fotografare di nascosto una compagna in uno spogliatoio della scuola e poi diffondere la sua immagine, come se nulla fosse. A me è capitato di lavorare con un tredicenne che aveva giocato su un sito di gioco d’azzardo 3.000 euro inserendo sullo stesso il numero di carta di credito del papà. Come se nulla, fosse. Appunto.

 

Forse è importante che a questa generazione che fa tutto quello che vuole, come se nulla fosse, noi insegnassimo che ciò che facciamo è reale. Non è come nei videogiochi, dove per fare tanti punti, puoi uccidere tante persone e più ne uccidi e più “sali di livello”.

 

Forse i ragazzi di Carpi pensavano, quella notte, di essere arrivati all’ultimo livello di un loro personale videogioco dove costruivano il loro profilo di supercampioni della trasgressione. Qualcuno può insegnare a questi ragazzi che le regole della vita reale sono un po’ diverse da quelle che generano questo senso di onnipotenza nella loro vita online?

 

Purtroppo ci penseranno i giudici a riportare i tre maldestri al “principio di realtà”. Purtroppo i loro genitori dovranno spendere molti soldi per rimediare gli ingenti danni prodotti dai figli. Potremmo dire che l’unico lieto fine di questa storia è che nessuno si è fatto male. E’ il caso che ora i tre minorenni riflettano che è da oggi che comincia la loro nuova vita. Dove le regole da rispettare si trovano già scritte nella Costituzione e nei Codici Civile e Penale.

 

Ma soprattutto nel buon senso e nel bisogno di fare della propria esistenza qualcosa di importante. Qualcosa che costruisce e non che distrugge. Se non lo avevano imparato prima i tre ragazzi, ora saranno obbligati ad farlo. Magari in una comunità. Magari con i lavori sociali. E noi tutti, genitori ed educatori, dovremmo discutere di questo caso di cronaca con i nostri figli. Per insegnare loro che la vita reale è molto diversa da quella che vivono nei loro mondi virtuali.

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