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giovedì 25 aprile 2019
 
Millenials e politica
 

Da Rosmini a Grillo: è giusto far votare i sedicenni?

08/05/2017  La proposta di legge dei 5 Stelle di abbassare l'età per eleggere i propri rappresentanti in Parlamento ha radici lontane, anche nel mondo cattolico

A 16 anni si è idonei per lavorare e per pagare le tasse: perché allora non si dovrebbe avere anche il diritto di voto alle elezioni politiche? E' la proposta di legge del deputato dei 5 Stelle Danilo Toninelli, rilanciata dal blog di Beppe Grillo. Attualmente solo in Austria, in Argentina e in Brasile, oltre che in alcuni land tedeschi e in un cantone svizzero i sedicenni possono votare, ma l'idea arriva da molto lontano, addirittura dal 1848 quando il filosofo e sacerdote Antonio Rosmini, nell'elaborare la sua proposta di Costituzione, affermò il principio "un voto per ogni bocca da sfamare". In pratica la facoltà di eleggere i propri rappresentanti sarebbe toccata a ogni cittadino di sesso maschile e, per delega, anche a sua moglie e ai suo figli.

Un secolo dopo, le donne conquistarono finalmente il diritto di voto e, in anni più recenti, la vecchia idea del voto per delega è stata tirata fuori dalle Acli con il motto "Un bambino, un voto". L'idea era di elaborare una modifica costituzionale che prendesse alla lettera il concetto di "suffragio universale" e in base alla quale i genitori, e in particolar modo le madri, portessero esprimere la volontà politica dei figli fino al diciottesimo anno d'età.

Tornando all'oggi, oltre a quella dei 5 Stelle giacciono in Parlamento altre proposte di legge simili e bipartisan. Nel 2015 il leghista Matteo Salvini disse che bisognava coinvolgere di più i sedicenni "perché sono molto più informati e coinvolti di quelli di un tempo", mentre Matteo Renzi durante la campagna per la rielezione a segretario (alle primarie per il Pd hanno potuto votare pure i sedicenni) ha dichiarato che "si può ragionare sull'ipotesi di abbassare l'età del voto, dai 18 ai 16 anni" a partire della scelta delle elezioni comunali.

Ma perché dare il voto anche ai minorenni? Prima di tutto, dicono i sostenitori, per controbilanciare gli anziani che nei prossimi anni saranno sempre di più: l'aggiunta dei 16 e dei 17enni che attualmente sono poco più di un milione e 100 mila, consentirebbe ai giovani fino ai 35 anni di avere un peso analogo agli elettori con più di 65 anni. L'idea insomma sarebbe quella di dare una salutare scossa alla democrazia portando nuove idee da parte di chi finora non ha avuto voce.

Non mancano le voci critiche: l'obiezione più forte è che a scuola la preparazione dei sedicenni in diritto pubblico dipende dalla volenterosità dei singoli docenti che si prendono la briga di spiegare come funziona il Parlamento e che quindi non sarebbero in grado di esercitare il loro diritto di voto in modo consapevole. Ma l'obiezione può essere ribaltata: a parte che sarebbe interessante conoscere quanti adulti, anche laureati, vanno a votare con cognizione di causa, proprio perché la scuola non li forma, questi giovani, se fossero coinvolti direttamente nella vita politica, magari partendo da una dimensione che sentono più vicina come l'elezione del sindaco del proprio Comune, forse sarebbero spinti a informarsi di più e a non vedere più come fumo negli occhi, come succede oggi, la politica.

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