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martedì 11 dicembre 2018
 
SOLIDARIETA'
 

Cibo, giochi e ascolto: la sfida alla povertà degli empori solidali

05/12/2018  Il primo nasce nel 1997 a Genova. Il modello s'afferma dal 2008, con le aperture delle strutture a Roma, Prato e Pescara. Oggi sono 178 in tutta Italia. E presto ne apriranno altri 20. Non solo merci (gratis) per chi non ce la fa a tirare avanti, ma anche progetti personalizzati di riscatto economico-sociale. Il primo Rapporto Caritas-CSVnet presentato il 5 dicembre, giornata mondiale del volontariato. Chi dona. Chi ne usufruisce. I doverosi controlli.

L'emporio solidale di Viterbo. In copertina: uno scorcio dell'emporio solidale di Mazzano, in provincia di Brescia. Tutte le fotografie di questo servizio sono state gentilmente concesse dalla Caritas italiana e da CSVnet.
L'emporio solidale di Viterbo. In copertina: uno scorcio dell'emporio solidale di Mazzano, in provincia di Brescia. Tutte le fotografie di questo servizio sono state gentilmente concesse dalla Caritas italiana e da CSVnet.

E' una rete di 178 “negozi” attivi in 19 regioni italiane e almeno 20 pronti ad aprire entro il 2019. Lo scorso anno gli empori solidali hanno aiutato 105.000 persone e 30.000 famiglie. Dal 1997 ad oggi hanno dato una mano a oltre 99.000  famiglie e 325 mila persone che hanno usufruito del servizio, di cui il 44% straniere. Il 27,4% (di cui un quinto neonati) ha meno di 15 anni. Sparsi da Nord a Sud, gli empori solidali sono spazi che assomigliano a supermercati dove le famiglie che vivono situazioni (anche solo temporanee) di povertà possono fare la spesa gratis, grazie ad una tessera a punti da scalare, elettronica o manuale. L’accesso agli empori avviene in base alla verifica delle condizioni di difficoltà, con colloqui individuali e presentazione della documentazione (soglia Isee e Irpef).

La prima mappatura di questa forma avanzata di assistenza è stata presentata mercoledì 5 dicembre a Roma, ed è contenuta nel 1° rapporto di Caritas italiana e CSVnet, l’associazione dei centri di servizio per il volontariato. “La complessità della povertà esclude a priori la presunzione di chiunque di disporre di una soluzione epocale”, hanno affermato nelle riflessioni conclusive il direttore di Caritas Italiana don Francesco Soddu e il presidente di CSVnet Stefano Tabò.

Boom di empori solidali nell’ultimo triennio. Gli empori solidali sono cresciuti in maniera vertiginosa nell’ultimo triennio, sottolinea l'agenzia di stampa Agensir che ha dedicato più servizi al fenomeno il 57%  (102) ha aperto tra il 2016 e il 2018, una quota che sale al 72% se si considera anche l’anno precedente.

Il primo è nato nel 1997 a Genova, mentre è dal 2008, con le aperture degli empori Caritas a Roma, Prato e Pescara, che il modello ha cominciato ad affermarsi.Nella quasi totalità dei casi sono gestiti da organizzazioni non profit, spesso in rete fra loro: per il 52% sono associazioni (in maggioranza di volontariato), per il 10% cooperative sociali, per il 35% enti ecclesiastici diocesani o parrocchie, per il 3% enti pubblici. Il ruolo di questi ultimi, quasi sempre Comuni (300 quelli coinvolti), è riconosciuto da quasi tutti gli empori. Le Caritas diocesane hanno un ruolo in 137 empori (in 65 casi come promotrici dirette); i Csv in 79 empori, con supporti al funzionamento.

Aperti 2 o 3 giorni alla settimana. Gli empori sono aperti per 1.860 ore alla settimana per un totale di oltre 100 mila ore all’anno. La maggioranza apre 2 o 3 giorni alla settimana (non consecutivi); privilegiati i giorni infrasettimanali, mentre 37 anche il sabato.

L'86% degli empori presta ulteriori servizi: accoglienza e ascolto, orientamento al volontariato e alla ricerca di lavoro, terapia familiare, educativa alimentare o alla gestione del proprio bilancio, consulenza legale. Inoltre, il 55% delle strutture propone ai beneficiari attività di volontariato, sia all’interno che presso altre realtà. Le dimensioni e le caratteristiche degli empori sono piuttosto disomogenee. Il costo mensile per la gestione oscilla tra 0 e 28 mila euro, ma più del 70% si attesta nella fascia tra 1.000 e 4.500 euro. A pesare maggiormente sono le voci di costo relative all’acquisto diretto dei beni (circa 40%) e personale (per il 22%).

Oltre 1.200 imprese che collaborano. Sono più di 1.200 (soprattutto supermercati e piccola distribuzione alimentare) le imprese che collaborano direttamente con gli empori e mettono a disposizione i beni sugli scaffali, spesso derivanti da raccolte di beni negli esercizi privati da parte di organizzazioni non profit del territorio, in particolare il Banco Alimentare. Accanto agli alimenti non deteriorabili, già presenti nei “pacchi” distribuiti sul territorio, gli empori hanno la capacità di gestire alimenti freschi e ortofrutta (in 124 servizi), alimenti cotti (in 30) e surgelati. Ma anche prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa (in 146 empori), indumenti (in 50), fino ai prodotti farmaceutici, ai piccoli arredi e agli alimenti per gli animali. Molto presenti i prodotti per bambini e ragazzi: giocattoli (disponibili in 62 realtà), articoli per la scuola e prodotti di cancelleria (in 92) e soprattutto alimenti per neonati (in 150).

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