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venerdì 26 aprile 2019
 
storie esemplari
 

"Chi rompe paga. E ripara". La lezione civica di un papà.

27/09/2015  Il figlio ha rotto una staccionata con un amico. Il padre, A.C., va a riprenderlo alla Questura di Perugia. E invece di minimizzare l'accaduto come spesso accade, sollecita i due ragazzi a scusarsi e a riparare il danno con le loro mani. E poi scrive alla Questura.

La storia è piccola anzi minuscola, ma ha un messaggio enorme. Francesco e Alessandro (nomi necessariamente di fantasia) hanno 14 anni e sono amici da sempre. Sono alle prime uscite da grandi e le consegne delle famiglie sono consolidate: il patto è che i ragazzi, lasciati davanti al cinema dal papà di Francesco, vedranno il film e poi aspetteranno davanti al centro commerciale finché il papà di Alessandro non arriverà a prenderli.

Il 4 agosto però finisce in un'altra maniera. Il papà di Alessandro riceve una telefonata dalla Questura, è lì che dovrà andare a riprendere suo figlio. Il papà di Francesco, idem. La faccenda è presto riassunta, a raccontarla, senza la minima reticenza, è il papà di Alessandro, A.C., anonimo pure lui perché diversamente ci vorrebbe un attimo a identificare i figli. Ma la notizia è verificatissima: la Questura di Perugia conferma per filo e per segno e tutto coincide  con il racconto di A.C.: «Scopro  arrivando in Questura che mio figlio e il suo amico, mentre aspettavano, non hanno trovato di meglio per intrattenersi che divellere tre assi dal corrimano di una staccionata che delimita il percorso verde. Un vigilante del centro commerciale, quello di cui fa parte anche il cinema, ha visto l'impresa e ha chiamato la Polizia. Arrivata la volante ha identificato i nostri figli disponendo che venissero riaffidati ai genitori, a patto ovviamente di andare a riprenderli in Questura. Non è che sia pratico di Forze dell'ordine, da mio figlio non me lo sarei aspettato. Un po' preoccupato sono andato a riprenderlo e a capire l'accaduto. Mi hanno spiegato che non era probabile che il centro commerciale sporgesse denuncia contro due ragazzini, ma che avrei potuto cercare di sondarne le intenzioni, anche se era probabile che mio figlio se la sarebbe cavata con tante scuse da parte sua e una ramanzina da parte loro».

A.C. non è il padre che davanti alla marachella di un figlio giustifica sempre e neanche la mamma di Philadelphia che ha fatto il giro del mondo in un video del web mentre riportava a casa suo figlio a schiaffoni, A.C. è probabilmente quel che si dice il giusto mezzo tra i due, però quel danno, pur non gravissimo in sé, non gli piace proprio, lo preoccupa: «Subito ho parlato con mio figlio senza troppi strepiti». La sua voce calma ripete le frasi come se avesse il ragazzo lì davanti: «"Chi ti ha insegnato a fare queste cose? Come ti è venuto in mente?". Le risposte di Alessandro sono evasive si direbbe che non sappia neanche lui il perché, dice qualcosa di confuso, che riguarda il sentirsi guardati e importanti durante l'impresa». Il padre replica subito: «No. Qui di importante c'è solo che ora si va a chiedere scusa».

Ma capisce che non basta. Ci pensa su di notte: «Mi dicevo: adesso è una staccionata da venti euro di danno, domani potrebbe essere una vetrina, dopodomani un monumento e allora cambia tutto: allora altro che ramanzina, arrivano le denunce e sono una cosa seria. E comunque per conto mio il valore di quello che rovini è un dettaglio: non si fa. Punto. Ci ho riflettuto, ho pensato che la cosa giusta sarebbe stata coinvolgere l'altro padre, che è un amico ed è stato subito d'accordo, per andare  tutti e quattro a chiedere scusa, ma armati dell'occorrente, acquistato da noi, -assi, chiodi e tutto quanto - affinché i nostri figli, con il nostro aiuto per non farsi male, rimettessero a posto il corrimano danneggiato. L'abbiamo fatto dopo le vacanze, una domenica di settembre. Ne è uscita una giornata positiva, anche goliardica, con il direttore del centro commerciale che alla fine del lavoro ci ha offerto pure la colazione, un po' stupito di trovarsi davanti due ragazzini dall'aria innocua assai diversi da come li aveva immaginati, per nulla aderenti al cliché del vandalo, con cui di solito ha a che fare. Mi auguro che ai nostri figli la lezione sia servita: se non altro ricorderanno, spero, che anche il più banale del lavori costa tempo e fatica. Al mio lo ripeto, con l'aria di scherzare, ogni volta che esce: "Guarda che papà arriva al massimo a un po' di bricolage e a venti euro di assi, dunque..."». 

Giusto sapere che a rendere pubblica la notizia non è stato il padre, sono stati gli agenti della Questura, felici di poter dare per una volta una buona notizia, «utile  - dicono - magari anche a dare spunti di giustizia riparativa al Tribunale per minorenni e ,perché no?, chissà a diffondere un messaggio ai padri per contagio. Abituati - lo dicono chiaramente - a confrontarsi con genitori che giustificano anche le mancanze più gravi, sono trasecolati quando, un mese e una manciata di giorni dopo quel 4 agosto, hanno visto arrivare una mail di A.C., che spiegava loro che il danno era stato riparato e come, ma soprattutto che provava mettere nero su bianco il disagio di un padre cittadino davanti al gesto del figlio stonato rispetto all'insegnamento di una famiglia che aveva seminato tutt'altro,  molto lontana dal deserto educativo se non materiale che troppe volte si riscontra in simili casi. «Siamo rimasti stupiti, - raccontano gli agenti - perché dobbiamo ammettere che non succede mai e allora ci siamo guardati e ci siamo detti - siamo padri prima che sbirri -  che invece è così che dovrebbe andare sempre. E abbiamo deciso, salvaguardando l'anonimato, di dare la notizia».

A chi gli chiede se non abbia avuto anche lui la tentazione, nello stupore del momento, di fare come tanti,  di difendere per partito preso il figliolo, A.C. risponde serafico: «Se ho dei dubbi sulle responsabilità di mio figlio, verifico mille volte, ma, in questo caso, sarebbe stato negare l'evidenza. Erano stati loro e avevano rotto una cosa d'altri, senza neanche saper spiegare il perché. Avrei preferito che non fosse capitato, ma se capita l'unica cosa che puoi fare è chiederti che cosa fa un buon padre in un momento così e provare a farlo. Quando la storia è uscita anonima e scarna sui siti dei giornali locali, qualche lettore ha commentato: "D'accordo riparare, ma anche due schiaffoni". Mi permetto di dissentire». Ne fa una questione di principio e di coerenza: «Se con l'esempio risolvi con lui un problema a ceffoni, è probabile che tuo figlio cresca con l'idea che se uno fa una cosa che non ti piace invece di farlo ragionare, puoi convincerlo a botte. E dopo sarà più difficile che capisca che una rissa da grandi è roba da Codice penale. Anche per questo sono severissimo se sorprendo, come capita tra ragazzi, i miei figli a picchiarsi tra loro o con i compagni».

Ps. Con il legno avanzato padri e figli hanno sostituito anche un altro pezzo corrimano usurato dal tempo, per non sprecare il legno.

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