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mercoledì 19 settembre 2018
 
8 marzo
 

Cristiana Capotondi in "Nome di donna": contro gli abusi non solo in un film

08/03/2018  L'attrice interpreta Nina, una ragazza madre che trova lavoro in una lussuosa residenza per anziani e che, dopo essere stata importunata dal direttore, decide di denunciarlo.

Seduta al tavolino di una pasticceria nel cuore di Milano, Cristiana Capotondi, 37 anni, osserva una foto che abbiamo scattato con un cellulare. È di un enorme cartellone pubblicitario poco distante: mostra un uomo e una donna in una posa sessuale, con lui che le tira i capelli. Gliel’abbiamo fatta vedere perché l’attrice, oltre a essere tra le firmatarie del recente manifesto delle donne dello spettacolo contro le molestie, è la protagonista di Nome di donna, il nuovo film di Marco Tullio Giordana che esce l’8 marzo e che affronta proprio questo tema. La Capotondi interpreta Nina, una ragazza madre che trova lavoro in una lussuosa residenza per anziani e che, dopo essere stata importunata dal direttore, decide di denunciarlo.

«È senza dubbio una foto molto volgare e sessista», commenta Cristiana. «Però riguarda la sfera privata di due persone e mi sembra che la donna sia consenziente. In questo momento, penso sia importante concentrarsi sugli abusi compiuti in virtù di una posizione di potere, che possono essere subiti pure dagli uomini. Per questo penso che questa non sia una battaglia di genere, ma deve unirci tutti».

Tuttavia è innegabile che le vittime di questi abusi sono quasi sempre donne. Ed è sempre stato così, solo che se ne parla di più perché qualcuna ha iniziato a denunciare. In una scena del film un’ospite della residenza dice con amara ironia a Nina dopo che lei le ha raccontato quanto le è successo: «Molestie? Una volta le chiamavano complimenti...».

«Sì, il cambiamento culturale sarà lungo ma, ripeto, dovrà riguardare tutti. Prendiamo il caso Weinstein, un produttore che per anni ha avuto soldi a palate, riconoscimenti per i suoi film e donne bellissime. Non metto in dubbio che alcune possano essere state vittime di ricatti sessuali, ma sono convinta che altre non l’hanno vissuta così perché ci sono donne che non hanno difficoltà a usare il proprio corpo come uno strumento per affermarsi».

Infatti quando nel film Nina denuncia il direttore, viene isolata dalle colleghe che temono di perdere il lavoro, anche se pure loro hanno subito il suo stesso trattamento. Ti sei chiesta come ti saresti comportata in una situazione simile?

«Per come sono fatta io, non credo che avrei ceduto, ma non me la sento di giudicare le colleghe di Nina. Di sicuro lei ha un enorme coraggio, perché ha una bambina da crescere e non ha un paracadute se venisse licenziata».

Un “paracadute” ce l’avrebbe: Nina ha un nuovo compagno che le chiede di andarsene dal luogo in cui, in attesa del processo, è costretta a rivedere il suo molestatore. Potrebbe pensare lui a lei e alla sua bambina...

«Questo è il tipico modo maschile di ragionare, anche se animato da buone intenzioni: l’uomo deve proteggere la donna. Nina non lo accetta perché ama il suo lavoro e ci tiene ad avere una sua autonomia. E poi ha una figlia e spera che cresca in un mondo in cui queste cose non accadano più».

Catherine Deneuve ha sottolineato il rischio di un “nuovo puritanesimo”, invitando a distinguere tra molestie e corteggiamento. Che ne pensi?

«Non voglio che questa giusta battaglia produca una maggiore freddezza nei rapporti tra uomini e donne. E invece oggi se un uomo usa un’espressione romantica come “le ho rubato un bacio”, subito si pensa alla molestia».

Ti è capitato, a parità di ruolo, di essere pagata meno di un tuo collega uomo?

«Sì, in genere siamo pagate meno. Ma non mi batto per un principio di parità, cerco di impegnarmi al massimo per far sì che mi paghino anche più degli uomini, come penso accadesse ai tempi di Anna Magnani, Sophia Loren e Monica Vitti».

Quanto tempo passerà prima di avere pure noi una presidente del Consiglio o della Repubblica donna?

«Non lo so. So però che la presidente della Camera Laura Boldrini ha inaugurato una sala delle donne che ospita i ritratti delle figure femminili che hanno ricoperto cariche istituzionali importanti, da Tina Anselmi a Nilde Iotti. Su una parete ci sono degli specchi che indicano le tre cariche ancora mai ricoperte da una donna: presidente della Repubblica, del Senato e del Consiglio. Sotto gli specchi, si legge: "Potresti essere tu la prima". Così le bambine delle scolaresche in visita possono specchiarsi e magari tra qualche anno qualcuna lo diventerà».

Quale donna ammiri di più?

«Caterina II di Russia, perché ha strutturato il sistema universitario favorendo l’accesso alle donne. È grazie a lei se oggi, quando parli con una modella russa, scopri che come minimo è laureata in ingegneria».

Con il viso dolce che hai, come mai da bambina ti chiamavano Attila?

«Perché ero un maschiaccio. Non mi fermavo mai. E non sono cambiata. Vedi il mio braccio rotto?».

 

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