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mercoledì 26 giugno 2019
 
 

Don Antonio Sciortino: da quel momento la Chiesa non è più la stessa

11/02/2016  Il commento a caldo del direttore di Famiglia Cristiana: «Benedetto XVI non è “sceso dalla croce” per “viltà”. Continuerà a servire ugualmente la Chiesa con la preghiera. Chi gli succederà avrà la strada segnata dal richiamo all’unità e alla testimonianza evangelica»

Ripubblichiamo il primo commento a caldo scritto nel febbraio 2013 da don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana.


Un gesto, quello di Benedetto XVI, davvero rivoluzionario e profetico, per un Papa considerato tradizionalista e conservatore. E per una Chiesa, oggi, immobile, in difficoltà di fronte a un mondo in continua evoluzione. Ma anche indifferente – che è peggio dell’ostilità – all’annuncio del Vangelo. Dopo le dimissioni di papa Ratzinger, la Chiesa già non è più la stessa. Né, a maggior ragione, potrà esserlo dal prossimo Conclave. Il nuovo eletto dovrà pensare alla Chiesa del futuro e alle sfide del mondo contemporaneo. Anche se il Codice di diritto canonico prevede la possibilità delle dimissioni, Benedetto XVI ha rotto una tradizione secolare. Ha fatto il gesto più significativo del suo ministero “petrino”. Una scelta coraggiosa, che sollecita la Chiesa a rinnovarsi e purificarsi dalle incrostazioni del tempo e dai “peccati” dei suoi rappresentanti. A ogni livello. È stata una scossa salutare per tutti, quasi una sferzata. Un richiamo all’umiltà evangelica, in una logica di servizio, lontana da lotte di potere e ambizioni di carriera. 

Benedetto XVI non è “sceso dalla croce” per “viltà”, ma perché impossibilitato fisicamente a svolgere al meglio il ministero per il quale era stato chiamato. Continuerà a servire ugualmente la Chiesa con la preghiera, stando vicino alla tomba di Pietro, nascosto al mondo all’interno delle mura vaticane. Chi gli succederà avrà la strada segnata dal richiamo all’unità e alla testimonianza evangelica. In più occasioni, e con coraggio, Ratzinger ha denunciato le tante “sporcizie” nella Chiesa, già da cardinale. La sofferta decisione di Benedetto XVI ha sorpreso il mondo cattolico, ma anche i non credenti. Il Papa delle “grandi parole” passerà alla storia per un “grande gesto”, che rilancerà il Concilio e il suo spirito più genuino, affievolitosi nei cinquant’anni che ci separano dal suo inizio. Il nuovo Papa, più che indire un nuovo Concilio, dovrà dare piena attuazione al Vaticano II, rimasto incompiuto. E, in alcuni casi, interrotto, per non dire regredito. Dovrà affrontare, tra le grandi sfide d’oggi, quelle del secolarismo, del relativismo etico e dei nuovi confini della vita, con un’effettiva collegialità dei vescovi e una piena corresponsabilità dei laici. E rilanciare la Chiesa come “popolo di Dio”, dove la gerarchia è al servizio dei fedeli, non il contrario. Il tutto in uno spirito di profonda conversione. 

L’11 ottobre scorso (l'11 ottobre 2012, ndr.) , ricordando l’anniversario dell’inizio del Concilio, Benedetto XVI ha detto: «Abbiamo esperito che il peccato originale esiste e si traduce in peccati personali che possono diventare strutture di peccato, che nel campo del Signore c’è sempre zizzania, che nella rete di Pietro si trovano anche pesci cattivi, che la nave della Chiesa sta navigando anche con vento contrario in tempesta. E qualche volta abbiamo pensato: il Signore dorme e ci ha dimenticato». Concetti ripresi e ribaditi, nell’omelia del rito delle Ceneri, mercoledì 13 febbraio scorso, denunciando l’individualismo e le divisioni, come l’«ipocrisia religiosa », chi «vuole apparire» e chi «cerca l’applauso e l'approvazione ». «Le divisioni ecclesiali», ha ammonito il Papa, «deturpano la Chiesa, bisogna superare le rivalità». Tutti, oggi, siamo tristi e disorientati per le dimissioni di Benedetto XVI. Ma la sua fragilità e umiltà ci riconciliano con una Chiesa più evangelica, più vicina e in cammino con gli uomini del nostro tempo, per condividerne «gioie e speranze», ma anche «tristezze e angosce», come ricorda la Gaudium et spes. Ora, davvero, Benedetto XVI è entrato nel cuore della gente. E vi resterà per sempre, come un grande Papa. 

 
 
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