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sabato 15 dicembre 2018
 
Utero in affitto
 

Di mamma ce n'è una sola. Contro l'utero in affitto

06/11/2013  Martedì è stato presentato a Roma, alla Camera dei deputati, il comitato per denunciare e contrastare l'industria della maternità surrogata. «Sono i bimbi, ma anche le madri naturali l'anello debole della catena. Donne in genere povere, spesso analfabete e ignoranti rispetto a molti aspetti del contratto da loro firmato», ha spiegato Olimpia Tarzia, coordinatrice nazionale del Comitato

Il fenomeno delle madri surrogate, il cosiddetto “utero in affitto”, è uno dei temi al centro del Sinodo straordinario della famiglia in programma il prossimo ottobre a Roma. Per sensibilizzare sul fenomeno, denunciarne e contrastarne il mercato è nato il Comitato “Di mamma ce n’è una sola”, presentato martedì scorso alla Camera dei deputati.  

«Il comitato nasce per sensibilizzare al massimo l'opinione pubblica nei confronti di una pratica che, pur se vietata da una risoluzione europea e dalla Legge 40, sta prendendo sempre più piede, anche in Italia», ha spiegato l’onorevole Eugenia Roccella (Pdl), sottolineando che «una donna che ha una gravidanza è mamma, diritto negato nei paesi più poveri dove prolifera la compravendita di ovociti». È qui che ha preso piede il cosiddetto “turismo procreativo”, commissionato da coppie in genere omosessuali e molto benestanti se non vip. In alcuni paesi, come l'Italia, la Francia, la Germania, tentare una maternità surrogata è proibito esplicitamente per legge, in altri come Grecia e Olanda, è vietato il pagamento esplicito ma son facilitate «gravidanze altruistiche», che consentono forme mascherate di scambio di denaro.

Anche laddove vietate, hanno però numeri in continua crescita: secondo uno studio del Directorate General for Internal Policies del Parlamento Europeo, in Francia il numero delle coppie committenti è stato di 125 nel 2008, 150 nel 2009, 170 nel 2010. «Sono i bimbi, ma anche le madri naturali l'anello debole della catena. Donne in genere povere, spesso analfabete e ignoranti rispetto a molti aspetti del contratto da loro firmato», ha spiegato Olimpia Tarzia, presidente del Movimento PER Politica Etica e Responsabilità e coordinatore nazionale del comitato  di cui fanno parte, tra gli altri, anche il professor Francesco Agnoli, la professoressa Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale di Bioetica e la professoressa Francesca Romana Poleggi, direttore editoriale del mensile Notizie Pro Vita.

Donne che percepiscono l'1-2% di quanto viene pagato dai genitori richiedenti, ha chiarito Tarzia, e alle quali non solo «è vietato, da contratto, cambiare idea» ma «sono persino obbligate ad abortire qualora il nascituro dovesse avere una patologia genetica». Siamo di fronte, insomma, a un vero e proprio colonialismo biologico dove le donne vengono sfruttate come “incubatrici” per fare figli.

«In un momento storico in cui si parla della tutela della donna attraverso varie leggi, di violenza sulle donne, chi parla di una violenza di questo tipo?», ha detto Tarzia a Radio Vaticana. «Ci troviamo di fronte ad una situazione per cui la donna porta avanti una maternità, che poi non sarà sua. Chi è stata madre, può capire che cosa vuol dire portare dentro di sé un bambino per nove mesi e poi partorirlo. La cosa impressionante è che queste agenzie si sono ovviamente ben attrezzate. Tutte hanno un consulente legale, perché potrebbe accadere che la donna possa eventualmente cambiare idea ad un certo punto, e magari possa dire di volere il bambino. Questo non deve essere possibile chiaramente. Quindi, in questo senso, c’è una tutela dei "genitori committenti"».

L’obiettivo è quello di aprire varie sedi del Comitato in tutta Italia. Chi volesse collaborare può contattarlo tramite e-mail: unasolamamma@hotmail.com

 
 
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