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«Noi gay contro le nozze e i figli ai gay»

18/03/2015  Quello dello stilista Domenico Dolce, che ha difeso la realtà e si è scagliato contro la pratica dell'utero in affitto, non è una voce isolata tra gli omosessuali. Da due anni, diversi collettivi gay scendono in piazza con la Manif pour tous per rivendicare la propria diversità sessuale e ribadire che non vogliono per sé matrimonio, adozione e bebè in vitro o nati da maternità surrogata

Le dichiarazioni dello stilista Domenico Dolce, reo di aver difeso la realtà (i figli nascono da un uomo e una donna) e criticato la pratica dell’utero in affitto, utilizzata da molte coppie gay per avere figli, sono diventato un caso internazionale. Amplificate dalle dichiarazioni di Elton John e di altri artisti del jet set internazionale che hanno lanciato la campagna #BoycottDolce&Gabbana finendo per dare del “fascista” allo stilista siciliano.

Ma Domenico Dolce non è l’unico omosessuale a pensarla in questo modo anche se, essendo famoso, le sue dichiarazioni fanno più rumore di quelle di altri. Da un paio d’anni in Francia, tra le fila del movimento della Manif pour tous, che ha portato in piazza milioni di persone per protestare contro la legge voluta dal governo socialista di Françoise Hollande che prevede il matrimonio e le adozioni per le coppie dello stesso sesso, ci sono molti omosessuali, alcuni dei quali si sono riuniti in gruppi organizzati: dal collettivo “HomoVox” a “Plus gay sans mariage” (“Più gay senza matrimonio”), fondato dall’ateo Xavier Bongibault. Si tratta di omosessuali che rivendicano la propria diversità sessuale e non vogliono per sé matrimonio, adozione e procreazione medicalmente assistita. In pratica, le stesse parole d’ordine della battaglia della Manif.

Strano, no? A dar retta ai soliti maître à penser progressisti chi protesta contro le nozze gay è automaticamente  reazionario, oscurantista e omofobo. In questo caso, sarebbero anche omofobi gli omosessuali che scendono in piazza contro le nozze e i figli alle coppie gay.

«È importante capire», spiegava Nathalie de Williencourt di HomoVox, «che in Francia nella legge non ci sono distinzioni tra il matrimonio e l’adozione: tutte le coppie sposate hanno il diritto di adottare. Quando si propone il matrimonio per gli omosessuali, esso comprende automaticamente l’adozione. Non c’è divisione come in altri Paesi europei. Noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre, possibilmente biologici, che possibilmente si amino. Un figlio nasce dal frutto dell’amore di suo padre e di sua madre e ha il diritto di conoscerli».

Jean Pierre, un altro aderente a HomoVox, a una delle manifestazioni della Manif pour tous spiegava: «Sono omosessuale e ho una vita di coppia in regime di Pacs. Sono qui perché ogni bambino ha diritto ad avere un padre e una madre. Perché non voglio che le donne siano ridotte a macchine per produrre figli per coppie di uomini. Perché non voglio che i figli dell’eterologa passino la vita alla disperata ricerca delle loro radici. Non ogni amore è fatto per il matrimonio. È l’amore incarnato nella differenza dei sessi che fa il matrimonio. Grazie, a nome degli omosessuali, per essere qui a difendere il reale!».  

Per dare voce a queste persone e raccontare le ragioni di questa mobilitazione, Jean Pierre Delaume Myard, già portavoce di HomoVox, ha scritto un libro "Homosexuel contre le mariage pour tous" di prossima pubblicazione in Italia con Rubbettino. In un’intervista a Radio Vaticana sul caso Dolce&Gabbana, Myard ha spiegato che i due stilisti «sono vittime della lobby gay, come lo sono io in Francia». Poi ha aggiunto: «È necessario sapere che se non sei sulla linea di pensiero della Lgbt, sei emarginato e boicottato. Per esempio, io ho scritto un libro, in Francia, e i media e le librerie si sono rifiutati di parlarne. Sono un po’ preoccupato perché dovrebbe uscire, prossimamente, anche da voi, in Italia». Sull’utero in affitto la sua posizione è chiara: «Dolce&Gabbana sono persone responsabili; hanno ragione se rifiutano il concetto delle madri surrogate, intanto perché significa sfruttare i più deboli, i più poveri. Elton John ha acquistato i suoi figli. La donna – è importante ribadirlo – non è una merce, e oltre a questo ogni bambino ha il diritto di conoscere suo padre e sua madre. Invece, questi benpensanti come Elton John o la sinistra europea hanno reintrodotto la schiavitù».

Secondo Myard all’interno del mondo gay c’è una dittatura del pensiero unico veicolata da lobbies potenti, piene di risorse e mediaticamente influenti:  «Ne ho abbastanza della dittatura gay: io faccio una distinzione tra “gay” e “omosessuale”», ha detto. «Se non la pensi come la lobby Lgbt in quanto omosessuale, sei forzatamente manipolato e la lobby gay ha una reazione omofoba, come se gli omosessuali non potessero pensare con la loro propria testa. La lobby gay è sempre più presente in tutte le istituzioni: bisogna combatterle perché non rappresentano gli omosessuali. La lobby Lgbt vuole distruggere l’istituzione del matrimonio e la famiglia. Non bisogna confondere “omosessuale” e “gay”: i gay sono militanti attivisti».

Sul caso francece, Myar è stato chiaro: «Ci vogliono  far credere che gli omosessuali chiedono il diritto ad avere un figlio. Allora, intanto un figlio non è un diritto. In Francia ci hanno mentito facendoci credere che per esempio la legge Taubira  sul matrimonio per tutti era stata chiesta dagli omosessuali: non è così. A chiederla è stata la lobby gay, quella lobby gay che è molto potente in Europa è rappresentata da Igla».

Per queste posizioni, Myard è stato accusato di "tradimento" e ha perfino ricevuto minacce di morte sul web. Nella manifestazione della Manif a Roma un anno fa spiegava con queste parole il suo impegno: «Mi sono impegnato perché se fra vent’anni incontrassi un ragazzo o una ragazza, figlio di una coppia di persone dello stesso sesso, non vorrei che mi rimproverasse di averlo privato della possibilità di avere un padre e una madre,  come ogni figlio di una coppia divorziata, di una coppia di fatto o sposata. Per tutti,  ci vogliono un padre e una madre!». Omofobo e “fascista” anche lui?  

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