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martedì 16 ottobre 2018
 
 

Clericus Cup, sacerdoti nel pallone

01/04/2011  La quinta edizione del campionato del Vaticano nel nome di Giovanni Paolo II.

Monsignor Claudio Paganini con Giancarlo Abete, presidente della Figc
Monsignor Claudio Paganini con Giancarlo Abete, presidente della Figc

A Papa Giovanni Paolo II l'idea sarebbe piaciuta, non avrebbe trovato irriverente che gli dedicassero un'edizione di un campionato di calcio, la Clericus Cup, ormai giunta alla quinta edizione: quest'anno i sacerdoti, perché di "Mondiale" del Vaticano si tratta, la giocano nel suo nome. Papa Wojtyla sorriderà, da dove si trova, guardando i gol e qualche lancio alla "viva il parroco": del resto non ha mai nascosto la sua passione sportiva, l'ha vissuta a fondo anche da Papa, anche quand'era difficile e bisognava un po' sottrarsi agli sguardi indiscreti.

Fu il primo a volere una piscina in Vaticano, per avere un posto dove nuotare. E monsignor Claudio Paganini, presidente della Clericus Cup non lesina  testimonianze in merito: «Corre voce che per 118 volte durante il pontificato, il martedì, sia "fuggito" sul Gran Sasso per sciare, qualche foto lo testimonia, e si favoleggia che per 175 volte, di martedì, abbia lasciato il Vaticano per concedersi sport nella natura. A prova che la santità si può vivere pregando, studiando, ma anche concedendo al proprio corpo spazi di vita e di inserimento nello spazio circostante. Aveva sempre vissuto così, stando a contatto con i giovani condividendo con loro lo sport. Per noi è un volano. Alla Clericus Cup  partecipano oltre 400 seminaristi e sacerdoti di oltre 65 nazioni, se tornando nelle loro diocesi, porteranno assieme ai sacramenti, agli studi e alla teologia anche questa esperienza, dimostreranno che la Chiesa vuol bene ai giovani e sa parlare con loro il loro linguaggio».

C'è bisogno di riavvicinarsi?
«Molti ex giocatori per emulazione stanno già portando l'esperienza della Clericus Cup nel mondo. I giovani e i sacerdoti in questo modo si coinvolgono a vicenda. Io credo che la Chiesa oggi debba tornare a parlare ai giovani come un tempo negli oratori, a riaprire quella breccia nel cuore umano che oggi, ahimé, abbiamo un po' perso, complici i fatti della pedofilia, della teologia accentuata, di una Chiesa troppo maestra e poco pastore in mezzo alla gente, cose che ci fanno perdere un po' di credibilità umana. C'è bisogno di una Chiesa che sta in mezzo alla gente».

A questo proposito, sappiamo che non è nemmeno un caso che Monsignor Paganini faccia il presidente della Clericus Cup?
«(Ride), se uno come me, che ha giocato da ragazzo a pallacanestro sempre in panchina, fa il cappellano del Brescia Calcio, fa il presidente della una manifestazione mondiale con 400 preti calciatori e ha pure sposato Andre Pirlo, c'è speranza per tutti. Sarà che da ragazzino a Orzinuovi facevo il chierichetto con Cesare Prandelli...».

Fa solo assistenza spirituale o dà il buon esempio?
«E come no? Gara di sci per preti, arrivato ultimo. Gara di scacchi, arrivato ultimo. Però è importante che io ci sia. Ho anche fatto l'apripista in talare! Trovo che sia una bella testimonianza di Chiesa vicina».

Si può arrivare ultimi e salvare la passione?
«E' una vita che mi prendono in giro, "Don sei sempre ultimo, don mangi troppo...", ma davvero qui l'importante è partecipare, solo così ti sentono davvero uno di loro».

Da presidente della Clericus Cup le tocca il pronostico...
«(ride) Eh no, ruolo istituzionale. Devo essere elegante, imparziale. Ho detto ai seminaristi: "Mi raccomando, vinca chi è più santo, se fanno santo uno sportivo... deve vincere chi ha più santi in cielo non chi ha l'arbitro che chiude un occhio».

Dunque niente discorsi alla don Camillo?
«(Altra risata), ho fatto ben di peggio: non crediate che i seminaristi e sacerdoti tirino indietro la gamba se c'è da fare un'entrata dura, sono competitivi eccome. Il gioco è aggressivo e determinato, ma il carattere si vede anche da questo. Vorrà dire che avremo insegnanti, preti, vescovi di carattere. Si impara a volte a capire meglio le persone da una partita di pallone che da mille testi di psicologia. Nel 1892 un gruppo di preti inglesi che studiava a Roma fondò una società sportiva, abbiamo perso quella profezia? Spero di no.»

Miracoli del pallone e dei suoi insospettabili rimbalzi. Chissà che non sia necessario svirgolare un tiro per gonfiare una porta in cielo.

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