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sabato 19 gennaio 2019
 
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Decreto sicurezza, Giampiero Leo di CL: «Non lasciamoci vincere e corrompere dalla paura»

11/01/2019  Fa “politica” dalle elementari, è nato a Catanzaro ed è stato adottato da Torino. Esponente di Comunione e Liberazione, è presidente e portavoce del Coordinamento Interconfessionale del Piemonte.

Le sue posizioni, come è ovvio che sia, coincidono totalmente con quelle di Don Julián Carrón guida di CL. Quando lo raggiungiamo al telefono nella città sabauda ci tiene a precisarlo come prima cosa. «Non c’è nessuno in CL più autorevole di Carrón. Condivido in pieno il suo pensiero che accolgo con gratitudine ed entusiasmo. Tra le tante cose fondamentali che ha detto al Corriere della Sera ha acceso la luce su questa svolta escludente, di muri e di chiusura. Queste politiche che oggi agitano l’Europa e l’Occidente, basti pensare a Trump, sono il segno di una crisi che non è politica o economica bensì antropologica, perché riguarda i fondamenti della vita personale e sociale. La crisi non ha contagiato chi fa politica, ma è entrata nella vita delle persone. E perché è entrata? Perché quello che muove è la paura che può essere strumentalizzata o negata. In entrambi i casi gli atteggiamenti sono sbagliati: sia che si dica “chi ha paura sbaglia” che un atteggiamento tipicamente di una certa sinistra radical chic e classista, perché viene da una parte di società che è meno toccata dal fenomeno. Esattamente come è sbagliato strumentalizzare la paura per farne una strategia di consenso».

Qual è la risposta giusta allora alla paura?

«Anche qui condivido Carrón: si può rimediare rendendosi conto che la paura è un fatto vero. La paura la gente la sente. Tu  puoi porti in maniera snobistica come una certa sinistra, oppure strumentalizzarla come Lega e 5 Stelle, oppure come dice Carrón in maniera paterna e fraterna. Ovvero si può rimediare solo se si trova una vera risposta alla paura. Che non si vince con la violenza la chiusura e i muri. Ma con una presenza viva e vera nella nostra vita che per un cristiano è la presenza di Gesù Cristo vivo che sa accogliere, ricucire e “rammendare” come dice il cardinale Bassetti. Ciascuno dovrà scoprire quali presenze sono educative nella sua vita per rispondere alle sue paure».

Tradotto nel concreto?

«È il lavoro educativo che svolge la Chiesa ed è quello che il nostro coordinamento interconfessionale si pone come obiettivo principale. Ponendo ognuno di fronte all’altro con l’atteggiamento della sorella o del fratello che ti guarda negli oggi. Il fratello ti fa comprendere che ti ama, ma anche che può essere esigente con te. Fuor di metafora noi lavoriamo tutti insieme da più di tre anni e mezzo in un clima comunitario di assoluta chiarezza: da questo confronto non si finisce in un’insalata russa, ma ognuno riscopre con amor le ragione della propria fede nel confronto con la bellezza e la verità dell’altro; due, gli aderenti al coordinamento hanno firmato un documento fondante estremamente esigente che porta tre punti imprescindibili. Una condanna senza se e senza ma del fondamentalismo e islamismo; la valorizzazione reciproca delle culture per cui chi arriva porta la propria, ma sa che deve rispettare e amare l’altra; e un terzo punto che è aperto sui diritti ma rigorosissimo sui doveri. Chi l’ha sottoscritto deve accettare integralmente la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la Costituzione Italiana».       

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