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ANNIVERSARIO
 

Diritti dell'uomo, una sfida ancora da vincere

10/12/2018  La solenne Dichiarazione che li sanciva e li tutelava vide la luce 70 anni fa esatti, il 10 dicembre 1948. Ora si aggiungono due documenti su migranti e rifugiati, il cosiddetto Global compact. Resta tanto da fare su difesa della vita e libertà religiosa. Una riflessione di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

Si firmano il 10 e 11 dicembre a Marrakech ed è un fatto importante. I due documenti dell’Onu (Global compact) su migrazioni e rifugiati segnano una prima, importante, assunzione di responsabilità collettiva. Tutti i poteri rimangono nelle mani degli Stati ma si comincia a passare dalle parole ai fatti.  L’Italia non può permettersi di ignorarlo. Da anni chiediamo all’Europa e al mondo di non lasciarci da soli ad affrontare il dramma di chi continua a morire attraversando il Mediterraneo. Che senso ha boicottare il primo accordo internazionale che ci sta venendo in aiuto? Il sospetto è che non si voglia in alcun modo riconoscere che anche i migranti e i rifugiati sono persone come noi, che devono essere trattate con umanità, dignità e rispetto. Chiudergli i porti e le porte in faccia, rigettarli nelle mani dei carcerieri libici, abbandonare chi è già arrivato in Italia è una chiara violazione dei principi fondamentali sanciti, il 10 dicembre 1948, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.

Molti non l’hanno mai letta ma, se non esistesse, oggi saremmo tutti più poveri, deboli e insicuri. La scrissero 50 Governi dopo aver visto due guerre mondiali, l’olocausto, la bomba atomica e cento milioni di morti.  È diventata la bussola della comunità internazionale. Seguendo le sue indicazioni, l’umanità intera ha potuto compiere grandi passi in avanti sulla strada dei diritti umani, della dignità, della libertà e dell’uguaglianza. Dalla Dichiarazione universale è nato il “Diritto internazionale dei diritti umani” costituito da oltre 130 Convenzioni giuridiche internazionali e da una fitta rete di istituzioni impegnate nella difesa e attuazione dei diritti. Molte conquiste sono state possibili anche grazie alla pressione di tantissime organizzazioni della società civile di tutto il mondo e di importanti figure della Chiesa come Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II: dalla decolonizzazione alla fine della guerra fredda (1989) e dell’apartheid (1994), dalla messa al bando delle mine antiuomo (1997) alla nascita della Corte penale internazionale (1998), alla cancellazione del debito estero di molti Paesi del Sud del mondo (2000). 

Ma, dall’attentato alle Torri gemelle (2001), molto è cambiato e alcune delle più importanti conquiste dell’umanità rischiano di essere cancellate: l’universalità dei diritti umani, il diritto alla dignità di tutti, il principio di uguaglianza e di giustizia. Molti nostri diritti fondamentali, dal diritto alla vita o quello al lavoro, dal diritto alla salute alla libertà di espressione o religione attendono ancora di essere realizzati, ma una politica senza bussola non promette nulla di buono. 

 

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