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lunedì 20 agosto 2018
 
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Cosa c'è da sapere su Romanzo famigliare, la fiction Rai con Vittoria Puccini

08/01/2018  Parte stasera la serie in sei puntate che segna il ritorno in Tv della regista Francesca Archibugi. Ambientata a Livorno, ha nel cast Giancarlo Giannini. Su Famiglia Cristiana in edicola un'ampia intervista alla protagonista femminile.

Vittoria Puccini e Fotinì Peluso in una scena di Romanzo Famigliare
Vittoria Puccini e Fotinì Peluso in una scena di Romanzo Famigliare

Parte questa sera su Rai Uno “Romanzo famigliare”, l’attesa fiction in 6 puntate diretta da Francesca Archibugi. La serie ruota intorno alla figura di Emma Liegi, interpretata da Vittoria Puccini, trentaduenne diventata madre a soli 16 di Micol (Fotinì Peluso), adolescente che sembra quasi farle da mamma, perché Emma non è ancora diventata davvero adulta. Micol a sua volta le rivela di aspettare un bambino del suo maestro di clarinetto Federico (Federico Di Raimondo). Ed è da quel momento che Emma comincia a crescere veramente dovendosi occupare di sua figlia rimasta incinta giovanissima, proprio come lei.

La gravidanza di Micol rievoca la sua storia, quando era fuggita da Livorno perché l’autoritario e potente padre, il cavalier Gian Pietro Liegi (Giancarlo Giannini), petroliere, non vedeva di buon occhio il suo rapporto con Agostino Pagnotta (Guido Caprino), allievo dell’Accademia Navale e ora Tenente di Vascello , che diventa padre di Micol. Dopo diversi anni il lavoro porta Agostino a ritrasferite la famiglia da Roma a Livorno ed Emma a quel punto sarà costretta a fare i conti con il padre, che nel frattempo si è risposato con Natalia, lex babysitter di Emma, e che deve affrontare una dura crisi economica e una grave malattia degenerativa.

Una serie di altri personaggi ruotano intorno alla famiglia Liegi, da Jacopo (Jacopo Crivella), che da adulto scopre di essere anch’egli figlio di Gian Pietro e che pensa di salvarsi dalle sue fragilità buttandosi nella droga, a Tullia Zampi (Anna Galiena), ginecologa di fiducia di Micol, che le fa anche un po’ da psicologa. Poi ci sono Mariuz (Marius Bizau), ragazzo ucraino adottato da Gian Pietro e dalla mamma di Emma e trattato in tutto e per tutto come un Liegi, tanto da essere diventato il braccio destro del Cavaliere, e Vanni (Marco Misseri), autista fidato del cavalier Liegi e voce narrante di tutta la storia.

E’ la seconda volta che Franesca Archibugi, fresca del successo della trasposizione cinematografica del romanzo di Michele Serra “Gli sdraiati”, si occupa di girare per la tv: nel 2004 diresse “Renzo e Lucia”. Sempre dalla letteratura ha attinto per il titolo di questa fiction, che si ispira a “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg. “E stato molto bello poter fare questo lavoro per la televisione, pensato per un pubblico televisivo, eterogeneo. Immaginare una narrazione più popolare, sforzarsi di essere per tutti senza rinunciare alla complessità della natura umana”, ha dichiarato la Archibugi, che insieme a Elena Bucaccio ha scritto anche la sceneggiatura, una scrittura che è durata due anni: “Sapevamo dove saremmo arrivati, avevamo il finale ben chiaro, ma nel lungo tragitto di dodici episodi ci siamo fatti guidare dai personaggi, li abbiamo lasciati vivere le loro caratteristiche psichiche e umane”, continua la regista che esordì dietro la cinepresa nel 1988 con un altro film sulla famiglia: “Mignon è partita”.

Altrettanto complessa è stata la progettazione dell’impianto visivo. "Volevo che tutto fosse
romanzesco, ma vero, per questo ho voluto inserire il mondo della Marina Militare, che con
le sue regole, le divise, le navi, i piazzali, le albe in caserma e i tramonti sul mare,
richiamasse allo spettatore quello che c’è di arcaico in ciascuno di noi. E’ la prima volta che l’Accademia Navale di Livorno è aperta alle telecamere, ed è per questo che anche il ministro della difesa Roberta Pinotti ha partecipato alla presentazione della fiction. “Era necessaria una città antica e moderna come Livorno (…) Ogni elemento scelto con attenzione per ricreare un tono narrativo classico, quasi ottocentesco, per poi fargli battere dentro, all’impazzata, un cuore contemporaneo. E così con l’immagine e il suono, la luce, la musica, la recitazione, ho cercato di emulsionare verità e forma. Spero di esserci riuscita”.

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