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martedì 22 agosto 2017
 
la minaccia di pyongyang
 

Corea del Nord, un Paese-gulag tra isolamento, povertà e test nucleari

18/04/2017  Mentre la popolazione vive nell'arretratezza, il leader supremo Kim Jong-Un preoccupa il mondo con i test missilistici e il programma di sviluppo nucleare. Oppressa da una rigida dittatura comunista, la Repubblica popolare democratica coreana ha cominciato la sua storia nel 1948 con "il presidente eterno" Kim Il-Sung.

(Foto Reuters)

 

Un Paese-bunker, imprigionato in un isolamento asfissiante dal resto del mondo, soffocato in uno stato poliziesco e nel culto estremo del leader. La Corea del Nord è uno degli Stati più chiusi e impenetrabili al mondo. La storia della Repubblica popolare democratica di Corea comincia nel 1948, con la divisione tra Nord e Sud (con rispettive capitali Pyongyang e Seul) lungo il confine del 38° parallelo.

 

Il padre della Corea del Nord è Kim-Il Sung, leader supremo dal 1948 fino alla sua morte nel 1994 e designato "presidente eterno", che instaurò una rigida dittatura di stampo comunista. L'anniversario della sua nascita è una grande festa nazionale, chiamata "Giorno del sole" e si celebra il 15 aprile con una gigantesca parata militare. Nel 1950 la tensione fra le due Coree è sfociata in un conflitto che è durato fino al 1953. Il riavvicinamento fra Nord e Sud è stato segnato, nel 2007, dal ripristino di un collegamento ferroviario tra i due Paesi: un evento fortemente simbolico, anche se la realizzazione della linea ha richiesto molti anni.

 

A Kim Il-Sung è succeduto il primogenito Kim Jong-Il, che ha proseguito la politica del padre. Dal 2011 leader supremo è Kim Jong-Un, 33 anni, il più giovane capo di Stato al mondo. Quest'ultimo non ha fatto altro che peggiorare il regime già feroce e devastante dei suoi predecessori, tenendo in scacco un Paese chiuso, poverissimo, dove la popolazione vive in un clima di terrore, sotto stretto controllo del potere, senza possibilità di aprirsi al resto del mondo. Mentre il Paese vive in condizioni di estrema arretratezza, Kim Jong-Un soddisfa la sua delirante megalomania minacciando il mondo con lanci di missili e test nucleari. L'unico culto ammesso in Corea del Nord è quello per il "presidente eterno". Qualunque religione è severamente vietata.  

 

Fin dall'inizio la leadership di Kim Jong-Un si è contraddistinta per le follie e per le atrocità commesse: numerose sono le condanne a morte di persone a lui vicine, dall'ex fidanzata (cantante, accusata di aver gitato dei video porno), al ministro giustiziato a cannonate, colpevole di essersi addormentato durante una parata militare, fino alla condanna dello zio, Jang Song Thaek, fatto sbranare da cani affamati. E resta ancora avvolta nel mistero la morte di Kim Jong-Nam, fratellastro del leader, avvelenato lo scorso febbraio da un gas nervino spruzzatogli addosso da due donne all'aeroporto di Kuala Lumpur, in Malesia, mentre stava per imbarcarsi per Macao. L'inferno della vita nella Corea del Nord è stato ritratto in un rapporto dell'Onu del 2014 - basato su centinaia di testimonianze - che denuncia le violazioni dei diritti umani in questo Paese, dalle torture perpetrate nei gulag comunisti, paragonati ai lager nazisti, al rigido indottrinamento dei bambini dalle elementari all'università, dagli arresti arbitrari - senza dare spiegazioni ai detenuti - alla persecuzione di chi si professa cristiano.

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Tra Culto del leader e parate militari, scene di vita quotidiana a Pyongyang
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