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martedì 17 luglio 2018
 
Colloqui col Padre
 

«Chiesa bigotta, per te sono una figlia di serie B»

06/07/2018  «Vengo disprezzata per avere al mio fianco un uomo sposato. Il nostro amore ha retto a tutto: alla distanza, alla ex moglie e alla sua opprimente famiglia. Ma mi sono molto allontanata da una Chiesa in cui non mi riconosco». Risponde don Antonio

Caro don Antonio, credo in Dio, eccome se ci credo, ma mi sono molto allontanata da una Chiesa in cui non mi riconosco. Sono figlia di Serie B, per la Chiesa. Mio padre, classe ’49, porta il cognome della madre, in quanto il suo padre biologico non lo ha riconosciuto. Potrà immaginare all’epoca le prese in giro e l’emarginazione che ha dovuto subire a causa dei bigotti attaccati a un’idea di Chiesa lontana anni luce da Dio. Come se non bastasse, la madre sposò un uomo (anch’esso non gli diede il cognome) con cui ebbe altri 3 figli, i quali non lo hanno mai trattato da fratello. A 19 anni, immaturo e arrabbiato con il mondo, sposò una ragazza, ma dopo aver avuto una figlia insieme, dopo nemmeno un anno, si lasciarono. Iniziò per lui un calvario durato anni e anni. Quella donna gli portò via la figlia, lo denunciò, gli tolse tutti i soldi, la dignità... gli rovinò la reputazione un’altra volta. Era un uomo finito, fino a quando non incontrò mia madre, un angelo sceso dal cielo. Mamma viene da una famiglia molto devota. La prima di 5 figli. La più brava tra loro, la più buona e generosa. Mio nonno, suo padre, desiderava il meglio per lei eppure, dopo qualche rimostranza, accettò in casa quell’uomo separato con già una figlia, andò contro le maldicenze della gente, si fidò di lui. Gli diede una possibilità.

Oggi sono 44 anni che mamma e papà sono insieme. Hanno avuto tre figli, tra cui io, che sono la più giovane. Hanno seri problemi di salute, ma uno sorregge l’altro. La sera sul divano papà massaggia i piedi di mamma. Durante la notte mamma si sveglia varie volte a vedere se papà respira bene e sta bene. Durante il giorno litigano e bisticciano, ma non c’è sera che non si diano una carezza al volto prima di andare a letto. Ho un esempio di genitori che Dio e la gioia di vivere l’hanno sempre avuta nel cuore e nella vita. Persone che hanno rinunciato a tutto, a qualunque sfizio o soddisfazione, pur di crescere me, i miei fratelli, e quella sorellastra che ci ripudia e ci schifa. Tengo a precisare che i miei si sono potuti sposare solo con rito civile. Ma il prete dell’epoca benedì le loro fedi.

Oggi, anno 2018, io ormai 31enne finalmente ho trovato l’uomo della mia vita. Purtroppo a 93 km di distanza e con un matrimonio fallito alle spalle, dal quale è nato un angelo di nome Simone. Il lavoro di entrambi, le sue esigenze di padre e la distanza rischiavano di dividerci per sempre. Abbiamo quindi deciso di convivere dopo circa 6 mesi appena, e l’ho raggiunto al suo paese, dove il bigottismo regna sovrano. Il mio compagno si era separato dopo che lei aveva fatto le corna a lui e, nonostante lui volesse riprovarci, lei ha deciso di lasciarlo. Una volta che lui ha conosciuto me, lei ha fatto l’impossibile per farci lasciare. E fin qui... credo succeda un po’ in tutte le situazioni di questo genere. Ma appena arrivata nel paese del mio compagno, il mio peggior nemico è stata proprio la sua famiglia, gente che va a Messa tutte le domeniche. Secondo i suoi genitori lui doveva rimanere solo, ad aspettare che lei prima o poi tornasse. Non doveva rifarsi una vita. Non hanno mai accettato la sua separazione, peraltro imposta dall’altra parte. Mi odiano e criticano me e la mia famiglia. Ci definiscono ruffiani, perché i miei genitori hanno subito accettato il mio compagno e il suo dolce bimbo, creando un bellissimo rapporto. Mi hanno sbattuto la porta in faccia, hanno provato in tutti i modi a farmi cedere e tornarmene a casa. I miei nonni accettarono serenamente mio padre 44 anni fa. Al giorno d’oggi io vengo disprezzata per avere al mio fianco un uomo sposato. Ma il nostro è un amore così forte che ha retto a tutto. Alla distanza, alla ex moglie e alla sua bigotta famiglia.

Ma ora io le chiedo: come posso credere in una Chiesa così bigotta che non mi permette di sposarmi in chiesa, che è il mio sogno da quando ero bambina? Io che non credo nel rito civile, ma volevo suggellare la mia promessa davanti a Dio. E vogliamo parlare della Sacra Rota? Costosa e tempi lunghissimi. 3.500 € non se li possono permettere tutti. Dio è dove c’è amore, e io e il mio compagno dovremmo poter vivere il nostro amore nel nome di Dio. Il don di questa chiesa dice che prima o poi la Chiesa cattolica si dovrà aprire come quella ortodossa e permettere ai divorziati le seconde nozze religiose. Intanto anime come me si allontanano dalla Chiesa delusi, tristi.

LETTERA FIRMATA

Cara amica, la storia tua e della tua famiglia sembra un romanzo! Non posso valutare nei particolari quello che racconti, ma mi baso solo sulle tue parole. Parli di bigottismo da parte dei paesani e della famiglia del tuo compagno. Non faccio fatica a crederti e penso che l’unico modo di reagire sia quello di non rispondere con il male al male ricevuto, ma al contrario con amore, perdonando, pregando, comportandoti da persona di fede. Nessuno ti vieta di partecipare alla Messa, di dare se possibile una mano in parrocchia. Chi ha sposato un divorziato, anche se non può accedere ai sacramenti, non è fuori dalla Chiesa. Come scrive papa Francesco in Amoris laetitia, riprendendo la relazione finale del Sinodo, «la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo imperfetto: invoca con essi la grazia della conversione, li incoraggia a compiere il bene, a prendersi cura con amore l’uno dell’altro e a mettersi al servizio della comunità nella quale vivono e lavorano». Francesco aggiunge: «Quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico – ed è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove – può essere vista come un’occasione da accompagnare verso il sacramento del matrimonio, laddove questo sia possibile» (n. 78).

Ma è davvero possibile? In realtà sì, se il precedente matrimonio viene riconosciuto come nullo, cioè mai davvero avvenuto. Tu parli di tempi lunghissimi e di costi insostenibili. Ma non è così, soprattutto dopo la riforma voluta da papa Francesco con la lettera apostolica, Mitis iudex Dominus Iesus, che permette di abbreviare molto la procedura, se ci sono le condizioni per farlo. Ne parla anche Amoris laetitia al n. 244. Partendo dalla richiesta di molti padri sinodali di «rendere più accessibili ed agili, possibilmente del tutto gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità». In proposito Francesco richiama i vescovi a una grande responsabilità, essendo «chiamati a giudicare loro stessi alcune cause e, in ogni modo, ad assicurare un accesso più facile dei fedeli alla giustizia».

Il Papa chiede espressamente di «mettere a disposizione delle persone separate o delle coppie in crisi un servizio d’informazione, di consiglio e di mediazione, legato alla pastorale familiare, che potrà pure accogliere le persone in vista dell’indagine preliminare al processo matrimoniale».

Insomma, non sei una persona di Serie B per la Chiesa, e magari il tuo sogno di sposarti in chiesa si potrà realizzare. In ogni caso, la vera gioia è nell’amore reciproco e verso i figli, nel testimoniare questo amore con una vita di fede e di benevolenza verso tutti. La Chiesa siamo tutti noi, con i nostri limiti e peccati. Ne fai parte anche tu con la tua famiglia. Ciascuno di noi deve trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, sentendosi «oggetto di una misericordia “immeritata, incondizionata e gratuita”» (Amoris laetitia 297).

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