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Da Montalbano a La mossa del cavallo: cosa c'è da sapere sulla fiction

26/02/2018  Approda su Rai 1 la trasposizione del romanzo storico di Andrea Camilleri: un western molto particolare ambientato sempre in Sicilia, con Michele Riondino nei panni dello "sbirro".

I fan di Andrea Camilleri in crisi di astinenza dopo la fine della nuova serie di Montalbano, possono trovare soddisfazione stasera su Rai 1 grazie alla trasposizione di uno dei romanzi storici più amati dello scrittore siciliano: La mossa del cavallo.

Siamo nell'immaginaria Montelusa nel 1877,  dove il quarantenne Giovanni Bovara (Michele Riondino) è il nuovo ispettore capo ai mulini, incaricato di far rispettare l’invisa tassa sul macinato. Siciliano di nascita, è ormai ligure di adozione poiché da bambino si è trasferito con la sua famiglia a Genova. Ragiona e parla come un uomo del nord-Italia e non comprende le dinamiche mafiose e omertose che regolano la terra siciliana. La sua intransigenza gli procura subito diversi nemici.
Le sue indagini lo portano a scoprire prima un ingegnoso sistema con il quale i mugnai vengono lasciati liberi di evadere la tassa sul macinato e poi l’esistenza di un mulino clandestino nel terreno dell'uomo più potente della città. A poco a poco le spire del “sistema” gli si stringono intorno e quando sopraggiunge per caso sul luogo dell'omicidio del parroco della città, Bovara si ritrova suo malgrado invischiato in qualcosa molto più grande di lui. In un complicato sistema di depistaggi e giochi di potere, i suoi avversari cercheranno di eliminarlo e sarà solo entrando nella mentalità dei suoi aguzzini e ricorrendo alle loro stesse strategie che Bovara riuscirà a salvare la propria vita.
Ma la giustizia riuscirà a trionfare?

Presentazione del regista Gianluca Maria Tavarelli 

Alla fine dell’Ottocento la Sicilia era per l’Italia una sorta di Far West, una terra di nessuno, costellata
di banditi, malfattori, gente abituata a farsi giustizia da sé. È con questo in mente che ho cominciato a
pensare che il western fosse il genere più adatto per raccontare questa storia.
Il romanzo di Camiller
i, “La mossa del cavallo”, è un film sulla connivenza che legava i governanti e i
gendarmi dell’epoca ai potenti di allora, racconta di un’Italia divisa in due, sia politicamente che
linguisticamente. Una storia, quindi, che riguarda da vicino l’Italia di oggi.
Per la sua particolarità mi è subito sembrato che una trasposizione lineare del romanzo ne potesse in
qualche modo compromettere l’originalità. Aveva bisogno di una visione e di un punto di vista forte
per essere raccontato.
Grazie alla scelta di trasformarla in un western in terra di Sicilia, questa storia si sottrae a tutte le
trappole del film in costume, mettendo insieme recitazione, immagini, attori e scelte di regia che
passano dal grottesco al realismo, dalla commedia al film di denuncia.
E così ho cominciato ad attingere al cinema di Sergio Leone, di Tarantino, al cinema americano e
italiano degli anni Settanta. Mi sono divertito a mischiare i generi, perché il romanzo di Camilleri, pur
essendo ambientato nel 1877, è scoppiettante di battute, grottesco, assurdo, strampalato e allo stesso
tempo estremamente reale e attuale. Ed è per questo che ho pensato che bisognasse girarlo in modo
moderno, con soluzioni che avvicinassero il protagonista, un uomo del nord che finisce in un mondo
assurdo, costellato di follia e situazioni surreali, allo spettatore di oggi.

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