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sabato 02 agosto 2014
 
 

Francesca Chillemi: «il sogno non può morire»

19/07/2013  Per commentare le parole del Presidente della Camera Laura Boldrini, parliamo con Francesca Chiellemi, Miss Italia 2003 che all’epoca aveva 18 anni e frequentava ancora il liceo classico.

Per commentare le parole del Presidente della Camera Laura Boldrini, parliamo con Francesca Chiellemi, Miss Italia 2003 che all’epoca aveva 18 anni e frequentava ancora il liceo classico.

- Il presidente della Camera, Laura Boldrini definisce la scelta della RAI di bocciare Miss Italia «una scelta moderna e civile». Condividi le sue parole?

«Assolutamente no. Miss Italia è un grande trampolino di lancio. Certo, in sole 4 serate per 100 ragazze magari fai fatica a far vedere chi sei ma la vincitrice e tutte le partecipanti hanno la possibilità di entrare in contatto con un mondo pieno di opportunità. E’ un concorso di bellezza, nazional polare dove non c’è tanto di più da esprimere della bellezza in sè e per sè ma che non ha nulla di volgare. Ci sono cose, come ha detto Fiorello, ben peggiori. Non sarà un caso se lo fanno in tutti i paesi, fin a Miss Russia. Non capisco perché dobbiamo essere così bigotti da dire che è incivile».

- La Boldrini si sbilancia, poi, sul modello femminile che passa nei media, figura che va rivista, a detta sua, "dato che solo il 2% delle donne in televisione esprime un parere e il resto è muto". E’ così?

«Devo ammettere che a volte sì, è più facile per l’uomo esprimersi che per la donna. Ma ognuno fa la carriera che vuole. Io scegliendo la  fiction mi sono ritagliata uno spazio di espressione, quello dell'attrice che è ciò che mi piace fare. Magari se fossi rimasta a fare la velina non sarebbe andata così o sarei diventata un'ottima conduttrice. Ci sono tanti ruoli possibili e ognuna si sceglie il suo. C’è, poi, come in tutto, una componente di fortuna».

- Nel 2003, giovanissima da Barcellona, Messina, vinci miss Italia. Come è stata la tua esperienza?

Io mi sono sempre sentita protetta e mai usata, mai un oggetto. E' stata un'esperienza diversa, nuova e che mi ha permesso di fare tante amicizie. Ricordo ancora il dispiacere quando stava per finire, al di là della vittoria o meno. Miss Italia, per me come per tante, è stato un mezzo, non un fine. Un'occasione per chi viveva lontano dai centri nevralgici dello spettacolo, del cinema, della moda di darsi una possibilità. Senza Miss Italia non sarei arrivata dove sono ora e non avrei questa vita.

- Ti incorona Claudia Cardinale, presidente di giuria. Quello stesso pomeriggio mette in guardia tutte voi dicendo: "La bellezza conta, ma di più ancora la telegenia. E la forza: questo non è un mestiere per donne fragili".

«Sì, è vero. Non è un mestiere per donne fragili. Non è facile arrivare ad avere successo, non si finisce mai di imparare e non si finisce mai di non essere brave. Il percorso che inizia dopo è difficile ma ti porta grandi soddisfazioni e senza Miss Italia non sarebbe stato possibile. Per questo dico, può essere che vada cambiato il format ma non il sogno di quel concorso».
 
- Lo faresti fare a tua figlia?
 
«Perché no. Io l'ho fatto con i miei che mi hanno seguita passo passo. Così come farei io con lei. Ho visto una pulizia e una sicurezza in quei giorni senza eguali. Mi sono sentita come se fossi a casa».
 
- In Che Dio ci aiuti interpreti Azzurra, ragazza scatenata. In questi giorni inizi a girare la terza serie. E’ stato difficile riscattarsi, da miss ad attrice?

«E’ stato difficile perché ci sono dei preconcetti verso la bellezza. Ci sarebbero stati comunque, con o senza fascia. Ma come ha detto Claudia, con la forza, riesci a superare qualsiasi cosa».  

 
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