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domenica 16 giugno 2019
 
Le parole di Francesco
 

Il Papa ai consacrati: troppi tra di voi gettano la spugna

28/01/2017  Preoccupato perché le statistiche dimostrano un numero crescente di “abbandoni” nelle congregazioni religiose, Bergoglio ha confermato che la vita consacrata sta subendo una emorragia «che indebolisce la stessa Chiesa». E' la cultura del frammento, del provvisorio, che può condurre a vivere “à la carte”. E ha ricordato la storia di «un bravo ragazzo impegnato in parrocchia che voleva diventare prete... Ma solo per dieci anni»...

E' stato molto netto Papa Francesco durante l'udienza plenaria della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Preoccupato perché le statistiche dimostrano un numero crescente di “abbandoni” nelle congregazioni religiose, Bergoglio ha affermatro che la cosiddetta cultura del frammento, del provvisorio, può condurre a vivere “à la carte”, e a essere schiavi delle mode». E così la vita consacrata sta subendo una “emorragia” «che indebolisce la stessa Chiesa». Per questo occorre valorizzare la vita fraterna in comunità, offrendo al mondo una testimonianza di «speranza e gioia».

 

 Il Pontefice ha elencato i «fattori che condizionano la fedeltà in questo cambio di epoca, in cui risulta difficile assumere impegni seri e definitivi». E ha ricordato la vicenda di «un bravo ragazzo impegnato in parrocchia» che voleva «diventare prete, ma per dieci anni». Ecco allora come «il primo fattore che non aiuta a mantenere la fedeltà» sia «il contesto sociale» odierno segnato dalla «cultura del provvisorio», la quale «induce il bisogno di avere sempre delle “porte laterali” aperte su altre possibilità». Inoltre, ha aggiunto il Papa, «viviamo in società — ha commentato — dove le regole economiche sostituiscono quelle morali, dettano leggi e impongono sistemi di riferimento»; società in cui regna «la dittatura del denaro». Il secondo elemento individuato dal Pontefice riguarda «il mondo giovanile» considerato «non negativo», ma comunque «complesso, ricco e sfidante.

 

Non mancano, ha spiegato Papa Francesco «giovani generosi, solidali e impegnati. Però anche tra loro ci sono molte vittime della logica della mondanità». Il terzo fattore indicato invece «proviene dall’interno della vita consacrata, dove accanto a tanta santità, non mancano situazioni di contro-testimonianza». Tra queste «la routine, la stanchezza, le divisioni interne, la ricerca di potere — gli arrampicatori — un servizio dell’autorità che a volte diventa autoritarismo e altre un “lasciar fare”».

 

Ma il Papa non si è limitato a criticare, ha anche suggerito un itinerario incentrato sulla speranza e sulla gioia. Perché, ha aggiunto a braccio, è questo che «ci fa vedere come va una comunità. C’è speranza, c’è gioia? Va bene. Ma quando viene meno la speranza e non c’è gioia, la cosa è brutta». Da qui l’invito a curare la vita fraterna in comunità, dal cui rinnovamento dipendono «il risultato della pastorale vocazionale e la perseveranza dei fratelli e delle sorelle giovani e meno giovani».

 

Infine il Papa ha rimarcato l’importanza dell’accompagnamento, suggerendo di investire «nel preparare accompagnatori qualificati». E in proposito ha sottolineato come «il carisma dell’accompagnamento, della direzione spirituale» sia “laicale”. «Prendetevi cura voi — ha esortato i presenti — dei membri della vostra congregazione. È difficile mantenersi fedeli camminando da soli, o camminando con la guida di fratelli e sorelle che non siano capaci di ascolto, o che non abbiano un’adeguata esperienza».

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