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giovedì 27 aprile 2017
 
il reporter in turchia
 

"Libertà di stampa: l'Italia si mobilita per Gabriele Del Grande

19/04/2017  Il 35enne giornalista, blogger e documentarista italiano da dieci giorni è trattenuto in un centro di detenzione amministrativa turco dopo essere stato fermato al confine con la Siria. Ora ha iniziato lo sciopero della fame per far valere i suoi diritti. La Farnesina chiede ad Ankara il suo rilascio.

(Foto Ansa: il congresso della Federazione nazionale della stampa italiana)

 

Il suo blog "Fortress Europe" - Fortezza Europa - da anni svolge un minuzioso, impareggiabile lavoro di monitoraggio e documentazione di tutti i naufragi dei migranti nel Mediterraneo. Nel 2014 con il documentario Io sto con la sposa, realizzato con Antonio Augugliaro e Khaled Soliman al Nassiry, ha seguito l'odissea di cinque profughi palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa per arrivare fino a Stoccolma, mettendo in scena un finto matrimonio con finti ospiti per oltrepassare i confini europei.

 

Tutto il lavoro e l'impegno di Gabriele Del Grande, 35enne reporter, documentarista e scrittore (autore di tre libri Mamadou va a morire, Il mare di mezzo e Roma senza fissa dimora), laureato in Studi orientali, è stato sempre orientato a un'informazione seria sul dramma delle migrazioni, approfondita sul campo. Quell'impegno che l'ha portato in Turchia, al confine con la Siria, dove dieci giorni fa è stato fermato dalle autorità durante un controllo per essere passato in una zona il cuo accesso era limitato o vietato.Al momento Del Grande si trova recluso nel centro di detenzione amministrativa di Mugla, sulla costa egea meridionale. Fin dal primo giorno della vicenda, il ministero degli Esteri chiede che il giornalista possa ricevere regolare assistenza legale e consolare. Ma questo non basta, la Farnesina chiede che il reporter "sia rimesso in libertà, nel pieno rispetto della legge".

 

Ora, Del Grande ha deciso di cominciare lo sciopero della fame per far valere i suoi diritti. «I miei documenti sono in regola», ha annunciato lui stesso al telefono con l'Italia dal centro di detenzione, «ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo». E ha aggiunto: «La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subìtp interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta».  

 

La vicenda di Gabriele Del Grande ha avuto larga eco in Italia. Molte città hanno risposto all'appello del reporter. La prima mobilitazione è stasera a Lucca, città natale di Del Grande. Domani 20 aprile sarà la volta di Milano, con una manifestazione alle 18; contemporaneamente ci sarà un flash mob a Venezia: a Bologna è fissato un evento e una mobilitazione ci sarà anche a Torino. Tanti gli appelli, le petizioni, la solidarietà dell'associazionismo.  Luigi Manconi, senatore del Pd e presidente della Commissione Diritti umani del Senato, su Facebook ha commentato: "Va ricordato ancora una volta che le ipotetiche accuse rivolte al reporter corrispondono esattamente ai contenuti del suo mestiere e alle ragioni della sua presenza in Turchia: realizzare un reportage, condurre una ricerca, scrivere un libro. Per questo, risulta grottesco che sia accusato di essersi recato in una zona interdetta e inverosimilmente abbia intervistato i suoi compagni di reclusione".

 

Il caso del reporter e blogger italiano rientra nell'ondata repressiva attuata dal Governo all'indomani del tentato colpo di Stato in Turchia. Il Paese vive in uno stato di emergenza e le autorità hanno soffocato la libertà di stampa: ad oggi, quasi 160 mezzi di comunicazione - molti dei quali vicini all'imam Fethullah Gülen, nemico del presidente Erdogan, accusato di  essere l'organizzatore del golpe - sono stati chiusi e circa 150 giornalisti sono ancora in stato di detenzione.

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