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Benessere

Come riconoscere e combattere l'enfisema

30/11/2017  La patologia determina la distruzione degli alveoli, i tessuti polmonari più profondi. Questa alterazione ha come principale causa il fumo.

La temperatura si abbassa e soprattutto per chi soffre di enfisema inizia il periodo più critico dell’anno. Il freddo può provocare un restringimento dei bronchi: ciò limita il passaggio dell’aria nei polmoni, già in sofferenza perché la malattia ha danneggiato la loro trama elastica.

«La patologia determina, infatti, la distruzione degli alveoli, i tessuti polmonari più profondi. Questa alterazione ha come principale causa il fumo, ma, a volte, è dovuta a un deficit della proteina alpha-1 antitripsina (protettiva del tessuto polmonare). In questo caso la patologia è di origine genetica e colpisce persone giovani anche non fumatori», dice il dottor Francesco Gigliotti, responsabile dell’Unità di Pneumologia presso Irccs Don Carlo Gnocchi a Firenze.

Il sintomo principale è la sensazione di affanno, in alcuni casi associato a tosse e catarro. Questo fastidioso disturbo compare, soprattutto, durante l’attività fisica e aumenta progressivamente fino a limitare, nelle fasi avanzate della malattia, le comuni attività quotidiane: fare la spesa, pulire la casa, salire le scale. I sintomi dell’enfisema hanno varie declinazioni: alcuni pazienti presentano prevalentemente tosse e catarro, altri soprattutto affanno. In molti casi, però, la sintomatologia è combinata.

La malattia può presentare periodici episodi di peggioramento, le cosiddette riacutizzazioni, che spesso causano una progressione dei danni ai tessuti polmonari. Un ruolo chiave della terapia è rappresentato dalla prevenzione delle varie forme di infezione alle vie aeree che, infiammando la laringe, i bronchi o i polmoni peggiorano i sintomi dell’enfisema. Quindi sì al vaccino antinfluenzale e antipneumococcico che protegge dal batterio causa di polmoniti e altre malattie del sistema respiratorio. Seconda regola: stare attenti all’igiene cercando di lavare sempre bene le mani soprattutto prima dei pasti in modo da ridurre l’esposizione a virus e batteri. La vera e propria cura varia secondo la tipologia di enfisema e la sua gravità. «Se la malattia è di origine genetica ed è presente un deficit della proteina alpha-1 antitripsina viene somministrato questo enzima. In tutti gli altri casi sono proposti broncodilatatori a breve e lunga durata d’azione che possono essere di due tipi. Primo: betastimolanti che attivano i recettori Beta2 della muscolatura favorendo la dilatazione dei bronchi e la fluidificazione del catarro. Secondo: anti-colinergici che producono una broncodilatazione e riduzione del catarro agendo sui recettori colinergici responsabili della costrizione bronchiale. Questi farmaci sono spesso prescritti in associazione», dice il dottor Gigliotti.

Un’importante segnalazione: un fumatore che presenti tosse e catarro al mattino deve rivolgersi subito al medico e sottoporsi a un semplice esame, la spirometria, che attraverso un misuratore permette di monitorare i volumi e i flussi di aria inspirata ed espirata. Su questa base verrà effettuata la diagnosi e proposta la terapia più adeguata con broncodilatatori ed eventualmente, in associazione, terapie sfiammanti a base di cortisone. È fondamentale non fumare. Seconda regola: fare lunghe passeggiate a passo sostenuto in campagna o al parco, un esercizio per bronchi, polmoni e per l’intero organismo. Importanti studi hanno mostrato che nelle persone con enfisema, bassi livelli di attività fisica sono associati a un maggior numero di riacutizzazioni e ricoveri in ospedale. Anche il trattamento riabilitativo in centri specializzati, particolari esercizi respiratori da eseguire con la guida di operatori, costituisce una componente fondamentale della cura perché riduce i sintomi (soprattutto l’affanno), il numero degli episodi di riacutizzazione e migliora la tolleranza allo sforzo. Capitolo alimentazione: bisogna prestare attenzione alla dieta inserendo alimenti ricchi di vitamina C (agrumi), A (carote, zucca), E (mandorle, noci) e D (tonno, sogliola) che tonificano i tessuti. La D, in particolare, protegge dall’infiammazione. Infine, bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno.

I NUMERI

600 milioni le persone colpite al mondo.

2,6 milioni gli italiani che ne soffrono, il 15% oltre i 55 anni presenta malattie respiratorie croniche.

A CHI RIVOLGERSI

  

CENTRO IRCCS DON CARLO GNOCCHI
via di Scandicci 268 Firenze, tel. 055/73.931

AZIENDA OSPEDALIERA DI VALTELLINA
via Stelvio 25, Sondalo, 0342/80.8 1.11

UNITÀ OPERATIVA COMPLESSA DI PNEUMOLOGIA DEL POLICLINICO GEMELLI DI ROMA
tel. 06/30.15.62.02

UNIVERSITÀ FEDERICO II DI NAPOLI
presso l’Ospedale Monaldi di Napoli, tel. 081/70.61.111

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