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sabato 23 settembre 2017
 
 

Il monastero non sia un Purgatorio

04/10/2013  Il Papa, ad Assisi, richiama le suore di clausura a una contemplazione che non sia solo spirituale. L'incontro con le religiose dopo quelli con i poveri e i disabili. Le cronache dei nostri inviati.

«Che il monastero non sia un Purgatorio, ma una famiglia». Le suore sono attente, disposte nei banchi in attesa del Papa già molto prima del suo ingresso. Nella basilica di Santa Chiara Francesco incontra le monache di clausura. Non prima però di aver reso omaggio alla tomba di Santa Chiara conservata nella cripta. Anche qui papa Francesco lascia un mazzo di fiori e poi si inginocchia davanti alla teca che custodisce il corpo della Santa. Una preghiera silenziosa che dura parecchi minuti Poi, con gli otto cardinali e il segretario del Consiglio, che lo hanno accompagnato in tutte le tappe del viaggio ad Assisi, entra in chiesa accolto dai canti delle sorelle e dal suono delle campane. Dopo un'altra sosta silenziosa davanti al crocifisso di San Damiano il Papa parla a braccio.
«Vi ringrazio tanto per l'accoglienza e la preghiera per la Chiesa», esordisce il Papa. Che poi si concentra su due concetti in particolare: quello della contemplazione vera e di una sana vita di comunità.
«Quando una suora, nella clausura, consacra tutta la sua vita al Signore accade una trasformazione che non si finisce di capire: la normalità del nostro pensiero sarebbe che questa suora diventa isolata, sola con l'Assoluto, sola con Dio. E' una vita ascetica, penitente», dice il Papa, «ma questa non è la strada di una suora di clausura cattolica e neppure cristiana. La strada passa da Gesù Cristo, sempre. Gesù Cristo è al centro della vostra vita di penitenza, di comunità, di preghiera e anche della universalità della preghiera e per questa strada succede il contrario di chi pensa che una suora di chiusura è un'ascetica. Una suora di clausura, quando va nella strada della contemplazione di Gesù Cristo diventa grandemente umana. Le suore di clausura sono chiamate ad avere grande umanità, come quella della Madre chiesa, devono capire tutte le cose della vita, essere persone che sanno capire i problemi umani, che sanno perdonare, che sanno chiedere al Signore per le persone. La vostra umanità viene per questa strada: l'incarnazione del Verbo, la strada di Gesù Cristo».
«Qual è il segno di una suora così umana?», chiede il Papa. «La gioia, quando c'è gioia. A me fa tristezza, quando trovo suore che non sono gioiose, che forse sorridono, ma col sorriso di un'assistente di volo, non col il sorriso della gioia che viene da dentro». E poi cita Santa Teresa, «e le suore vostre concorrenti. Davanti a una suora triste Santa Teresa diceva: datele una bistecca. Ecco ricordatevi della bistecca di Santa Teresa. Perché Gesù non è una idea astratta. Oggi, nella messa, parlando del Crocifisso, dicevo che Francesco lo aveva contemplato con gli occhi aperti, con le ferite aperte, con il sangue che veniva giù. Questa è la vostra vocazione: contemplare la realtà di Gesù Cristo. Le idee astratte seccano la testa, invece ci deve essere la contemplazione delle piaghe di Gesù che le ha portate in cielo. Percorrere la strada dell'umanità di Gesù Cristo, sempre con Gesù che è Dio e uomo».
Per questo, continua il Papa, «è tanto bello quando la gente va a chiedere nei monasteri una preghiera. Forse la suora non dice nulla di straordinario, ma una parola che le viene dalla contemplazione di Gesù Cristo. La suora, come la Chiesa, è sulla strada per essere maestra di umanità».
Per papa Francesco non bisogna troppo spirituali, ma contemplare l'umanità di Gesù Cristo, «perché il Verbo si è fatto carne e questo darà a voi una santità umana, grande, bella matura, una santità di Madre. La Chiesa vi vuole così: madri, dare vita. Quando voi pregate per i sacerdoti, per i seminaristi avete con loro un rapporto di maternità. Con la preghiera li aiutate a diventare buoni pastori».
La seconda cosa che ricorda il Papa è la vita di comunità: «Perdonate, sopportatevi perché la vita di comunità non è facile e il diavolo approfitta di tutto per dividere. "Io non voglio parlare male, ma..." e comincia la divisione. Questo non va. Curare l'amicizia tra voi, la vita di famiglia, l'amore tra voi. Il monastero non sia un Purgatorio, ma una famiglia. I problemi ci sono e ci saranno, ma come si fa in una famiglia si cerca la soluzione con amore. Curare la vita di comunità perché quando è di famiglia, lo Spirito Santo è in mezzo alla comunità».
E infine, prima di chiedere alle clarisse di pregare per lui Francesco dice loro: «Chiedo per voi questa gioia che nasce dalla vera contemplazione e da una bella vita comunitaria». 

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