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domenica 19 novembre 2017
 
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Dieci cose da sapere sulla Corte Costituzionale

11/01/2017  In questi giorni, come ogni volta che deve decidere di cose importanti come il quesito sul Jobs Act o la costituzionalità della legge elettorale, si parla tanto di Corte Costituzionale. Ma pochi sanno davvero che cos'è e che cosa fa. Proviamo a rimediare.

1 DA DOVE VIENE?

La prevede l’articolo 134 e la regolano gli articoli 135 e 136 della Costituzione. La gestazione della “prima” Corte è stata lunga: solo a partire dal 1955 è stata in condizioni di funzionare (sette anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione).

2. PERCHE' LA CHIAMANO ANCHE "CONSULTA"?

Per la sua sede: il palazzo della Consulta a Roma, in piazza del Quirinale.

3. CHE COS'E'?

È il giudice delle leggi: è il luogo più alto del controllo reciproco dei poteri, della garanzia che la Costituzione non venga tradita. Per questo è molto importante che i suoi componenti siano altamente qualificati e non espressi da logiche di spartizione politica. 

4.CHE COSA FA?


a)      Controlla che le leggi votate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica, le leggi regionali e gli atti aventi forza di legge siano conformi alla Costituzione.
b)      Dirime i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato e tra Stato e Regioni.
c)      Giudica dell’ammissibilità dei referendum.
d)      Giudica, integrata da 16 giudici popolari, il Presidente della Repubblica in caso di messa in stato d’accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione.

5. CHI LA COMPONE?

Quindici giudici, scelti tra: Magistrati in servizio o a riposo, provenienti dalle supreme magistrature (Corte di Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti). Professori universitari ordinari di materie giuridiche. Avvocati con almeno vent’anni di professione. Ogni giudice ha un mandato, incompatibile con qualsiasi altro lavoro o professione, di 9 anni dal momento del giuramento e non è prorogabile. Il sostituto subentra man mano che ciascuno scade.

 6. CHI SCEGLIE I GIUDICI COSTITUZIONALI?
a)      Cinque sono eletti dal Parlamento in seduta comune (l’elezione che in questi giorni fa tanto discutere). b)      Cinque sono eletti dalle supreme magistrature (tre dalla Cassazione, uno dal Consiglio di Stato, uno dalla Corte dei Conti).
c)      Cinque sono nominati dal Presidente della Repubblica.

7. PERCHE' UN MECCANISMO COSI' COMPLESSO?

È necessario che i giudici costituzionali siano indipendenti, neutrali rispetto a interessi pubblici e privati,  e che abbiano saperi e sensibilità complementari in modo da coprire l’intero campo del diritto. Devono essere espressione di un equilibrio di forze e non della sola maggioranza parlamentare, né dei partiti che li hanno designati. Per questo sono eletti da fonti diverse e in Parlamento hanno bisogno di una maggioranza molto alta: 2/3 alle prime tre votazioni, 3/5 dopo la terza.

8. CHI PUO' RIVOLGERSI ALLA CONSULTA?

La Corte non può decidere di quali casi occuparsi è necessario che le venga posta una domanda. Se si tratta di fare da “arbitro” in una controversia tra Stato e Regioni le si rivolge il Governo o la Regione. Se si tratta della costituzionalità di una legge, il giudice che deve applicarla in un processo. 

9. COME DECIDE LA CORTE? 


Le decisioni sono prese collegialmente a maggioranza, perché la decisione sia valida devono votare almeno 11 dei 15 giudici (per questo continua a funzionare anche quando mancano come in questi giorni due dei giudici eletti dal parlamento). Se i voti sono pari il presidente della Corte, eletto dai componenti a maggioranza assoluta e in carica per tre anni, vota per ultimo e, in quel caso, il suo voto vale doppio.

10. CHE SUCCEDE QUANDO UNA LEGGE E' DICHIARATA INCOSTITUZIONALE?

La legge scompare dall’ordinamento, perde di efficacia e non può più essere applicata da nessuno a partire dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione della Corte sulla Gazzetta ufficiale. Per evitare che la decisione della Corte crei vuoti normativi, quando possibile, la dichiarazione di incostituzionalità colpisce solo la parte della legge in conflitto con la Costituzione lasciando in vigore il resto.       

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