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Cure e prevenzione
 
Benessere

Come controllare e difendere la nostra pelle

10/05/2016  Non è un semplice involucro che ricopre l’organismo, ma un organo complesso che protegge il corpo dalle aggressioni esterne. Il benessere della cute va preservato con un autoesame quotidiano e visite di controllo periodiche, anche in assenza di sintomi specifici.

Come gli altri organi del corpo, anche la pelle richiede una giusta prevenzione contro patologie di varia natura e pericolosità, dai tumori ad alterazioni più lievi che possono comunque creare disagio o danni estetici. L’autoesame quotidiano di aspetto, colore ed eventuali alterazioni è la prima strategia di diagnosi precoce, da integrare annualmente con visite specialistiche che verifichino la presenza di lesioni anomale, non sempre facili da individuare da soli.
«I sondaggi dimostrano che la maggioranza degli italiani si preoccupa della propria efficienza fisica soltanto al manifestarsi di qualche disturbo», commenta la dottoressa Magda Belmontesi, specialista in Dermatologia e Venereologia (www.pelleedintorni.it). «In realtà, così come nell’ultimo decennio è cresciuta l’attenzione per l’igiene orale e ci si reca dal dentista per un semplice controllo, la stessa attenzione va riservata agli altri distretti del corpo, come la pelle, che fra l’altro rappresenta l’organo più esteso ed esterno, continuamente esposto a fattori aggressivi come raggi solari, agenti chimici e inquinanti».
Questa barriera protettiva costituisce infatti uno dei più complessi sistemi dell’organismo, a cui affluisce circa un terzo del sangue totale in circolazione ed è caratterizzato da un continuo ciclo di rinnovamento, che in qualche modo rappresenta la natura mutevole della vita umana. «Alla lunga, la sua struttura può risentire di cattive abitudini alimentari, stress lavorativo, assunzione di farmaci e utilizzo di cosmetici aggressivi», avverte Belmontesi, «ma esistono anche malattie infettive, croniche e tumorali che possono essere escluse, diagnosticate o monitorate con appositi screening».

NEI IN PRIMO PIANO
Il primo aspetto a essere valutato nel corso di una visita dermatologica sono i nei (o nevi), ovvero quelle piccole formazioni scure, di colore variabile dal marrone al nero, piane o in rilievo, che nella maggior parte dei casi sono asintomatiche ma possono potenzialmente degenerare e trasformarsi in un melanoma. «Quest’ultimo è un tumore maligno che nasce sulla pelle, ma le cui cellule possono staccarsi e raggiungere attraverso la circolazione linfatica o sanguigna i linfonodi oppure qualche organo, formando nuove masse tumorali, le cosiddette metastasi», spiega la specialista.
Siccome la diagnosi precoce è fondamentale, perché consente di individuare melanomi in fase estremamente iniziale, migliorandone le probabilità di cura, il medico effettua una mappatura di tutti i nei presenti sulla pelle (cuoio capelluto compreso) grazie a un dermatoscopio, una sorta di lente di ingrandimento che – associata a luci particolari – consente di osservare le strutture microscopiche delle varie lesioni pigmentate, invisibili a occhio nudo.
In generale, le caratteristiche di un neo che fanno sospettare la trasformazione in melanoma possono essere riassunte nella regola nota come dell’ABCDE, ovvero:
* A come asimmetria: tracciando una linea immaginaria attraverso il neo, le due metà non appaiono uguali e dunque non
sono sovrapponibili;
* B come bordi: di solito, i melanomi hanno contorni irregolari, non ben definiti e frastagliati;
* C come colore: mentre un neo è generalmente monocromatico, il melanoma contiene più colori al suo interno. Il nero, scuro o variegato, si può mescolare con diverse tonalità di marrone e olivastro, ma anche con bianco, grigio, blu e rosso;
* D come dimensioni: normalmente, i melanomi sono più larghi di 6 millimetri di diametro, anche se almeno nel 30 per cento dei casi essi vengono diagnosticati prima;
* E come evoluzione: la lesione tende a cambiare forma, colore e dimensione nell’arco di poco tempo (giorni, settimane o qualche mese), spesso diventa palpabile (passandovi sopra il polpastrello si avverte un rilievo al tatto), può sanguinare spontaneamente o dare prurito.
«Per verificare questi aspetti durante la visita, il paziente viene fatto spogliare e sdraiare sul lettino per un esame del tutto indolore, non invasivo e privo di controindicazioni, che produce una serie di immagini numerate e archiviate poi dallo specialista per un confronto nei successivi controlli», aggiunge Belmontesi. «Oltre ai melanomi, il check up può individuare anche la predisposizione ad altre forme tumorali, i cosiddetti epiteliomi, che hanno origine dalle cellule di rivestimento anziché da quelle pigmentate: si tratta principalmente di carcinomi basocellulari o basaliomi e di quelli spinocellulari o a cellule squamose, entrambi legati alla scorretta esposizione ai raggi ultravioletti del sole, ma anche di lettini e lampade solari».

TROPPO SOLE FA MALE
Un’altra possibile conseguenza dell’esposizione solare prolungata e non protetta è la cheratosi attinica, una lesione precancerosa della pelle che appare soprattutto dopo i 40 anni di età e si manifesta con piccole chiazze ruvide, squamose e di colore bruno-grigiastro, diffuse in particolare su viso (specie fronte e padiglioni auricolari), gambe, braccia, dorso delle mani e aree maggiormente esposte alla luce.
Si tratta di una patologia che può regredire spontaneamente oppure evolvere verso un carcinoma invasivo, ma – se riconosciuta – ha la possibilità di essere curata con terapie fisiche o farmacologiche, fra cui un innovativo gel a base di ingenolo mebutato da stendere per due o tre giorni sulle lesioni, con un’unica somministrazione topica quotidiana.
«Al di là delle malattie più gravi, una visita dermatologica è utile anche per effettuare un check up cutaneo, che serve a misurare il grado di idratazione, acidità, contenuto di lipidi, elasticità, irrorazione sanguigna e rugosità della pelle», specifica Belmontesi. «Almeno una volta nella vita, sottoporsi a questo test è utile per scegliere i trattamenti dermocosmetici più adatti per l’igiene quotidiana, ma anche per la normalizzazione delle eventuali alterazioni evidenziate dall’esame».
Quando si parla di cute, infatti, ciascuno possiede un personale biotipo (pelle grassa o seborroica, secca, sensibile) e un certo fototipo (indicato comunemente con un numero da 1 a 6 e determinato dalla quantità di melanina, che rende più o meno vulnerabili nei confronti degli agenti esterni, specie dei raggi ultravioletti). Conoscere questi aspetti permette di controllare l’invecchiamento cutaneo con la corretta beauty routine quotidiana, riducendo o minimizzando rughe, solchi e pieghe già esistenti, ma anche prevenendo e rallentando la formazione di inestetismi nuovi.

I CINQUE COLORI DEL BENESSERE
La pelle poi, in particolare quella del viso, può essere rivelatrice di molti disturbi e malattie, spesso a carico degli organi interni: ecco allora che osservarne il colorito consente di percepire cosa succede sotto la superficie, valutando se stiamo bene oppure no. Non a caso, all’ingresso dell’Istituto di dermatologia e malattie veneree dell’Università di Pisa, una scritta latina recita: Sicut in cute et intus, che in italiano significa “Come sulla pelle così dentro”. «Principalmente, il nostro incarnato può assumere cinque colori diversi, la cui minore o maggiore intensità va spesso di pari passo con l’aggravarsi del disturbo che ne è alla radice», illustra il dottor Emilio Minelli, medico chirurgo, omeopata ed esperto in Medicina tradizionale cinese. «Seppure lo specialista sia l’unico referente in grado di formulare una diagnosi corretta, è comunque opportuno tenere sotto controllo le variazioni cromatiche con un’osservazione quotidiana allo specchio, che deve avvenire alla luce naturale, senza lampade né sole diretto».
* Bianco. L’estremo pallore è caratteristico dei soggetti anemici, ovvero carenti di ferro, ma può essere indotto anche da stanchezza, stress o stati di convalescenza, tutte condizioni che determinano una scarsa ossigenazione dei tessuti e, di conseguenza, una maggiore difficoltà dell’organismo nel trasformare i carboidrati assunti con la dieta in adenosina trifosfato, la principale molecola dell’energia. Il colorito pallido compare poi in caso di astenia, caratterizzata da debolezza più o meno marcata a livello muscolare e sempre da indagare con il medico, visto che le cause sono molteplici e spaziano fra malattie infettive, degenerative o tumorali. Rimedi alimentari. Un ottimo ricostituente è l’avena, capace di agire a livello centrale migliorando l’efficienza fisica e psichica, ma sono utili anche le zuppe di ortica per stimolare la produzione di emoglobina, compensando l’eventuale carenza di ferro.
* Giallo. È tipico di un malfunzionamento a livello epatico, che impedisce il normale smaltimento della bilirubina, ovvero della sostanza di colore arancione-giallastro che deriva principalmente dalla naturale distruzione dei globuli rossi al termine del loro ciclo vitale.
Rimedi alimentari. Le insalate di carciofo, tarassaco o cardo mariano stimolano l’eliminazione della bile e favoriscono i normali processi di depurazione attivati dal fegato.
* Rosso. Soprattutto su viso e gote, questa tonalità indica la presenza di un calore anomalo all’interno del corpo, che può derivare da una forte emozione (per esempio collera) oppure da un aumento dell’attività metabolica, come accade negli stati febbrili.
Rimedi alimentari. In caso di agitazione, può essere utile assumere un tè con foglie di menta, il cui sapore leggermente amaro svolge una blanda azione sedativa. Vanno evitate invece tutte le sostanze che tendono ad accelerare il metabolismo (peperoncino, alcolici, grassi...), privilegiando quelle rinfrescanti, come le verdure a foglia verde, le alghe, i latticini freschi e acidi.
* Viola. La cosiddetta cianosi, ovvero la colorazione bluastra-violacea della cute e delle mucose (labbra e lingua), è dovuta a una scarsa ossigenazione del sangue che arriva a organi e tessuti: può essere causata da un’insufficienza cardiaca o da problemi arteriosi.
Rimedi alimentari. Sono indicate tutte le sostanze che favoriscono la vasodilatazione e migliorano il flusso sanguigno, come zenzero, pepe e peperoncino.
* Grigio. È frequente nelle problematiche a livello renale e surrenale, ma – soprattutto quando coinvolge anche gli occhi, intorno alle orbite – denota uno stress molto forte, dovuto a un elevato impegno fosico ed emotivo.
Rimedi alimentari. Possono aiutare tutti i cibi che ritemprano e stimolano la funzionalità delle ghiandole surrenali, come la frutta secca, le mandorle, in particolare, ottima fonte di magnesio.
In definitiva, qual è il colore della buona salute? «A prescindere dal tono cromatico, è importante che la pelle sia luminosa, fresca e brillante», conclude il dottor Minelli. «In linea di massima, una corretta idratazione indica uno stato di salute normale, mentre un aspetto opaco e spento lascia subito trasparire un equilibrio psicofisico che non è “al top”».


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