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martedì 25 giugno 2019
 
 

Crimea, la mossa di Putin

02/03/2014  Il Cremlino di fatto si è ripreso la penisola "regalata" all'Ucraina nel 1954 da Kruscev. Ora tenterà di staccare anche altri parti dell'Ucraina? Il "fattore economia" e il suo ruolo nella crisi.

Soldati russi a Balaclava, in Crimea (Reuters).
Soldati russi a Balaclava, in Crimea (Reuters).

Il solito Occidente dei doppi standard da giorni si affanna intorno all'Ucraina, diventata per la Casa Bianca e le autorità europee un vero rompicapo. Obama minaccia (???) Putin dicendo che quanto la Russia ora fa in Ucraina "avrà il suo costo". A Bruxelles, poi, sono in pieno marasma: dopo tanto soffiare sul fuoco di Kiev, la mossa del Cremlino ha spiazzato tutti e ora non sanno che fare. Basta pensare che i ministri degliEsteri della Ue si riuniscono per parlare di Ucraina solo lunedì 3 marzo, diversi giorni dopo l'acuirsi della crisi.

D'altra parte, le acrobazie non sempre riescono. Gli Usa potrebbero provare a spiegare, per esempio, perché il Kosovo aveva diritto a staccarsi dalla Serbia a cui apparteneva da secoli e la Crimea non dovrebbe avere quello di staccarsi dall'Ucraina, a cui appartiene solo dal 1954. E gli europei magari farci capire perché le manifestazioni anti-Yanukovich di Kiev erano segno di democrazia mentre quelle dei filo-russi delle città di Donetsk, Kharkov e Dnepropetrovsk no.

In realtà, non c'è alcuna spiegazione possibile, e nessuno può fare la morale. L'unica realtà è quella di un cinico gioco politico che tutti hanno giocato sulla pelle degli ucraini, salvo poi farselo sfuggire di mano. fin da quando, il 21 novembre, è scoppiata la crisi, ho scritto che il "problema Ucraina" non si poteva in alcun modo risolvere senza coinvolgere la Russia. Inutile chiedersi se questo sia bello o brutto, bene o male: se si hanno a cuore gli interessi reali dell'Ucraina non si può ragionare in altro modo.

Il perché è molto semplice. La Russia è il primo partner sia nell'import sia nell'export dell'Ucraina. La Russia fornisce all'Ucraina il cento per cento del combustibile nucleare e, a prezzi di favore, una quota decisiva dei rifornimenti di gas e petrolio. Sul territorio dell'Ucraina, che confina con quello della Russia per più di 1.500 chilometri, corrono i principali gasdotti russi che riforniscono l'Europa. Investitori russi sono presenti in una parte importante delle attività economiche ucraine. Il 25% della popolazione ucraina è russofono e di origine russa. Ucraina e Russia sono legati da un intreccio fittissimo di rapporti anche storici, culturali e religiosi.

In queste condizioni, lavorare "contro" la Russia è peggio che sbagliato: è stupido. Ci aveva provato proprio Julia Timoshenko nel 2004, quando la Rivoluzione Arancione abbondantemente finanziata dagli Usa la portò alla guida del Governo, mentre l'economista Viktor Juschenko, ex funzionario del Dipartimento di Stato americano, andava alla presidenza. Quell'esperienza naufragò in fretta, proprio per il carattere assurdamente anti-russo che aveva preso. Dieci anni dopo, Usa e Unione Europea hanno compiuto lo stesso errore.

Ora Putin batte i pugni sul tavolo e muove le truppe. La Crimea, di fatto, è già tornata nella sua orbita e il timore è che lo Zar non si accontenti, voglia portarsi a casa anche il resto dell'Ucraina dell'Est con le miniere e l'industria metallurgica che sono la spina dorsale dell'economia ucraina. A Kiev e all'Ucraina dell'Ovest resterebbero, in sostanza, solo debiti: già oggi, con le casse vuote, servono 25 miliardi di euro l'anno per due anni per tenere in piedi lo Stato. Dobbiamo sperare che consideri il boccone troppo grosso e indigesto. Perché altrimenti la prospettiva di una guerra nel cuore dell'Europa diventerebbe tragicamente realistica.


 

 
 
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